Venerdi 26 gennaio 2018

Il Nobel “rosa” della letteratura italiana: omaggio a Grazia Deledda

Il Nobel “rosa” della letteratura italiana

Omaggio a Grazia Deledda

 

“Sono nata in Sardegna. La mia famiglia, composta di gente savia ma anche di violenti e di artisti primitivi, aveva autorità e aveva anche biblioteca…

 Il filosofo ammonisce: se tuo figlio scrive versi, correggilo e mandalo per la strada dei monti; se lo trovi nella poesia la seconda volta, puniscilo ancora; se va per la terza volta, lascialo in pace perché è poeta… 

Ho avuto tutte le cose che una donna può chiedere al suo destino, ma grande sopra ogni fortuna la fede nella vita e in Dio…”

 

Parole con un significato molto particolare, se non altro perché sono state pronunciate ed incise circa 91 anni fa, dall’unica donna italiana ad aver vinto il nobel per la letteratura: Grazia Deledda. Era il 10 Dicembre del 1926, quando Grazia Deledda donna di origini sarde, ritirava il prestigioso riconoscimento in quel di Stoccolma, davanti ai reali di Svezia. E’ stata la prima e finora unica donna italiana a vincere il Nobel per la letteratura, prima di lei era toccato ad illustri colleghi come Carducci e Montale e Pirandello.

 

Chi era Grazia Deledda?

Grazia Deledda era una donna di origini sarde, cosa che a livello di critica letteraria, negli anni non l’ha favorita molto.

Nata a Nuoro il 28 Settembre del 1871, in una famiglia benestante, quinta di sette tra fratelli e sorelle, Grazia ebbe da subito la possibilità di studiare, frequentò la scuola elementare fino alla quarta classe. Poi come era in uso fare per le donne dell’epoca, proseguì gli studi superiori con un insegnante privato ospite di alcuni parenti.

Era una donna mite ma ebbe una giovinezza segnata da diversi dispiaceri familiari. Il fratello maggiore abbandonò gli studi e divento un alcolizzato, il minore fu arrestato per piccoli furti.

A questi dolori si unì quello per la morte del padre a causa di un infarto, quando la scrittrice aveva solo 21 anni. Questa perdita portò la famiglia Deledda ad affrontare non poche difficoltà economiche. Come se non bastasse quattro anni dopo, morì anche una sorella.

 

Le prime opere

Nonostante le varie tragedie familiari, Grazia Deledda trovò rifugio sin dall’età di 15 anni nella scrittura. Nel 1886 su un giornale di Nuoro, pubblicò la sua prima novella e di seguito iniziò diverse collaborazioni con riviste e giornali locali e romani, accrescendo passo dopo passo la sua fama.

Scriveva soprattutto di passioni e posti della sua amata terra, raccontava di se e del suo popolo e diceva: “Io non sogno la gloria per un sentimento di vanità e di egoismo, ma perché amo intensamente il mio paese, e sogno di poter un giorno irradiare con un mite raggio le fosche ombre dei nostri boschi, di poter un giorno narrare, intesa, la vita e le passioni del mio popolo, così diverso dagli altri così vilipeso e dimenticato e perciò più misero nella sua fiera e primitiva ignoranza.”.

 

L’ascesa fino al Nobel

Nonostante l’amore incondizionato per la sua Sardegna, Grazia Deledda nell’ottobre del 1899 si trasferì a Roma dove si sposò con Palmiro Madesani un funzionario del Ministero delle Finanze, incontrato a Cagliari solo due mesi prima. I due ebbero due figli, e quando l’ascesa di Grazia Deledda come scrittrice raggiunse e superò i confini nazionali, Palmiro lasciò il lavoro da funzionario e divenne il suo agente.

Nel 1926 la seguente motivazione la proclama e consacra la prima scrittrice donna italiana (tuttora unica) vincitrice del premio Nobel per la letteratura. Dieci anni dopo nel 1936 un tumore al seno la conduce alla morte.

 

Le influenze letterarie, i temi cari a Grazia Deledda

Grazia Deledda è stata per un certo periodo annoverata tra gli scrittori del verismo. Lo Stesso Giovanni Verga padre della corrente letteraria verista, ne aveva apprezzato il talento. Questo per la sua capacità di narrare della sua gente in maniera intima e vera.

Secondo altri critici le opere della Deledda si rifanno invece al periodo del Decadentismo, in quanto i personaggi dei suoi racconti, riescono a fare un ritratto della crisi che si vive in Italia verso la fine del 1800, una crisi esistenziale che coinvolge tutti i settori e le persone, nonostante si viva un periodo fatto di nuove scoperte. I temi più cari: in primis, la sua amata Sardegna, protagonista delle sue opere; Il destino, egregiamente espresso nella sua opera “Canne al Vento”; L’eterna lotta tra il bene ed il male; La colpa ed il peccato; I personaggi, particolarmente caratterizzati da un vissuto tragico, da un continuo essere messi alla prova; La religione, per Deledda l’essere umano può scegliere se rimanere nel peccato e nella colpa oppure affidarsi a Dio.

Pubblicato il: 20 marzo 2016

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L'autore Parole chiave
Marco Panato

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