Domenica 3 dicembre 2017

Venezia, ultimo fine settimana per “Treasures from the Wreck of the Unbelievable”

Venezia, ultimo fine settimana per “Treasures from the Wreck of the Unbelievable”

Termina la mostra di Damien Hirst, splendida “follia”

Una mostra dal tono grandioso, caratterizzata da lusso e provocazione, che faranno ricordare l’esperienza ad ogni visitatore. Due le location veneziane (tra le più esclusive) affidate all’artista: Palazzo Grassi e Punta della Dogana per la prima del nuovo progetto dell’artista.

Trattasi della prima grande personale dedicata a Damien Hirst in Italia, dopo la retrospettiva presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli del 2004 (“The Agony and the Ecstasy”), ed è curata da Elena Geuna, già curatrice delle monografiche di Rudolf Stingel (2013) e Sigmar Polke (2016) presentate a Palazzo Grassi.

“Ciò che colpisce – così il commento della Curatrice della mostra, Elena Geuna – oggi come ieri, ammirando queste magnifiche opere è la bellezza senza tempo dell’arte, la sua capacità di generare novità, di sollevare domande, di formare associazioni. Qui si manifesta in un finale impensato: un’incredibile collezione dell’antichità esposta negli spazi di uno dei più importanti musei contemporanei. La magnificenza delle sculture, la preziosità dei materiali e l’altissima qualità tecnica con cui sono state realizzate sono la testimonianza dell’ossessione del collezionista, del suo stravagante gusto estetico, della sua passione per un’idea di Bello che raramente è univoca e compatta, ma sfaccettata in una costellazione di stratificazioni e definizioni”.

L’ultimo weekend: questo è l’ultimo fine settimana utile per visitare la mostra, domenica 3 dicembre infatti è prevista la chiusura dell’evento.

L’Artista

Damien Hirst nasce nel 1965 a Bristol. Dal 1986 al 1989 studia belle arti al Goldsmith College di Londra, dove lavora all’organizzazione e alla curatela di “Freeze”, una mostra collettiva nota per essere stata il trampolino di lancio non solo per Hirst stesso, ma per un’intera generazione di giovani artisti britannici (gli Young British Artists, tra cui Tracey Emin e Sarah Lucas).

Dalla fine degli anni ‘80, Damien Hirst realizza una vasta serie di installazioni, sculture, dipinti e disegni con il fine di esplorare le complesse relazioni tra arte, bellezza, religione, scienza, vita e morte. Con i suoi lavori – tra cui l’iconico squalo in formaldeide The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living (1991) e For the Love of God (2007), calco in platino di un teschio tempestato di 8.601 purissimi diamanti – Damien Hirst sfida le certezze del mondo contemporaneo, esaminando tutte le incertezze insite nella natura dell’uomo.

Dal 1987 sono state organizzate in tutto il mondo oltre 90 mostre personali sull’artista, oltre alla partecipazione a più di 300 mostre collettive. Nel 2012 la Tate Modern di Londra, in contemporanea con le Olimpiadi Culturali, ha presentato una grande retrospettiva sul lavoro dell’artista. Sono state organizzate mostre personali di Damien Hirst anche al Qatar Museums Authority, ALRIWAQ Doha (2013-2014), a Palazzo Vecchio, Firenze (2010), all’Oceanographic Museum, Monaco (2010), al Rijksmuseum, Amsterdam (2008), all’Astrup Fearnley Museet fur Moderne Kunst, Oslo (2005) e al Museo Archeologico Nazionale, Napoli (2004). Nel 1995 Damien Hirst vince il Turner Prize.

 

La “Storia”

‘Treasures from the Wreck of the Unbelievable’ è un progetto complesso e ambizioso, la cui realizzazione si è protratta lungo diversi anni. Eccezionale nelle dimensioni e nei propositi, la mostra racconta la storia dell’antico naufragio della grande nave ‘Unbelievable’ (Apistos il nome originale in greco antico) e ne espone il prezioso carico riscoperto: l’imponente collezione appartenuta al liberto Aulus Calidius Amotan, conosciuto come Cif Amotan II, destinata a un leggendario tempio dedicato al Dio Sole in oriente.

C’era una volta un ricchissimo collezionista, Cif Amotan II, un liberto originario di Antiochia, vissuto tra la metà del I e l’inizio del II secolo d.C. Si tramanda che questa figura leggendaria fosse molto nota ai suoi tempi per le immense fortune e che l’eco della sua storia sia risuonata infinite volte nel corso dei secoli. Dicono, infatti, che, appena acquistata la libertà, Amotan abbia iniziato a raccogliere sculture, gioielli, monete e manufatti provenienti da ogni parte del mondo, dando vita a una sterminata collezione. I cronisti del tempo narrano che gran parte di questo straordinario tesoro fosse stata caricata su un enorme vascello, l’Apistos (Incredibile). La nave, le cui dimensioni nessuna imbarcazione aveva mai raggiunto prima, era diretta ad Asit Mayor, luogo nei cui pressi Amotan aveva fatto costruire un tempio dedicato al Sole. Per cause a noi sconosciute – il peso eccessivo del carico, le avverse condizioni del mare (la zona era, ed è tuttora, soggetta a forti venti) o, forse, l’esplicita volontà degli dei – la nave si inabissò insieme al suo preziosissimo carico. Con il trascorrere dei secoli, la storia di questo drammatico naufragio si è sempre più arricchita di particolari: fatti realmente accaduti sono stati inseriti in nuove narrazioni, dando vita a una miriade di racconti paralleli, spesso diffusi solo oralmente, e rendendo sempre più difficile distinguere gli elementi autentici da quelli fantastici. Si narra persino che durante il periodo rinascimentale, con l’intento di dare forma visiva a ciò che si poteva solo pensare per immagini, alcune delle sculture che si supponeva facessero parte della collezione siano state, per ignote vie, fonte di ispirazione per disegni, studi preparatori e opere di alcuni artisti dell’epoca. Nel corso del 2008, questo leggendario tesoro, rimasto sommerso nell’oceano Indiano per quasi duemila anni, è stato scoperto al largo della costa orientale dell’Africa e lentamente riportato alla luce. Grazie a una lunga e complessa campagna di recupero subacqueo, sono emersi dal fondo marino numerosi manufatti di materiali diversi e moltissime sculture. Il mare ha restituito le ricchezze perdute, testimoni silenziose di un mondo lontano, lasciando però una precisa traccia di sé: una nuova veste appare sulla superficie dei reperti una volta affiorati dalle acque, uno spettacolo di colori e forme per la presenza di coralli, gorgonie, spugne, cresciuti nel corso dei secoli. Il corallo, nato secondo il mito dalla caduta in mare di alcune gocce di sangue della testa di Medusa, stillate dalla bisaccia di Perseo, si pietrifica a contatto con l’aria , rimanendo così saldamente attaccato alle opere. I successivi interventi di pulitura hanno riguardato soltanto una parte degli oggetti recuperati, da cui sono stati rimossi i segni del mondo sottomarino. In alcuni casi, si sono potute realizzare persino delle copie fedeli dell’originale. Per una parte delle opere, invece, si è deciso di mantenere inalterate le condizioni in cui versavano al momento del loro ritrovamento, per offrire a tutti l’opportunità di sperimentare i diversi modi in cui la nostra visione si modifica a seguito dell’intervento della natura sui manufatti.

Pubblicato il: 30 novembre 2017

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L'autore Parole chiave
Marco Panato

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