Sabato 8 aprile 2017

Je suis Charlie. Lutto europeo per l’attacco alla libertà di manifestazione del pensiero

Je-suis-Charlie8 GENNAIO – La Francia si sveglia sotto shock dopo l’attentato terroristico costato la vita a 12 membri, tra giornalisti e addetti, del giornale satirico parigino Charlie Hebdo. Ieri due killer –ma secondo il Ministero dell’Interno francese sarebbero 3, di cui uno costituitosi- sono entrati nella sede del settimanale armati fino ai denti, con tanto di kalashnikov, e hanno aperto il fuoco nell’ora in cui esso era più frequentato, durante la riunione redazionale del mercoledì.

I vignettisti morti nell'attacco

I vignettisti morti nell’attacco

Hanno perso la vita, in appena cinque minuti, il direttore Stephan Charbonnier, detto Charb, e i vignettisti più conosciuti di Francia: Tignous, Georges Wolinski, Cabu e Philippe Honoré. Sono stati inoltre nba jerseys sales freddati l’economista Bernard Maris, azionista della testata, e la psicologa Elsa Cayat che curava una rubrica bisettimanale. Le altre vittime sono un ospite invitato a partecipare alla stessa riunione di redazione, due agenti che si occupavano della protezione del direttore, il portiere dello stabile e uno degli agenti di polizia intervenuti sul posto per fermare gli assalitori. Quest’ultimo, ferito in strada, è stato poi ucciso da un colpo sparato dai terroristi poco prima di 2016-12-17 darsi alla fuga. Il tutto è stato documentato da un video girato dai giornalisti superstiti, che si erano nascosti sul tetto dell’edificio.

strage 1I testimoni raccontano che i due hanno fatto ingresso nella testata al grido: «Vendicheremo il Profeta» e «Allah u Akbar» -Allah è grande-. Per la precisione, la prima a subire la violenza dei sicari è stata la vignettista Coco, che racconta: «Ero andata a cercare mia figlia all’asilo. Davanti alla porta del palazzo del giornale, due uomini incappucciati e armati ci hanno brutalmente minacciato. Volevano entrare, salire. Ho aperto la porta con il codice numerico. Hanno sparato su Wolinski, Cabu (…) È durato 5 minuti. Mi ero rifugiata sotto la scrivania. Parlavano perfettamente francese e hanno rivendicato di essere di Al Qaeda». Pare verosimile che gli obiettivi fossero ben prefissati, in quanto gli assassini hanno cercato con precisione le loro vittime, in particolar modo i vignettisti.

strage 2In ogni caso, l’attacco è stato sferrato cheap jerseys wholesale con modalità che destano qualche perplessità. Anzitutto perché i terroristi avevano sbagliato edificio, entrando in uno stabile diverso da quello designato –al numero 6 anziché al numero 10 di rue Nicolas Appert-. Poi perché, nonostante il pronto intervento delle forze armate e i blocchi predisposti a Reims e a Charleville-Mezières, al confine con il Belgio, gli esecutori materiali della strage sono ancora in fuga. In nottata sono stati identificati nei fratelli Said e Cherif, residenti a Gennevilliers poco lontano Parigi.

strage 3L’identificazione è stata possibile grazie a un errore tanto grossolano quanto inspiegabile. Abbandonando la vettura con cui erano fuggiti, una Citroen C3 rubata e poi lasciata alle porte di Pantin, non hanno portato con sé i documenti di identità. Prima di abbandonare la Citroen e dirigersi verso Reims e il Belgio, avrebbero investito anche un pedone. Tutti questi errori sono i segni quasi evidenti di un tentativo di depistaggio che però le autorità francesi finora seguono, all’apparenza, senza indugio.

assalitoriDalle informazioni divulgate alla stampa, i due killer hanno rispettivamente 32 e 34 anni e la scorsa estate si sarebbero recati in Siria per partecipare alla guerra. Di origine algerina, erano già finiti sotto la lente degli investigatori francesi nel 2008, nell’ambito delle indagini sulla diffusione delle cellule jihadiste nel 19esimo arrondissement di Parigi, presso Pantin appunto. Il complice più giovane si chiama invece Amid, ha 18 anni, e si è costituito in nottata. È cognato di Cherif, ma la sua posizione di complice appare assai dubbia: tutti i suoi compagni di classe affermano che la mattina della strage si trovava a scuola.

vignettaUn quarto d’ora prima dell’attacco, quando ancora non si aveva certamente notizia della strage, sulla pagina Twitter di Charlie Hebdo era stata pubblicata una vignetta satirica su Abu Bakr al-Baghdadi, leader dello discount football jerseys Stato islamico. Il tweet porta il messaggio: «Auguri. Anche a te, al-Baghdadi». E quest’ultimo replica: «La salute innanzitutto». Un messaggio che assume un sapore amaro, con il senno di poi. La Francia, e con essa tutta l’Europa, ha subìto un gravissimo attacco alla libertà di manifestazione del pensiero. Un attacco che deve far ripensare in modo radicale la lotta contro Al Qaeda, il tema più generale del contrasto contro ogni forma di terrorismo, le misure di sicurezza e di controllo. Non basta, come afferma il Presidente François Hollande, aver fermato molti altri attacchi nelle scorse settimane. Charlie Hebdo era da anni un bersaglio facile per i terroristi, già destinatario di bombe incendiarie nel novembre del 2011 e di diversi attacchi da parte di hacker filo-terroristici. Ora ci si chiede come mai fosse presidiato da due soli agenti, di cui uno deputato in modo pressoché esclusivo alla sicurezza del direttore Charb. je suisSempre il Capo di Stato, recandosi ieri sul luogo della strage con il Ministro della Cultura e dell’Informazione, ha aggiunto: «Dobbiamo reagire con fermezza, con uno spirito di unità nazionale. Dobbiamo essere compatti, mostrare che siamo un Paese unito. Siamo in un momento difficile: molti attentati erano stati evitati, sapevamo di essere minacciati perché siamo un Paese di libertà». In Francia si è giustamente proclamato il lutto nazionale e la gente ha affollato le piazze con le matite e i cartelli Je suis Charlie, si tratta infatti del peggior attentato dopo quello dell’Oas anti-indipendenza del 18 giugno oakley sunglasses sale 1961, quando una bomba uccise 28 persone sul treno Strasburgo-Parigi a Vitry-Le-François, in piena guerra di Algeria.

La redazione di Charlie Hebdo con le vittime dell'attacco

La redazione di Charlie Hebdo con ray ban sunglasses sale le vittime della strage

Finché la Francia piange i suoi morti, la sua dignità ferita, ogni cittadino europeo si chiede se davvero la situazione possa dirsi sotto controllo o se vi saranno presto nuovi attacchi, e dove.

 

 

Silvia Dal Maso

 

 

 

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