Domenica 21 maggio 2017

Emirati Arabi Uniti: paradiso indiscusso? Pregi e difetti della vita emiratina.

11 AGOSTO – La vita negli Emirati è forse la migliore che una persona possa augurarsi, clima magnifico per nove mesi l’anno, trasporti super economici per via del basso prezzo della benzina (qui è possibile fare il pieno alla propria auto con 15 euro), shopping stratosferico nelle boutique di Dubai, al punto che vi sono dei veri e propri viaggi organizzati, anche dall’Italia, della durata di due giorni, diretti a Dubai, per non perdere le grandi offerte, perchè qui, negli Emirati, l’Iva non si paga ed è tutto Tax Free. Per esempio, una stecca di sigarette si paga al massimo 15 euro.

Gli Emirati offrono una vasta gamma di opzioni per i propri abitanti, spiagge per gli amanti del mare, ma anche isole, raggiungibili solamente con apposite barche, dotate di ogni confort, centri commerciali immensi dove si trova qualsiasi cosa, forniti di un intero piano dedicato ai ristoranti delle principali, e non solo, cucine mondiali, piste di pattinaggio sul ghiaccio e piste da scii, con la relativa seggiovia, per gli amanti della neve.

Sono un paese cosmopolita, gli Emirati Arabi. Dovunque si volge lo sguardo è possibile trovare persone di una qualsiasi nazionalità, indiani e pakistani, a seguire filippini, thailandesi, ovviamente americani, ma anche tedeschi, spagnoli, inglesi, chiaramente italiani. Nelle notti degli europei i locali si riempivano e si poteva individuare anche una determinata comunità croata. Ma ci sono anche tantissimi arabi, per lo più sirani ed egiziani.

Ma allo stesso tempo è un paese diviso in vere e proprie classi sociali che alcuni tendono addirittura a chiamare caste, anche se il termine non è completamente appropriato. Mi è stato spiegato in grandi linee la struttura di questa piramide immaginaria che trova alla sua base alcuni asiatici, principalmente donne, (filippine, thailandesi) le quali si dedicano principalmente a servizi come le pulizie o babysitter; poco più sopra gli indo-pakistani e i bangladeshi i quali trovano principalmente sistemazione nei site nel deserto, come operai manuali nelle imprese di oil and gas, e poco più sopra alcuni asiatici tra i quali troviamo sempre indo-pakistani ma anche bangladeshi, filippini e afghani i quali trovano occupazione come tassisti.

Poco prima della vetta troviamo gli occidentali, sparsi in vari tasselli della piramide, a cominciare dagli italiani, gli spagnoli, i francesi e i tedeschi i quali trovano sistemazione nelle imprese occidentali principalmente di proprietà di uno dei paesi d’origine anche se non sempre; sopra, nei piani “alti”, troviamo americani, canadesi e britannici i quali sono trattati nel migliore dei modi in questo paese.

Mentre sulla punta della piramide, ovviamente, stanno i locali, e cioè i nativi emiratini ai quali tutto è lecito e concesso, sempre legalmente parlando.

Ovviamente ci sono varie eccezioni alla piramide appena illustrata, per questo non si può parlare di una casta, ma le eccezioni sono fortemente limitate. Sarebbe proprio una sfida provare a trovare un tassista americano o canadese e un bangladeshi dietro lo sportello di una banca.

La divisone sociale si riflette anche nel mercato dell’immobile il quale è un serio problema sopratutto ad Abu Dhabi. Trovare una casa nella capitale emiratina non solo è difficile ma è anche molto caro, questo per due principali motivi. Il primo è che gli affitti in questo paese si pagano annualmente, i contratti sono solo ed esclusivamente annuali, e l’intera cifra va versata al momento della stipulazione del contratto: è molto difficile infatti affittare un appartamento per pochi mesi a meno che non si affitti una stanza in un appartamento già abitato. Come è molto difficile, a meno che non si possegga già un lavoro, o una cifra discreta, potersi permettere di pagare l’intero affitto annuale al momento della stipulazione del contratto.

Una precisazione fondamentale che non può essere omessa riguarda lo stato di queste case: tutte completamente vuote. È difficilissimo infatti trovare una casa già arredata e nella maggior parte dei casi spetta all’inquilino arredarla per poi decidere cosa fare dei mobili una volta finito il suo soggiorno nello stato.

Come dicevo però, l’alternativa potrebbe essere quella di affittare una stanza all’interno di un appartamento, ma a parte il fatto che i prezzi sono comunque alla stelle, difficilmente si trova una stanza a meno di 800 euro (e trovarla a soli 800 euro qui sarebbe un colpo di fortuna), e la soluzione sarebbe vivere coi propri padroni di casa costantemente ma, a parte questo, e qui arriviamo al secondo motivo, è molto difficile trovare una stanza per via della divisione sociale. Infatti, se chiunque volesse consultare un qualsiasi sito emiratino per la ricerca di una casa, vedrà coi propri occhi come i vari annunci siano intransigenti sul tipo di persona che possa effettivamente fare domanda per l’appartamento. Il novanta per cento degli annunci infatti cercano coinquilini musulmani, preferibilmente indiani e pakistani.

La ricerca di una casa ad Abu Dhabi quindi, è  tutt’altro che semplice, lo stesso però non si può dire per Dubai. A Dubai infatti gli affitti sono molto meno cari per via di una maggiore disponibilità di case e, allo stesso prezzo di Abu Dhabi, si può abitare in una casa molto più grande. Anche qui però i contratti sono esclusivamente annuali.

E quindi, la vita negli Emirati Arabi è davvero la migliore che un uomo possa augurarsi?

Certo. Purchè non ci si stabilisca qui per meno di un anno, purchè non ci si trovi qui nei due mesi estivi di luglio e agosto, purchè possediate un passaporto occidentale, preferibilmente americano, canadese o britannico, e purchè siate determinati a godere di tutti i vantaggi in cambio semplicemente del silenzio.

Jasmin Khair

Pubblicato il: 11 agosto 2012

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Jasmin Khair

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