Lunedi 4 settembre 2017

INDIA: Vietato danneggiare i fiumi, sacri per gli induisti… e da oggi anche per i giudici

INDIA: Vietato danneggiare i fiumi, sacri per gli induisti… e da oggi anche per i giudici

Nella giornata mondiale dell’acqua, la Corte Suprema dello Stato indiano dell’Uttarakhand riconosce dignità “umana” ai fiumi del Gange e dello Yamuna

Non è più solo un fattore religioso, o sentimentale. La giurisprudenza indiana aumenta la tutela delle acque, ed in particolare dei fiumi Gange e Yamuna avranno lo status di «entità legali e viventi con status di personalità giuridica» (così, ieri, la pronuncia della Corte Suprema dello stato indiano dell’Uttarakhand, all’interno del quale si trova anche la catena dell’Himalaya).

Del resto, questi due fiumi non sono corsi d’acqua qualunque: non solo si tratta di quelli più amati (e venerati) dagli induisti, che vi attribuiscono veri e propri tratti sacri. Noto, ad esempio, il rito di purificazione nelle acque del Gange. Ma sono anche tra i fiumi più bistrattati: basti pensare che nelle acque del Gange si calcola che ogni giorno vengano riversati 1,5 miliardi di litri di liquami non trattati e 500 milioni di litri di rifiuti industriali, più vari e molteplici rifiuti civili, scorie chimiche e pesticidi agricoli.

Ma da oggi, se qualcuno inquina o danneggia questi fiumi potrà essere punito in maniera analoga al ferimento all’uccisione – in base alla gravità – di un essere umano. Con la nomina di figure di “tutori” per proteggerli meglio.

Il Ganga Management Board – Con la sentenza, la Corte Suprema oltre a riconoscere lo status (e i diritti) di questi due fiumi, richiama i governi degli stati indiani (soprattutto l’ Uttarakhand ed il vicino Uttar Pradesh) per la mancata istituzione del Ganga Management Board, agenzia ambientale di controllo, già da tempo prevista dal legislatore centrale.

Pubblicato il: 22 marzo 2017

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L'autore
Marco Panato

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