Lunedi 26 giugno 2017

Clini e lo sviluppo economico in parallelo alla tutela dell’ambiente

21 AGOSTO (Meeting) – “È sulle responsabilità umane che si deve far leva e non sull’intrusione dell’uomo rispetto alla natura”. Dal rapporto che lega l’essere umano al mondo circostante è iniziata l’introduzione ad opera di Renzo Ronza. Troppo a lungo l’ambiente – e le attività ad esso connesse – è stato considerato un settore a margine della realtà sociale ed economica del nostro Paese; questo disinteresse un tempo “dilagante” ha consentito lo svilupparsi di degenerazioni quali la vicenda di Porto Marghera o dell’Ilva.

In questo incontro si sono confrontate società private, Alstom ed Illy, da tempo impegnate nella salvaguardia del bene costituzionalmente garantito che è al centro del dibattito di oggi; il CONAI e le istituzioni politiche, impersonate dal Ministro per l’ambiente Clini. Il Ministro è intervenuto sul tema del futuro ecosostenibile con un triste bilancio “La cultura antropocentrica che ha pensato che l’umanità potesse consumare e crescere perchè tutto il creato era a sua disposizione, ha fatto molti danni. L’umanità non può vivere infatti senza la protezione e la conservazione delle risorse naturali, potendo persino arrivare ad autodistruggersi laddove immaginasse di continuare ad utilizzare acqua suolo aria ecc come beni infiniti.”

Guardando al futuro, non solo in un’ottica nazionale ma mondiale, questo è rappresentato dalla green economy, non possiamo risolvere la crisi economica attuale se continuiamo a vedere la tutela dell’ambiente come opposta alla politica di sviluppo economico.

“l’Ilva di Taranto è un epifenomeno, la manifestazione ultima di una situazione di conflitto che si è consolidata in Italia negli ultimi 20 anni caratterizzata dall’incapacità del governo di scegliere uno sviluppo sostenibile, stretto tra ritardi dell’industria e di una cultura estremista che impediva una crescita razionale”. Concludendo, il Ministro ha quindi sottolineato come “dobbiamo difendere l’ambiente facendo, e non bloccando”, “per non aggiungere a problemi ambientali problemi sociali che sarebbero drammatici.”

Il Presidente di Alstom Italia Antonino Turicchi, ha avuto modo d’illustrare come quest’azienda internazionale, con 13 stabilimenti soltanto in Italia, lavori da anni per la realizzazione di infrastrutture ferroviarie, di trasmissione dell’energia sempre più ecocompatibili. Interrogatasi sui possibili scenari futuri, questa società ha affrontato singolarmente i più probabili, dall’asian dragon ( nell’ambito del quale le innovazioni saranno dominate dalle compagnie asiatiche) all’urban sustainability (aumento delle realtà urbane nel rispetto dell’ambiente). Lo scenario che è emerso essere quasi una certezza, nel 2035, è quello cd “gas wave” in cui il gas sarà la risorsa energetica prevalente, essendo grandemente presente sul nostro pianeta ed altrettanto efficiente e “pulito”.

Preso atto di questo, ecco che l’azienda si sta già muovendo in tal senso, per anticipare i tempi e rendere possibile tutto ciò, a cominciare dall’aumento dei siti certificati, fino ad arrivare ad una riduzione del consumo energetico. Tale prospettiva è stata ribadita anche dal Presidente di CONAI De Santis. CONAI è infatti il consorzio nazionale di imballaggi, che garantisce il riciclo e il recupero dei materiali di imballaggio.

Questo sistema, che ha conseguito negli anni risultati importanti: il 73% degli imballaggi viene recuperato nel nostro Paese ed il 64% riciclato; è la dimostrazione “vivente” che un futuro migliore per l’Italia è possibile non fermandosi alla cieca ottica del tornaconto economico, ma avendo come fine ultimo l’interesse generalizzato della popolazione. Un sistema apparentemente poco remunerativo può nel lungo termine conseguire – come in questo caso – arrivare generare benefici per 11 miliardi di euro.

“Secondo noi – ha esordito Andrea Illy – lo scopo dell’impresa è quello di creare benessere attraverso il comportamento virtuoso e l’armonia con l’ambiente; per questo motivo deve rivolgersi all’insieme di portatori di interessi ovvero la società. In tal senso l’impresa deve esser un agente di cambiamento rispetto agli squilibri che si vengono a creare nel percorso evolutivo.” In tale senso, da decenni, l’azienda Illy persegue l’obiettivo di una continua evoluzione nel proprio sistema produttivo e non solo, per pesare sempre meno sull’ambiente.

In Italia siamo ancora fermi alla combustione, il sistema più primordiale per generare energia; la vera risposta alla crisi che stiamo attraverso è invece, secondo il noto imprenditore, il solare. Che cosa fa quindi Illy per esser un’azienda “modello” in tal senso? Ha installato grandi impianti fotovoltaici e detta i tempi ed i modi del proprio operato avendo sempre come valori l’etica, l’eccellenza e “la sostenibilità dell’individuo che viene perseguita nelle sue 3 componenti: economica, sociale ed ambientale”.

Giuliasofia Aldegheri

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