Lunedi 15 maggio 2017

Discreto ottimismo

Discreto ottimismo: questa è stata la prevalente sensazione dei partecipanti alla serata dedicata all’orgoglio leghista, tenutasi alla Fiera di Bergamo la sera di martedì 10 Aprile. Dopo una decina di giorni di massacro mediatico basato sulle continue indiscrezioni provenienti dalle Procure su varie situazioni imbarazzanti con protagonisti la famiglia Bossi e alcuni dirigenti legati al leader della Lega Nord -in primis l’ex tesoriere Belsito e la vicepresidente del Senato Rosi Mauro – si è voluto dare un segnale forte di reazione e di volontà di andare avanti.

In una serata piovosa e in giorno feriale la partecipazione è stata comunque consistente da parte di militanti di tutte le Regioni, molto determinati a chiedere una rapida azione di “pulizia”, cioè di rimozione dal movimento di tutte le persone coinvolte dalle infamanti accuse che, anche se non ancora tradotte in capi d’imputazione, hanno gettato un’ombra sul movimento e ne hanno danneggiato fortemente l’immagine. I militanti desiderano ripristinarne la diversità rispetto a un pantano nel quale i media, secondo loro, vogliono gettarla, senza rispetto per la sostanziale onestà di molti altri leghisti. Le mele marce, in altre parole, non si possono sempre prevenire ma il tam-tam mediatico suscitato dallo scandalo che ha colpito il partito appare gonfiato.

Si è percepito comunque un grande rispetto, soprattutto da parte dei militanti storici, verso la persona di Umberto Bossi, considerato dai più truffato dai parenti e dal suo giro di più stretti collaboratori, i quali sembra abbiano approfittato della situazione di debolezza fisica del leader per trarre vantaggi dalle casse del partito. I più giovani invece puntano a dare nuovo slancio all’azione del partito, che non si vuole far morire a causa di chi viene colpito dalla magistratura. Renzo Bossi e gli altri componenti della famiglia Bossi, Rosi Mauro, l’ex tesoriere Belsito sono ormai percepiti dalla base come traditori: bastava citarli e si rimaneva assordati dai fischi, segno che non si vuole certo attendere i lunghi tempi della giustizia per punire i presunti colpevoli, anche se al momento non sono che indiscrezioni investigative. Ma si sa, ultimamente dalle procure molto trapela all’esterno, con scarsi spazi di difesa per chi ne viene coinvolto.

C’era ansia di sapere ora quali provvedimenti vogliano prendere i vertici per ristabilire, per quanto possibile, il buon nome del movimento, così da limitare i danni in vista delle elezioni amministrative troppo prossime allo scandalo. Il giovedì prima erano arrivate le pesanti dimissioni del segretario federale Bossi, che ha voluto così coprire in parte il movimento dalle critiche. Una volta rimosso il tesoriere Belsito si è dimesso da consigliere regionale lombardo anche il figlio Renzo, detto Trota, sebbene non indagato. Restavano però da decidere le espulsioni di queste persone e la posizione di Rosi Mauro, che lo stesso giorno della manifestazione si è dichiarata indisponibile a dimettersi dal Senato, come gli era stato richiesto dallo stesso Bossi, professandosi innocente. Si volevano certezze per i congressi che devono rinnovare la classe dirigente del partito ma che da anni non si tenevano, contrariamente a quanto previsto dallo statuto.

Su tutto questo si sono avute risposte da Maroni e Bossi, ormai gli unici leader riconosciuti del movimento. A più tratti Maroni è stato inneggiato come e più di Bossi dalla platea, ma permane una parte della militanza che non vuole sentire parlare di un cambio, nonostante lo stesso Bossi abbia ricordato che Maroni non è un traditore. Una dichiarazione forse necessaria per evitare un’aperta contrapposizione con un esponente che ormai è considerato dalla maggior parte del movimento come il più probabile successore alla segreteria federale, sempre che “l’Umberto” lo consenta. Col passare del tempo, nelle manifestazioni, si fanno sempre più forti i cosiddetti “barbari sognanti”; i sostenitori di Maroni, che pure non costituiscono una vera e propria corrente ma, sebbene restino rispettosi del capo storico, sono più propensi a rinnovare la dirigenza con chi si è messo in luce negli enti locali ed è percepito come più valido per far crescere il movimento. I vecchi colonnelli, invece, appaiono più logori come iniziativa politica ed immagine.

L’intervento di Maroni è stato fortemente apprezzato dalla militanza e sottolineato da forti applausi e cori. E’ parso più concreto e più eloquente di Bossi, il quale pure ha dato speranze di un rinnovo dell’azione del partito. Ha parlato delle situazioni più difficili, raccogliendo fischi per Renzo Bossi, Belsito, Mauro. Il giovedì successivo, ha annunciato, verranno deliberate le loro espulsioni dal consiglio federale qualora non arrivassero le dimissioni spontanee. Si auspica che, una volta sostituita la Mauro, si possa dare un nuovo slancio anche al Sindacato Padano, un’organizzazione rimasta evanescente negli anni. Sebbene abbia ricordato che è giusto che chi ha sbagliato paghi, ha pure sottolineato che non si deve giungere ad una caccia alle streghe. Si può fare pulizia subito senza fare sconti a nessuno, ma dopo bisogna partire più forti di prima.

Come proposta per il futuro Bossi afferma che bisogna porre un argine alle scomuniche, ai cerchi magici, e ripartire con tre punti principali: utilizzare meglio i soldi del partito per le sezioni e la militanza, favorire la meritocrazia, fare largo ai giovani anche a livello della dirigenza, mentre chi viola il codice morale della Lega va mandato via subito. I congressi veneto e lombardo si terranno nello stesso giorno, domenica 3 giugno, ed entro luglio dovrà tenersi anche il congresso federale. Un tema assai delicato, rispetto al quale Maroni auspica venga mantenuta l’unità del movimento, dichiarando ancora una volta di essere disposto a votare per Bossi qualora ritenesse di ricandidarsi: ha ammesso di aver comunque ricevuto dalla Lega molto più di quanto avesse mai pensato di ottenere.

C’è rammarico perché queste vicende hanno frenato l’azione politica del movimento nel momento in cui ritiene vi sia maggior pericolo per la Padania, o Nord Italia che dir si voglia, cioè il territorio di riferimento del partito. Nel frattempo, infatti, la crisi economica uccide le imprese e gli imprenditori, il governo lede il tessuto sociale, l’Europa smantella i valori tradizionali dei popoli europei. Per contrasto Maroni ha richiamato i “grandi sindaci” e i militanti che, nonostante i molti tentativi negli anni di dividerla, hanno reso grande la Lega Nord. La Lega infatti, sottolinea Maroni, può contare solo sulle proprie forze, deve mostrarsi unita ma deve procedere presto con la pulizia e ripartire coi congressi, anche quello federale: ci si rende conto che il triumvirato Maroni-Calderoli-Dal Lago non può che essere una soluzione provvisoria, che deve durare il meno possibile.

Maroni ha concluso parlando della necessità di tornare allo spirito del primo congresso della Lega Nord nel 1991, in cui Bossi aveva definito la Lega come “fattore di effettivo rinnovamento e soprattutto come esempio di onestà, di pulizia morale, di chiarezza e di trasparenza”; questo per poter raggiungere l’obiettivo di diventare il primo partito del Nord e di ottenere sempre maggiore autonomia, che altro non sono che le prime tappe di un sogno più forte e più difficile da realizzare, cioè l’indipendenza della Padania.

Più sulla difensiva, come prevedibile, l’intervento di Bossi, che è stato centrato sulle scuse per i danni causati dai figli al movimento, un momento piuttosto commosso e difficile per lui, seguito dalla volontà di ridurre i familismi nel partito. Ha cercato poi di spiegare la nomina di Belsito a tesoriere del partito, in quanto lo aveva proposto il suo predecessore Balocchi e appariva affidabile per la sua esperienza nel consiglio di amministrazione di Fincantieri, oltre che per rapporti dei servizi segreti italiani che non segnalavano nessuna macchia sul suo conto. Per il resto ha accolto le varie proposte di pulizia e di rinnovo della dirigenza, che aspettavano di essere poste all’ordine del giorno da tempo ma che sono state accelerate dalle inchieste giudiziarie, unico risvolto positivo della situazione. La vicenda peraltro è stata definita apertamente come un complotto contro la Lega a poca distanza dalle elezioni amministrative nelle quali ci si attendeva un successo elettorale, con intercettazioni e indagini dal tempismo sospetto. Bossi non ha comunque nascosto nel suo intervento i problemi esistenti, perché i tempi della politica non sono quelli della giustizia e quindi occorre una ripartenza rapida, alludendo con questo alla Pasqua appena celebrata, che nel significato originario voleva dire “passaggio”, un “andare oltre”.

Sappiamo però che non sarà facile. Con questa serata sembra si sia data soddisfazione ai militanti che chiedevano pulizia e, in parte, all’opinione pubblica. Ma si è trattato solo di una tappa in una vicenda che non è affatto terminata, non solo per via dei tempi biblici della giustizia italiana, ma perché i buoni propositi sollevati devono avere la più sollecita concretizzazione: premono le elezioni, ma ancor più le esigenze del Nord per interpretare le quali la Lega è nata.

Enrico Vanzo

Pubblicato il: 12 aprile 2012

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Enrico Vanzo

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