Lunedi 25 settembre 2017

Pipeline post-sovietiche

13 FEBBRAIO – L’Europa ottiene le sue forniture di gas e di petrolio soprattutto dalla Russia. A partire dagli anni sessanta, il governo sovietico iniziò a fornire l’intero continente europeo; il più importante oleodotto, che forniva Germania e Italia, si chiamava “Drushba” (amicizia). C’era la Guerra fredda, ma il nemico sovietico non mancava mai di fornire combustibili a buon prezzo.  In questo modo l’Europa sopravviveva ai problemi legati all’area mediorientale. Era un mondo perfetto anche se quest’equilibrio si ruppe negli anni ottanta, quando il prezzo del petrolio crollò. Tale situazione, unita ad altri eventi, causò il crollo dell’URSS. Cosa avvenne?  Il governo Reagan convinse l’Arabia Saudita ad aumentare la produzione di petrolio. Tale aumento portò ad un radicale crollo dei prezzi. Nel primo quinquennio degli anni ottanta,  la produzione di petrolio saudita passo da due milioni di barili a nove milioni. E dopo il crollo dell’Unione Sovietica cosa avvenne? Negli anni novanta, nonostante che il petrolio e i combustibili avevano causato il tracollo sovietico, il connubio tra Est ed Ovest continuò; tutto ciò finì con l’avvento di Putin. Questo, a differenza del suo predecessore, iniziò a curare gli interessi dell’idrocarburo russo.  Basti pensare a scontri che hanno coinvolto l’Ucraina e la Bielorussia. L’uno avvenne nel 2006, l’altro nel 2007. Nel primo caso si trattò di problemi inerenti il prezzo del gas, nel secondo caso il motivo fu l’insolvenza bielorussa.

Spesso i media nazionali tendono anche a dare una natura politica a tali scontri. È vero?  La risposta è negativa anche se si intravvede, in un futuro molto prossimo, una risposta, invece, positiva. Dobbiamo ricordare che, nel momento in cui vi fu la dissoluzione dell’Unione Sovietica, si assistette a una moltiplicazione di fornitori e di Paesi di transito. Nella stessa Russia si effettuò lo scorporamento del Ministero dell’Energia in vari colossi pubblici e privati. L’aumento di fornitori e la complessiva proliferazione di industrie, accompagnato dall’aumento dei consumi da parte dell’Europa occidentale, ha portato a una situazione instabile. La soluzione, per quanto riguarda i Paesi di transito, è la costruzione di nuove condotte quali la Nordstream, gasdotto che attraversa il Mar Baltico evitando la Polonia e Bielorussia. Il progetto ha visto coinvolti Stati quali Germania, Francia e Russia. Per quanto riguarda l’Italia? Gazprom, azienda pubblica fornitrice di gas russo, ha previsto una conduttura apposita per Nazioni quali Italia, Austria, Grecia e Slovenia. La condotta si chiamerà Southstream ed attraverserà il Mar Nero (evitando Ucraina); si dividerà in Bulgaria in due tronconi che porteranno il gas in tutta l’Europa del Sud nonché nei Paesi Alpini. Questa conduttura, comunque, potrebbe non vedere mai la sua realizzazione. È, infatti, intenzione di Gazpron ottenere il controllo del sistema di condutture ucraino; come del resto è già avvenuto per quello Bielorusso.  Il gigante del gas sta ritornando a essere come quello di una volta, l’Europa è avvertita.

Pubblicato il: 12 febbraio 2012

Stampa Stampa
L'autore Parole chiave
Michele Soliani Michele Soliani

, , , , ,

Seguici

Ricevi le notizie nella tua casella di posta elettronica


Oppure se utilizzi Facebook clicca