Martedi 12 settembre 2017

Parigi: parte il processo a “Spiderman” Vjeran Tomic, ma è ancora mistero sulle opere rubate

Parigi: parte il processo a “Spiderman” Vjeran Tomic, ma è ancora mistero sulle opere rubate

Nel 2010 il furto al Museo d’Arte moderna di Parigi, ancora non si trovano i capolavori rubati: l’orologiaio Birn sostiene di averli distrutti, ma sembra un pretesto per coprire gli acquirenti

Inizia il processo a Vjeran Tomic, francese di origine croata, noto anche con gli pseudonimi di “Spiderman” e “Joe”, oltre che ‘famoso’ esponente della criminalità parigina, specializzato negli appartamenti di lusso, per il furto compiuto al Museo d’Arte moderna di Parigi.

Numerose le opere rubate quella notte del 2010, da l’«Albero di ulivo vicino all’Estaque» di Georges Braque, a «Il piccione a pois» di Pablo Picasso, a «La pastorale» di Henri Matisse, la «Donna con ventaglio» di Amedeo Modigliani e «Natura morta con candeliere» di Fernand Léger, quest’ultimo espressamente comissionatogli dall’antiquario Jean-Michel Corvez.

Con un complice d’eccezione, l’allarme disattivato da marzo dai guardiani perché – probabilmente per un guasto – entrava in funzione troppo spesso, anche per un colpo di vento. Un inedito anche per un esperto come Vjeran Tomic, già noto alle cronache giudiziarie per 14 precedenti per furto d’opere d’arte. E che aveva programmato il colpo in maniera certosina: non solo si era allenato due ore al giorno per scalare i palazzi e con l’uso di attrezzi quali arpioni e ventose, ma aveva pianificato ogni dettaglio, arrivando ad allentare le viti della finestra esterna del museo con l’acido nelle notti precedenti per ottimizzare i tempi. E calcolando i secondo necessari per smontare la finestra, entrare, prendere il quadro commissionato e fuggire.

Nelle notte precedenti aveva allentato le viti della finestra con l’acido, in modo che opponessero minore resistenza la notte del colpo. Rimase stupefatto quando si accorse che l’allarme non entrava in funzione. Ma, con l’allarme non funzionante, ne ha immediatamente approfittato ed in poco si è appropriato delle tele. Ora rischia fino a 20 anni.

Sotto processo assieme a lui, oltre all’antiquario, anche l’orologiaio Yonathan Brin, nel cui atelier dovevano essere custodite le opere rubate, e che ha dichiarato in lacrime di essere impazzito ed aver gettato nella spazzatura tutte le tele. Versione cui gli inquirenti non danno molto credito, ritenendo più probabile che i quadri siano stati venduti nei mercati clandestini. Valore stimato: oltre 90 milioni di euro.

Pubblicato il: 2 febbraio 2017

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L'autore
Marco Panato

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