Lunedi 10 luglio 2017

Mivar… televisori da dimenticare

21 DICEMBRE – Qualche mese fa un mio caro amico ha comprato un nuovo televisore. Aveva chiesto anche a me di aiutarlo nella scelta che poi è ricaduta, forse anche su mio consiglio, su una buona marca di televisori che anche io conosco. Mentre cercavo un televisore che potesse soddisfare anche alle mie esigenze, dispongo di un televisore ormai fuori mercato anche se ha 4 anni,  ho riflettuto e mi sono ricordato che, prima di questi nuovi televisori ultramoderni, avevo un piccolo e solido televisore targato MIVAR. Ricordandomi delle sue ottime prestazioni, lo mandai ingiustamente in pensione nonostante ancora funzionante dopo 16 anni di servizio, ho iniziato a cercarlo in vari negozi. Nulla, assolutamente nulla; nessuno sapeva più cosa era e anzi spesso mi guardavano come se li prendessi in giro. Mi rivolgo allora su internet e lì trovo che:

  • la MIVAR esiste ancora
  • la MIVAR è l’unica azienda di televisori in Europa
  • la MIVAR è una di quelle poche aziende che producono i loro televisori in Italia ad Abbiategrasso e non in Oriente
  • la MIVAR produce televisori dell’ultima tecnologia
Dopo aver trovato tutte queste informazioni, ho anche trovato articoli di giornale nei quali veniva spiegato che ormai questa azienda, florida negli anni ’70 e ’80 ( aveva il 20% del mercato nazionale), oggi riversa in condizioni disastrose, producendo 150 televisori al giorno (numero disastroso rispetto al passato). L’azienda sopravvive ormai con un bassissimo numero di lavoratori e ogni televisore prodotto genera un negativo maggiore ai 100 euro. Questa azienda esiste grazie alla volontà di Carlo Vichi, fondatore e patron della MIVAR, che fattura una perdita di un milione di euro all’anno. Sentito da vari giornalisti, il patron ha risposto “Adesso do ciò che ho avuto nel passato”. Ci troviamo di fronte a una grandissima figura di imprenditore, questi preferisce spendere i propri risparmi per mandare avanti la propria impresa dando quindi posti di lavoro a cittadini italiani. Gli altri imprenditori pensano solo al loro profitto, vendendo le aziende per ricavarci un lauto guadagno (vedi olivetti e omnitel italia) o in caso di utili negativi preferiscono cassaintegrare i propri lavoratori. Nessun aiuto del resto arriva dai rivenditori, i quali sono troppo impegnati a sfruttare i loro dipendenti con contratti assurdi e non fornendo a loro alcuna competenza nel settore che ricoprirebbero nel negozio ( se notate andate a vedere in una famosa catena di negozi dell’elettronica da poco in Italia e chiedete informazioni su un prodotto, non daranno mai risposte esaustive). Si è generato una politica economica basata solo sull’immediato profitto che, probabilmente, neanche il nuovo governo riuscirà a bloccare. Il risultato è dannoso perchè si crea a lungo andare una catena distruttiva per il nostro paese e per il lavoro in Italia. Infatti:
  • se nel momento in cui si acquista un televisore ultramoderno si guarda al risparmio e alla tecnologia che offre, dobbiamo anche ricordarci che:
      • tale televisore nel giro di due anni sarà ormai obsoleto, inoltre spesso il cliente si trova poco soddisfatto del prodotto comprato;
      • tale televisore per essere competitivo nei prezzi viene prodotto da Stati che utilizzano salari da fame o prevedono anche lo sfruttamento della gente.
  • Sempre in quel momento si crea un  danno all’economia italiana poiché:
      • fabbriche come la MIVAR producono meno televisori e quindi non possono creare nuovi posti di lavoro;
      • non si aprono nuove fabbriche di componentistiche elettroniche;
      • la ricerca in nuove tecnologie non vi può essere poiché mancano i soldi che si troverebbero con la vendita di apparecchiature elettroniche.
  • Infine vi è un danno per le nuove generazioni poiché:
      • non vi è lavoro per ingegneri elettronici e laureati nei settori tecnologici in generale al fine di costruire e sviluppare componentistiche elettroniche;
      • non vi è lavoro per i laureati in economia che svolgerebbero in tali aziende lavori di gestione;
      • non vi è lavoro per i laureati di giurisprudenza che potrebbero svolgere lavori  legali presso tali aziende.
Riporto poi qui sotto un video che racconta la tragica situazione di questa azienda.http://www.youtube.com/watch?v=WNXCk_i3NhI
Michele Altavilla
Pubblicato il: 23 dicembre 2011

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L'autore
Michele Soliani Michele Soliani

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