Berlusconi prepara la Exit Strategy

foto Nicola Galetto
Berlusconi saluta la folla - foto Nicola Galetto

28 APRILE – Guerra in Libia, Profughi, Shenghen, Nucleare, Referendum, Lactalis, Francia, Sondaggi, Tremonti, il rimpasto dei responsabili, critiche della Confindustria, caso Lassini, le Amministrative, la Lega. E chi più ne ha più ne metta. Il precipitare in così breve tempo di numerose questioni sul tavolo del governo, che sono tutte di carattere politico e non meramente tecnico, con soluzioni ed esiti che non possono essere puntualmente immediati se non estemporanei, con tutta probabilità stanno portando il Premier a una exit-strategy da questo problematico groviglio, e i fatti di questi giorni potrebbero esserne un’ avvisaglia neanche tanto velata.

La situazione attuale non può portare quantomeno entro le elezioni amministrative del 15-16 maggio a una posizione di sicuro gradimento dell’operato del Governo, specie del partito del Popolo delle Libertà e quindi direttamente del Premier, dato che nelle caratteristiche insite di ciascuna questione non vi sono soluzioni semplici e adottabili autonomamente, che possano riscuotere con certezza l’adesione dell’elettorato, vuoi per prima la questione della guerra libica.

Il premier, che ha sempre messo avanti la sua persona in tutte le questioni e competizioni in genere, se ad oggi avesse avanti a sè solo il vaglio delle elezioni amministrative non avrebbe da preoccuparsene, comunque vada il governo non sarebbe coinvolto se non da critiche che colgono l’occasione elettorale. Ad oggi invece le elezioni costituiscono l’aspetto minore, seppure manchino poco più di due settimane. Due settimane che però per le altre questioni sul tavolo già accennate, sono un tempo lunghissimo, considerando l’evolversi degli eventi.

Di questi giorni stiamo assistendo a una strategia di “generale accontentamento” da parte del premier, ovvero : l’adesione ai bombardamenti in Libia chiesti dalla Nato, ma nel contempo l’approssimativa giustificazione di precisione militare, il decreto legge da opporre alla scalata Lactalis nei prossimi giorni, ma nel frattempo l’opa francese viene già lanciata e non considerata ostile dal Cavaliere, i tunisini che vengono aiutati a dirigersi verso la Francia, ma al contempo si concorda di modificare il Trattato di Shengen, il dichiarare deliberatatente l’intenzione di evitare il referendum sul Nucleare, ma solo perchè non è il momento emotivo migliore per decidere, lo scudo su Tremonti riguardo le critiche interne, il rimpasto dei responsabili nel Governo annunciato nuovamente per i prossimi giorni, il caso Lassini ove all’interno della maggioranza vi sono sia sostenitori che oppositori, almeno apparenti.

Di tutte queste questioni quella che probabilmente risulterà irrisolvibile è la prima, fin da subito Berlusconi si è trovato nel non voler infierire militarmente il Colonnello Gheddafi, vuoi per legami personali oppure per altre questioni, e di volta in volta ha dovuto invece indietreggiare di posizione, passando anche dal riconoscere il Governo nazionale di transizione libica, fino all’aderire ora alla richiesta Nato (coordinamento delle operazioni militari in capo all’Alleanza Atlantica espressamente caldeggiato dal governo italiano) ai bombardamenti sulla Libia. Sarà probabilmente irrisolvibile in quanto la Lega Nord non è d’accordo sull’intervento militare, e anche se in queste ore diventasse favorevole alla decisione, la questione conseguente dell’arrivo deliberato di profughi non ha una soluzione, dato che questi provengono dalla Libia in guerra e non dalla Tunisia, e ciò potrebbe destare un malumore della Lega quantomeno successivo. Due settimane di campagna elettorale sono poche, ma due settimane di bombardamenti e sbarchi non lo sono affatto.

Fronte questo atteggiamento del premier che sto osservando di accontentare quanto più possibile di ciascuna questione tutte le parti coinvolte, secondo la mia visione ciò sta facendo preludere a una situazione di “sospensione formale” dell’attività governativa, che si avrebbe con l’apertura di una crisi di governo, e che garantirebbe la possibilità del premier di temporeggiare sugli eventi bellici in Libia, come soluzione positiva facendo coincidere il rimpasto dei responsabili con un Berlusconi-Bis e mantenendo quindi le redini del governo, con soluzione della questione Lega oppure con la giustificazione verso il mondo estero che il governo non può intervenire in Libia causa crisi di governo e nuova maggioranza con intenzioni diverse; oppure come soluzione apparentemente per lui negativa, la mancanza di numeri per un governo bis e l’aprirsi della strada del governo di larghe intese delle opposizioni. In questo caso le problematiche verrebbero passate direttamente di mano ad altri. Terza ipotesi non meno probabile, anzi, è l’intenzione di tornare alle urne.

Perchè tutte e tre le ipotesi danno il tempo e la visibilità tuttora mancante al premier, che si farebbe in ogni modo vedere come colui che ha fatto sempre il suo dovere e tutto il possibile per accontentare tutti, ma è stato ostacolato da “circostanze esterne”.

Nicola Galetto

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