Venerdi 23 settembre 2016

“L’Innocenza dei Musulmani”, il film della discordia che sta infiammando il Medio Oriente.

tumulti all’ambasciata americana

13 SETTEMBRE – Il giovane Muhammad, alias Maometto, stanco ed esasperato dalle sue visioni, cerca conforto in una ragazza che si offre di curare il suo problema. “Lo vedi?”. “Sì”, risponde Muhammad. “Metti la testa fra le mie cosce”, propone la fanciulla. “Lo vedi ancora?”. “No”. Dopo essere guarito, Muhammad conferisce ad un asino qualunque il titolo di “primo animale musulmano”.

Questa è solo una delle scene pseudo-umoristiche tratte dal film L’Innocenza dei Musulmani, narrante la vita di un Maometto donnaiolo e imbroglione, il cui trailer di 13 minuti ha scatenato le proteste contro il consolato statunitense a Bengasi e contro l’ambasciata USA al Cairo l’11 settembre scorso.

L’anteprima della pellicola si apre con un’aggressione da parte di fanatici islamici ad una farmacia gestita da una famiglia di cristiani copti, sotto lo sguardo indifferente della polizia egiziana. E’ proprio nell’ambiente degli egiziani copti emigrati negli Stati Uniti che è da ricercarsi la mente di questo film. Infatti, è stato Morris Sadek, egiziano copto già noto per le sue posizioni contro l’Islam e indicato fra i finanziatori di “L’Innocenza dei Musulmani”, a pubblicare su Youtube alla vigilia dell’11 settembre il trailer del film sottotitolato in arabo. Il regista/sceneggiatore sarebbe invece Sam Bacile, un ebreo israelo-americano.

Girato in tre mesi nell’estate 2011 con 59 attori e 45 tecnici della troupe, il film appare grossolano e amatoriale, basato su luoghi comuni triti e ritriti, nonostante i 5 milioni di budget che Bacile ha più volte affermato di aver ricevuto da oltre cento donatori ebrei. L’identità stessa del regista è oggetto di speculazione. Dalle indagini in corso né in Israele né negli Stati Uniti risulterebbero persone con questo nome. Ieri al telefono con il Wall Street Journal, Bacile ha ribadito la sua convinzione secondo cui l’Islam è un cancro. Successivamente, rintracciando il numero da cui aveva chiamato, si è risaliti ad un certo Nakoula Basseley Nakoula, un cristiano copto d’origine egiziana residente negli Stati Uniti. Secondo la Associated Press, all’indomani delle violenze, al cellulare di Sam Bacile ha risposto un certo Mr. Nakoula, un cristiano copto che afferma di aver gestito la società di produzione del film ma nega di esserne il regista. Dopo i fatti accaduti nei giorni scorsi, lo stesso Morris Sadek ha tenuto a sottolineare che il suo coinvolgimento nel film è limitato alla parte che tratta delle persecuzioni contro la minoranza cristiana copta in Egitto.

una scena tratta dal trailer del film “L’Innocenza dei Musulmani”

In questo turbinio di alias, scambi di identità e rimbalzi di accuse e giustificazioni, ciò che sembra ormai evidente è che il film sia stato solo un motivo apparente, un pretesto per attaccare il consolato statunitense a Bengasi e causare tumulti in tutto il Medio Oriente. Fin da subito, le coincidenze sono sembrate troppe per pensare a delle semplici proteste, seppur motivate, di sdegno per un film blasfemo che ridicolizza il profeta Maometto. L’11 settembre scorso, proprio mentre il popolo americano si riuniva attorno al suo presidente per ricordare le vittime dell’attacco alle Torri Gemelle, a Bengasi venivano uccisi l’ambasciatore Chris Stevens, un funzionario e due marines. L’attacco al consolato è sembrato troppo ben organizzato per essere stato portato avanti da manifestanti improvvisati. Sofian Kadura, un pilota di aerei per una milizia di sicurezza a Bengasi, era presente agli scontri e ha confermato ai media francesi che coloro che hanno attaccato il consolato erano equipaggiati di tutto punto, con armamenti pesanti e mitragliatrici montate sui pick-up, trattandosi quindi di un attacco mirato e pianificato da miliziani.

Mentre la Casa Bianca si è limitata a parlare di attacco complesso, funzionari citati dalla CNN sostengono che si tratti di un attacco pianificato da Al Qaeda, che utilizza il film come diversivo. Nonostante un comunicato attribuito ad Al Qaeda indichi come responsabile dell’attacco la milizia Ansar Al-Sharia, quest’ultima ha negato il suo diretto coinvolgimento ma si è congratulata con chi ha portato avanti l’operazione.

Il motivo dell’assalto al consolato statunitense sembrerebbe invece chiaro. Si tratterebbe di un atto di vendetta nei confronti degli Americani per il raid nel Waziristan pakistano, in cui il giugno scorso è rimasto ucciso Abu Yahya al Libi, numero due di Al Qaeda. La notizia della sua morte è stata confermata da Al Zawahiri proprio l’11 settembre scorso, giorno dell’anniversario dell’attacco alle Torri Gemelle, giorno dell’attacco al consolato e dell’inizio delle violenze nel Medio Oriente.

Laura Fontana

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