Martedi 12 settembre 2017

Gioielli ed etica assieme? Si può, almeno secondo il progetto di Chopard che vuole garantire smeraldi estratti nel rispetto di luoghi e popolazioni

Gioielli ed etica assieme? Si può, almeno secondo il progetto di Chopard che vuole garantire smeraldi estratti nel rispetto di luoghi e popolazioni

L’estrazione ha un costo maggiore dello standard, ben il 10% in più. Ma con la garanzia di procedure etiche e rispettose delle comunità, con la maggior parte delle royalties trattenute dai paesi di origine

Tra le numerose testimonial, spiccano le modelle Bianca Balti e Gemma Arterton, sul red carpet di Venezia con gli smeraldi etici. Il progetto Chopard vuole puntare sul far conoscere la storia dietro ogni oggetto, nel caso in particolare di gioielli e smeraldi. Ritenendo che perseguire uno sviluppo sostenibile sia un obiettivo non più rinviabile.

In proposito Caroline Scheufele, co-presidente oltre che direttore artistico di Chopard, sottolinea espressamente che si punta ad «una nuova sensibilità segna la svolta epocale che cambia i nostri consumi. Non ci si accontenta più di un oggetto seppur speciale, si vuole conoscere la storia che c’è dietro. Si tratti di un abito o di un gioiello» e ciò – continua – precisando al Corriere che «lo sviluppo sostenibile è una trasformazione inarrestabile. Con l’obiettivo di avere, entro cinque anni, la produzione di alta gioielleria ricavata da miniere controllate». Un esempio? «In Zambia – spiega – insieme con Gemfields, azienda che applica politiche di trasparenza e integrazione con l’economia locale sui territori dove opera, abbiamo avviato un programma di sviluppo che agisce attraverso alleanze industriali e il supporto le comunità locali, dall’invio di esperti dall’Università londinese che insegnano ai contadini la coltivazioni di ortaggi sui terreni dei villaggi nati attorno alle miniere, alla costruzione di un asilo, un liceo per oltre 800 studenti e una struttura per le partorienti».

Una vera e propria svolta green. Il tutto nato dal suo incontro nel 2013 con la moglie di Colin Firth, Livia Giuggioli, fondatrice di Eco-Age, studio di consulenza per la promozione di progetti sostenibili e la diffusione di energie alternative: «Nello stesso anno sono nati i primi gioielli da red carpet realizzati con oro estratto da miniere controllate e con diamanti certificati RJC, Responsible Jewellery Council – continua Scheufele – con Marion Cotillard che è la prima a indossarli a Cannes, seguita da Cate Blanchett, Karlie Kloss e Julianne Moore».

Cui è seguita la Green Carpet realizzata con gli smeraldi etici, frutto di un accordo della maison svizzera con Gemfields, leader mondiale per la fornitura di pietre colorate eco-sostenibili, tra cui gioielli straordinari: come il meraviglioso collier sfoggiato sul tappeto rosso della 73a mostra del Cinema da Bianca Balti, ossia uno smeraldo taglio pera di 22 carati decorato con un pavé di diamanti (taglio pera pari a 60 carati), completato da 11 carati di brillanti.

Con l’avvertenza, tuttavia, che la strada è ancora lunga: «I preziosi etici sono ancora una minima percentuale – conclude Scheufele – Troppo poche le miniere controllate. Bisogna lavorare in accordo con i governi e le popolazioni dei paesi dove si trovano le gemme. Si tratta di un progetto a lungo termine, ma l’alternativa è la catastrofe».

Pubblicato il: 5 ottobre 2016

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L'autore
Marco Panato

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