Lunedi 2 ottobre 2017

Fondi Europei: Italia (non da sola) in coda

Fondi Europei: Italia (non da sola) in coda

Ad oggi, a quasi metà del programma 2014-2020, l’Italia ha speso solo 880 milioni su 73,6 miliardi (l’uno per cento circa)

Dati e statistiche non sempre sono parametri significativi. Ma, almeno in questo caso, qualcosa dicono: che l’Italia finora ha sfruttato molto poco e male i fondi europei disponibili nel programma comunitario 2014-2020: risultano utilizzati solo 880 milioni su 73,6 miliardi, cioè poco più dell’uno per cento.

Mal comune, ma non è mezzo gaudio – Questa volta tuttavia il nostro paese non è ultimo di questa poco lusinghiera classifica, ben sei Paesi dell’Unione Europea infatti sono riusciti nell’impresa di fare peggio: Austria, Belgio, Croazia, Irlanda, Lussemburgo e Romania hanno utilizzato, in percentuale, meno fondi dell’Italia.

Ma con un impatto e dimensioni del fenomeno ben diverse: basti pensare che l’Italia, tra fondi diretti e cofinanziamento nazionale, è il secondo paese europeo per importo totale potenziale di contributi per un totale di 73,6 miliardi, preceduta solamente dalla Polonia (con 104,9 miliardi di risorse previste, di cui oggi spese 4,3 miliardi, cioè il 4,1% – e circa il quadruplo dell’Italia).

Male anche il Fesr – Nel dettaglio, anche sui singoli programmi e progetti la situazione non migliora. Tra i principali, il Fesr rappresenta uno dei fondi strutturali dell’Unione Europea ed è lo strumento principale della sua politica regionale, gestito dal Commissario europeo per la Politica

regionale, con un regolamento che per la programmazione 2014-2020 si concentra su specifici temi, in particolare agenda digitale, innovazione e ricerca, sostegno alle piccole e medie imprese ed economia a basse emissioni di carbonio.

In questo programma alcune regioni italiane non hanno speso, finora, nemmeno un euro: Abruzzo, Campania, Lazio e Sicilia (in ordine rigorosamente alfabetico). Al nord un po’ meglio, ma non troppo: spicca la Valle D’Aosta ma con una spese pari al solo 10%, seguita dalla Lombardia al 4,1.

Mentre la Valle D’Aosta ha speso già quasi il 10 per cento e la Lombardia il 4,1 per cento, nemmeno un euro si è visto ancora in Regioni che di quei soldi avrebbero una certa necessità, quali Abruzzo, Campania, Lazio e Sicilia: quest’ultima avrebbe da sola diritto a 4,5 miliardi a valere sul Fesr.

Percentuali analoghe per altri fondi strutturali quali Fse (Fondo Sociale Europeo) e Feasr (agricoltura). C’è da sperare quindi che si superi al più presto lo scoglio e i rallentamenti dei primi anni di ogni programma europeo, in parte forse fisiologico per le tempistiche di approfondimento, progettazione, predisposizione piani e successive fasi di approvazione da parte delle competenti direzioni comunitarie e, ancora, pubblicazione dei bandi, assegnazione ed erogazione dei finanziamenti. Occorrono però politiche più incisive e strategie più mirate, per evitare di arrivare a fine programma con dati proporzionalmente analoghi e lo spreco di grandi possibilità di sviluppo e reperimento fondi, fondamentali in un momento di ripresa ancora incerta.

Pubblicato il: 30 aprile 2017

Stampa Stampa
L'autore
Marco Panato

Seguici

Ricevi le notizie nella tua casella di posta elettronica


Oppure se utilizzi Facebook clicca