Lunedi 23 gennaio 2017

Sul palcoscenico da protagonista: Mario Ortiz è St. Jimmy in Green Day’s American Idiot

Mario Ortiz (foto di Giovanna Marino)

Mario Ortiz (foto di Giovanna Marino)

Mario Ortiz è un attore di talento che vestirà i panni del controverso protagonista St. Jimmy nell’atteso musical Green Day’s American Idiot, al suo debutto il 21 e 22 gennaio prossimi al Teatro Coccia di Novara. Abbiamo chiesto a Mario di descriverci i caratteri più singolari del suo personaggio e di raccontare come la recitazione influisce sulla sua vita quotidiana.

1.Ti riconosci nel personaggio che interpreti in American Idiot? Cosa pensi che possa trasmettere questo personaggio al pubblico?

St. Jimmy è un personaggio complesso e folle, la stessa follia che, purtroppo o per fortuna, mi contraddistingue. Lui però è anche uno spietato spacciatore e per studiare il suo lato cinico e manipolatore sono andato a ricercare nella realtà di alcuni amici e conoscenti che sono cresciuti in quartieri belli ma particolarmente duri di Bari. Non è stato semplice perché lo studio sul personaggio ha quasi mandato in crisi la mia “parte buona” che è sempre stata la prima a comandare. Il percorso su St. Jimmy va a toccare davvero tutte le parti più intime, buie e ambigue del mio essere interprete. Spero di arrivare a trasmettere tutta la determinazione delle nuove generazioni che lottano per cambiare le cose che non funzionano.

2. Descrivici come trascorre la giornata-tipo di un attore sul palco

Un attore deve essere molto disciplinato: ha orari da rispettare, riscaldamenti per preparare il fisico e la voce, ore di studio e di lavoro per allestire il miglior spettacolo possible.

3. Che importanza gioca il rapporto con i colleghi al fine della buona riuscita di un progetto? Com’è andata, nello specifico, in questi mesi di preparazione al musical?

Con i colleghi è subito scattata una forte chimica: un po’ perché sono tutti miei coetanei e tutti professionisti. A questo si aggiunge che la voglia di fare rock insieme ci ha unito anche al di fuori delle prove in teatro e spesso ci ritroviamo in piazza per fare musica insieme fino a notte fonda. Una bella alchimia all’interno della compagnia è una carta importante per quel “salto di qualità” che può trasformare uno spettacolo da bello ad emozionante.

4. Quale aspetto della tua professione è, a tuo avviso, il più difficile da sostenere?

L’aspetto psicologico, che in realtà è anche il più bello. Ad ogni replica ci si mette in gioco, donandosi completamente al pubblico e prima di salire sul palcoscenico la testa rimbalza e il cuore batte a mille. Ora mi succede anche mentre studio e sono in prova soprattutto perché questo è il mio debutto nel mondo professionale.

5. Pensi ci sia futuro in Italia per chi vuole intraprendere una carriera nel mondo dello spettacolo?

Penso di sì, che l’Italia sia pronta ad investire in un mercato che all’estero funziona bene e che quindi saranno maggiori le possibilità di lavoro per gli interpreti. Nel mio caso, solo pochi mesi fa non avrei mai creduto di far parte di uno spettacolo straordinario come “Green Day’s American Idiot” e di vedere il mio volto sui manifesti. Io sono un ragazzo di ventun anni che ha studiato per diventare un professionista nel teatro che amo e tutto quello che mi sta accadendo è straordinario. Sono convinto che se una persona è fortemente motivata possa raggiungere i suoi obiettivi. Naturalmente ci vogliono la determinazione, il cuore, tanto sudore e un sano spirito di autocritica. Puntare in alto è importante perché la volontà ti permette di non sentire il peso del sacrifico. Viviamo in un periodo storico che ci offre tante possibilità: bisogna solo “unire i puntini” dei nostri desideri e trovare la strada giusta da percorrere.

 

Silvia Lombardi

 

 

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