Domenica 2 aprile 2017

Maltrattamenti in famiglia: per la Cassazione la violenza del padre contro la madre è reato anche verso i figli

25 NOVEMBRE – Il delitto di maltrattamenti in famiglia si realizza in una serie di atti lesivi dell’integrità fisica o morale, della libertà o del decoro delle persone della famiglia, in modo tale da rendere dolorose e mortificanti le relazioni tra il soggetto attivo e le vittime. Tale reato presuppone l’abitualità della condotta, vale a dire la ripetizione di atti, delittuosi o meno, che determinano sofferenze fisiche o morali. Le azioni del maltrattante non devono necessariamente essere animate dallo scopo di maltrattare la vittima, bensì sono sufficienti, per le configurabilità del reato, la coscienza e la volontà di sottoporre la vittima a dolori fisici o psichici in modo continuativo.

La Cassazione, con sentenza n. 41142 del 2011, ha affermato che il convivente che usa violenza verso la compagna, davanti al figlio della stessa, si rende colpevole del reato di maltrattamento non solo verso la vittima, ma anche verso il figlio.  Nel caso di specie, infatti, il figlio della convivente non era stato oggetto diretto delle condotte maltrattanti, ma aveva assistito ai maltrattamenti nei confronti della madre, manifestando evidenti preoccupazioni per l’incolumità della stessa.  La Corte ha sostenuto che il reato di maltrattamenti possa essere attuato anche mediante condotte omissive, individuate nell’astenersi da parte del responsabile dell’educazione e dell’assistenza al minore, dall’impedire gli effetti illegittimi di una propria condotta, diretta verso altri soggetti.

Il minore, assistendo ad atti di violenza verso la madre, svilupperebbe una frustrazione derivante dall’impossibilità di proteggere la madre dalle violenze, pregiudicando in tal modo la sua evoluzione psichica.  Per tali ragioni la Corte ha respinto il ricorso del convivente, confermando la responsabilità dello stesso, in ordine ai reati di maltrattamenti in famiglia, in danno sia della madre che del figlio della stessa.

Dott.ssa Barbara Beozzo

Laurea in Giurisprudenza, presso l’Università di Trento

Specializzata in diritto di famiglia e minorile

Master in Situazioni di Affido e Adozione, presso l’Istituto di Pedagogia Familiare di Roma

Tutore legale di minori

Pubblicato il: 25 novembre 2011

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L'autore
Barbara Beozzo

  • Stefania

    Almeno la magistratura è sensibile e tutela i bambini, peccato che non lo faccia anche il governo sostenendo meglio la famiglia come ad esempio in altri paesi d’Europa con assegni di maternità più consistenti.

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