Domenica 20 agosto 2017

Se fia che qualche Acheo, lagrimosa ti tragga in servitude

25 NOVEMBRE – Ettore si avvicina ad Andromaca per l’ultimo saluto. Lei tiene in braccio Astianatte e guarda con gli occhi bagnati dalle lacrime lo sposo che le verrà tolto, per sempre: “ Cosa mi resta se non il pianto amaro? Abbi pietà e non volere che la tua donna sia vedova e tuo figlio orfano”. “ Se come un vile guerriero- risponde Ettore-, mi tengo in disparte, temo il disprezzo dei troiani e delle loro nobili donne. Ma verrà un giorno, ahimè, in cui Ilio cadrà. E tu, dolce consorte, per la crudeltà del fato, verrai resa schiava da un qualche Acheo”.

C’è un vincolo di necessità in Omero che lega le vicende da lui narrate. Le donne, sebbene abbiano anche loro un’identità eroica, vivono la tragicità della guerra nella consapevolezza di cadere schiave in mano nemica. Così accade a Briseide a Criseide e ad Andromaca, che verrà rapita da Neottolemo. Sono un bottino, una preda conquistata e questo è il fio che pagano. La stessa Cassandra morirà nella terra di Agamennone.

Questo è uno dei tanti esempi che riporta il mito greco riguardo alla donna come vittima di violenza. Ed è lo specchio di quello che ad Atene avveniva anche a livello legislativo: lo stupro di una donna priva della protezione del padre o del marito non era considerato reato.

Inoltre pagine e pagine di manuali, oggi, descrivono la condizione femminile della dotta Atene come una fra le più sottoposte alla podestà maschile. Ma non è un problema come molti pensano di semplice identificazione della donna nella figura di madre, che per gli antichi non era soltanto un fattore biologico, bensì era legato all’ archè, al principio di ogni cosa.

Gaia o madre Terra, nella teogonia di Esiodo, è quell’entità primitiva dal cui ventre si origina il mondo e si passa dal caos al cosmos.

La reale conquista femminile occidentale sta nel fatto che alla donna è stata riconosciuta e valutata una capacità eccezionale di contribuire attivamente alla vita sociale, essendo portatrice di una sensibilità e intelligenza, che in anni passati non si è mai pensato di valorizzare. È insomma un esempio di tenacia e forza morale.
Si passa alla figura di Penelope, altera e inespugnabile, insensibile alle richieste dei proci.

Il problema però oggi è che come si fanno passi avanti, allo stesso tempo si tende a tornare alla condizione omerica di donna-oggetto e preda, se non che al posto di Achille c’è l’uomo frustrato e psicologicamente condizionato dalla figura mediatica e pornografica della donna seducente e consenziente. E questo nell’immaginario collettivo crea un forte squilibrio nel legame affettivo fra i due sessi.

Moravia ne “Gli indifferenti” tratta proprio di questo rapporto malato tra Carla e Leo, amico di famiglia non che amante da anni della madre della ragazza. Il tema proposto mette in primo piano la brutalità psicologica dei personaggi, che nel loro taedium vitae non esitano ad accettare qualsiasi compromesso.
Carla è una donna vuota, una donna- oggetto che pur di cambiare vita accetta l’amplesso e addirittura la proposta di matrimonio di Leo. E come lei tante oggi pur di “mutar stato” o di raggiungere un’ambizione si trovano volenti o nolenti ad accettare proposte di questo tipo.

Il rischio è che la prospettiva di emancipazione femminile sia un sogno ancora lontano se la forza d’animo di Penelope non prende il posto dell’eroica tragicità di Andromeda e della rassegnata sottomissione di Carla.

Linda Tonarini

Pubblicato il: 25 novembre 2011

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