Lunedi 22 maggio 2017

La dura lotta per la dignità della donna in Arabia Saudita

25 NOVEMBRE – Definire il ruolo della donna “marginale” in un Paese come l’Arabia Saudita è riduttivo. La società è dominata dal wahabismo sunnita ed il potere decisionale è concentrato nelle mani di pochi uomini influenti, all’ombra dei quali una donna può solo sperare di passare inosservata. Quando i riflettori vengono puntati su di lei –in senso metaforico, naturalmente- ormai si pensa subito al peggio: a violenze fisiche e psicologiche, alle disonorevoli gravidanze fuori dal matrimonio e alle conseguenti, inevitabili, condanne senza appello.

Il wahabismo, infatti, vede in modo particolarmente restrittivo la condizione femminile musulmana. Non sempre il prestigio ed il benessere economico della famiglia d’origine sono garanzia di un futuro sereno. Prima di ogni altra cosa viene il rispetto al maschio. I fratelli maschi, seppur indisciplinati e viziati, sono preferiti alle sorelle al punto che questa diviene la normalità nell’infanzia così come nella vita adulta. Non si può reagire ad un sopruso se questo proviene dall’uomo di casa. Allo stesso modo; non si può alzare la testa quando il padre ti destina in moglie ad uno sconosciuto. Il solo re Abdullah Al Saudb ha avuto più di venti figli da trenta mogli diverse, alcune di queste giovanissime e provenienti dalle famiglie più altolocate e potenti del regno. Già a 14 anni molte ragazze si preparano alle nozze imminenti e, sotto il profilo giuridico, passano dall’essere sottoposte alla potestà paterna all’appartenere al marito, loro nuovo tutore.

Anche il diritto a ricevere un’istruzione idonea rappresenta una conquista recente. L’11 marzo del 2002, nell’incendio che devastò la scuola de La Mecca, la polizia religiosa –mutawwa– salvò solo le bambine che indossavano il velo mentre lasciò morire nel rogo le altre. Impossibile descrivere il rumore assordante della stampa mondiale, indignata ma ancor più inorridita. I “guardiani della fede” se la cavarono con la semplice raccomandazione a non essere sempre così ligi al dovere.

Si spera, naturalmente, che molto cambi a partire dall’anno prossimo, quando le donne potranno candidarsi per la prima volta alle elezioni amministrative e far parte del Consiglio della Shura, contribuendo a modernizzare il Paese. Questo per gentile concessione, ancora una volta, di un uomo: il re. Nel tentativo di evitare chela Primavera Araba si propagasse anche all’Arabia, a settembre re Abdullah ha finalmente ascoltato le richieste dei più illuminati tra i suoi consiglieri.

La scrittrice Wajeha Al-Huwaider, presidente dell’ “Associazione per la protezione e la difesa dei diritti delle donne in Arabia Saudita”, ha affermato che la notizia era attesa da tempo con grande trepidazione, nella speranza di modificare almeno le leggi più incomprensibili e inaccettabili. In tutto il Paese, ad esempio, le donne possono raggiungere i posti pubblici solo se accompagnate da un uomo membro della famiglia. Proprio per questo; le saudite sono famose per non poter guidare alcun mezzo di trasporto, pena una severa ammonizione da parte dell’onnipresente mutawwa. Chi tra la popolazione femminile sfida il divieto; viene posta sotto lo stretto controllo del parente maschio più vicino, che dovrà garantire che simili episodi non si ripetano. In genere, le donne colpevoli di queste effrazioni sono ragazze di buona famiglia che, durante alcuni periodi di studio all’estero, hanno fatto propri i costumi occidentali. Ma restano comunque le più fortunate, in quanto possono sempre contare su di un autista “di famiglia” che le accompagni. Per molte altre ragazze, di condizione sociale modesta, ciò è inimmaginabile. L’8 marzo 2008; la stessa Wajeha Al-Huwaider si è lasciata riprendere da una telecamera alla guida di un’automobile ed ha poi caricato il video su Youtube. Dalla sua forte presa di posizione hanno tratto ispirazione migliaia di donne, che oggi chiedono il permesso formale di guidare, dato che il divieto di guida non è fondato su alcuna legge coranica.

Il motivo a sostegno del divieto di voto alle donne, invece, fino ad oggi va ricercato nell’impossibilità materiale di dotare gli edifici di cabine elettorali separate, per evitare la promiscuità. In altre parole; fin dal 1963 -anno in cui si tennero le prime elezioni!- non ci sarebbe stato tempo a sufficienza per consentire loro un accesso alle cabine lontano da occhi indiscreti.

“Dato che ci rifiutiamo di marginalizzare il ruolo delle donne nella società saudita, in ogni campo lavorativo –ha affermato re Abdullah- dopo esserci consultati con il Consiglio degli Anziani, è stata presa la decisione di attuare questi cambiamenti”. Le donne potranno votare ed essere votate, avranno cioè capacità elettorale attiva e passiva.

Meglio tardi che mai.

Silvia Dal Maso

Pubblicato il: 25 novembre 2011

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