Lunedi 5 febbraio 2018

Riforma scolastica in chiusura d’anno: maturità in quattro anni

Riforma scolastica in chiusura d’anno: maturità in quattro anni

 

Il Ministro dell’Istruzione fa sul serio, dopo l’annuncio dato il 18 Ottobre scorso, il 28 Dicembre è stato pubblicato sul sito del Miur l’elenco dei 100 istituti che sperimenteranno il diploma quadriennale.

 

Come sono distribuiti gli istituti scelti

Quello del diploma in quattro anni è, per l’istruzione italiana, una cambiamento importante. Sono 100 le classi che , divise per gli istituti secondari sparsi sul territorio nazionale, vedrennao dall’anno scolastico 2018/2019, un percorso di studi innovativo.

Nello specifico saranno 44 scuole al Nord, 33 istituti secondari al centro e 23 scuole nel Sud.

Tra gli istituti prescelti ben 75 sono licei e 25 sono invece istituti tecnici. Inoltre la maggior parte sono scuole statali (73) e la restante parte (23) sono istituti scolastici paritari.

Ognuno di essi, potrà attivare solo una classe.

 

In realtà non è una novità

Pare infatti che a propria discrezione, il Ministero della pubblica istruzione, abbia fatto già dei test sperimentali, in almeno dodici istituti, dato un primo riscontro positivo, si è deciso quindi di estendere la sperimentazione alle 100 scuole sopracitate.

 

Diploma breve, vuol dire studiare meno?

Decisamente no, il Ministro assicura che il percorso didattico non subirà cambiamenti. Anzi sarà garantita l’istruzione adeguata al percorso prescelto, senza sconti. L’esame di maturità sarà fatto il quarto anno. Se sarà necessario alcune materie avranno a disposizione un numero maggiore di ore.

Un Comitato scientifico nazionale, avrà il compito di verificare periodicamente l’andamento del percorso didattico, relazionando direttamente al consiglio superiore della pubblica istruzione.

 

Cosa ne pensano gli insegnanti

Se da un lato la riforma appare rivoluzionaria ed innovativa per gli istituti scolastici ed il ministro dell’istruzione, dall’altro troviamo gli insegnanti non molto favorevoli alla stessa.

Secondo gli insegnanti intanto questa non sarebbe una novità, già da diversi anni si cerca di più o meno uniformarsi al modello scolastico europeo, senza considerare il fatto che anche nel resto di Europa non fila tutto liscio. Ci sono zone, nelle quali la scuola termina si a 18 anni, ma i ragazzi fino a 15/16 anni frequentano la scuola media; nelle città più a Nord il percorso formativo termina a 19 anni, Il nuovo percorso comporta un maggior numero di ore per gli insegnanti, si ipotizza il passaggio da 900 a 1050!

 

Cosa si chiedono gli insegnanti

Prima di tutto Garanzie! Per loro e per gli studenti che prenderanno la maturità in quattro anni. Gli insegnati chiedano che siano rispettate le pari opportunità, garantendo anche l’accesso anticipato all’università o nel mondo del lavoro.

Criteri di selezione equi. I professori, si chiedono in caso di sovra numero di richieste come sarà fatta la scelta degli studenti, in base a quale criterio?

Come si potrà evitare di tornare ad usare un sistema meritocratico che esclude automaticamnte alcune persone e contrasta con i principi di inclusività ed integrazione lasciati in merito alla scuola da Don Milani, 50 anni fa.

L’istruzione dovrebbe essere garantita a tutti, come afferma un trattato Unesco del 2000. L’Italia dovrà dimostrare qualcosa a livello educativo e pedagogico a tutta l’Europa.

Gli insegnanti propongono inoltre una riforma che parte dalle scuole elementari e medie, per dare modo agli studenti di prepararsi adeguatamente al percorso di studi superiore. Creare allievi consapevoli e preparati, per cercare di evitare a causa delle lacune che vengono accumulate durante gli anni, il preoccupante fenomeno della dispersione scolastica o delle bocciature.

Il Comitato scientifico regionale e Nazionale quali criteri adotterà per fare le proprie valutazioni? Gli insegnanti chiedono che sia formato da docenti e pedagogisti esperti. Per garantire una valutazione oggettiva dell’andamento del progetto.

 

Il parere dei sindacati di categoria

I sindacati che rappresentano gli insegnanti, storcono il naso di fronte alla riforma, soprattutto dopo il pessimo andamento dell’esperimento “alternanza, scuola – lavoro”.

Secondo i sindacati, diminuire i tempi di studio, potrebbe anche riuscire a rendere i ragazzi istruiti in termini di didattica e nozioni, ma non gli rende altrettanto educati e preparati a pensare.

Tutto ciò nel nome della creazione di nuova manodopera suddivisa in diversi livelli e fasce di età, costretta a doversi adeguare alle richieste del mercato ma non in grado di riuscire a produrre un adeguato pensiero critico. Il problema sollevato è solo la punta di un iceberg che da oltre 20 anni, crea perplessità intorno al mondo dell’istruzione. Dalla Riforma Gelmini alla legge 107.

Come si suol dire… ai posteri l’ardua sentenza. Magari la riforma riserverà delle piacevoli sorprese.

 

 

 

Pubblicato il: 29 dicembre 2017

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L'autore
Marco Panato

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