Venerdi 20 ottobre 2017

Vinitay: 50 anni di DOC, la prima volta senza Giacomo Tachis (padre dell’ “Enologia Colta”)

Vinitaly : 50 anni di DOC, la prima volta senza Giacomo Tachis (padre dell’ “Enologia Colta”)
L’eredità di Giacomo Tachis, grandissimo enologo italiano e padre di grandi vini, celebrata al primo Vinitaly senza la sua partecipazione dopo la sua recente scomparsa 

Foto Galetto // IL NAZIONALE

VERONA, 14 APRILE 2016 – Giacomo Tachis, celebre inventore di Tignanello e Sassicaia, per decenni enologo di Marchesi Antinori e vero e proprio ‘autore’ di tanti altri vini famosi, recentemente scomparso: per la prima volta Vinitaly senza la sua partecipazione.

Ben cinquant’anni sono trascorsi dal riconoscimento delle Denominazioni di Origine ai vini italiani (in particolare DOC) e dalla nascita di Vinitaly, una delle fiere internazionali e nazionali più di rilievo del settore.

“I 50 anni di Vinitaly non potevano essere celebrati compiutamente senza i vini che hanno fatto la storia del vino italiano creati da Giacomo Tachis – ha detto alla degustazione il direttore generale di Veronafiere Giovanni Montovani – è un grande onore la presenza della figlia Ilaria, con il suo racconto di aspetti della vita del padre non solo professionali, ma anche più intimi”.

Si rammenta, infatti, che Giacomo Tachis nel suo percorso ha sviluppato uno spirito rinascimentale perché non ha mai anteposto la tecnica all’anima della terra, piuttosto è rimasto con i piedi ben piazzati a terra, nella consapevolezza della forza della natura, con una visione dell’enologia non finalistica, ma olistica: produrre vino come una parte del Creato. Ha condotto e compiuto la sua opera decenni prima del cosiddetto “Rinascimento” del vino italiano, in gran parte attribuibile ai successi ottenuti dal vino italiano nella seconda parte degli anni Ottanta sui mercati e in un’immagine innovativa dell’Italia evocatrice di qualità. Basti ricordare il primo Sassicaia firmato Tachis per Incisa della Rocchetta nella vendemmia 1968, o il primo Solaia, uscito nel 1978, o ancora il Tignanello, annata 1971. Dalla Toscana, la sua patria d’adozione, fino a molti dei territori dell’Italia enoica, tanto diversi tra loro, ma con un unico minimo comune denominatore, rappresentato dall’attrazione profonda quasi chimica con questi territori e con il materiale umano con cui interloquiva. In Sardegna, nel 1988 per far nascere il Turriga di Argiolas e prima ancora per dare alla luce il Terre Brune di Santadi. Quindi, la Sicilia dove prepara il campo all’esplosione enoica dell’isola, e il Trentino, dove con Guerrieri Gonzaga crea il San Leonardo, e poi le Marche con la nascita del Pelago di Umani Ronchi.

La degustazione dedicata a Giacomo Tachis, grande enologo recentemente scomparso

La degustazione dedicata a Giacomo Tachis, grande enologo recentemente scomparso

Alla base vi sono scelte che, a distanza di anni, restano tra i contributi più preziosi al successo dei nostri vini, metodologie ormai “codificate”, capaci di far dialogare la tradizione italiana con quella francese, come Tachis dialogava con il suo mentore Emile Peynaud, padre dell’enologia moderna di Bordeaux.

Altro aspetto ancora oggi di grande impatto è che ogni suo vino è stato concepito da una attenta rilettura del territorio nel passato e nel presente e con la consapevolezza che la tradizione non debba essere sinonimo di immobilismo, ma riletta in chiave moderna. Solo così la tradizione stessa diventa il vero strumento dell’innovazione. Enologo, ma non solo: umanista, che sapeva citare Archestrato di Gela, poeta della Magna Grecia, come fondatore della gastronomia.  L’eredità più preziosa che Tachis ha lasciato all’enologia non è quindi uno strumento tecnico, un’innovativa formula chimica, ma un nuovo sguardo, figlio di occhi diversi, arricchito anche di cultura classica. L’enologo ed umanista Giacomo Tachis, che amava definirsi “mescolatore di vini”, ci ha insegnato che lo studio principale dell’enologia dovrebbe fondarsi sull’“interpretazione umana dell’uva”.

Il primo Vinitaly senza di lui, ma con il suo ricordo, la sua presenza e la sua importanza ancora fortissimi.

Mariachiara Giampà

Pubblicato il: 15 aprile 2016

Stampa Stampa
L'autore Parole chiave
Mariachiara Giampà

, , ,

Seguici

Ricevi le notizie nella tua casella di posta elettronica


Oppure se utilizzi Facebook clicca