Domenica 20 agosto 2017

Con l’Imu bilanci comunali nel caos e proprietari “spennati”

24 MAGGIO – Gli enti locali, diversamente dal passato, sono in grave difficoltà con la redazione del bilancio 2012. Sebbene dovesse essere approvato a fine 2011, in realtà, è ancora un cantiere aperto per via delle conseguenze della riforma della contabilità e in particolare dell’introduzione dell’Imu. La dott.ssa Patrizia Ruffini, esperta di contabilità degli enti locali, ha cercato di chiarire il quadro in cui tutto ciò sta avvenendo in un seminario tenutosi alla Facoltà di Giurisprudenza di Verona nell’ambito di un ciclo dedicato alle conseguenze del federalismo fiscale sui bilanci comunali.

Il quadro normativo in materia è in continuo e caotico mutamento. Dopo la legge delega sul federalismo fiscale (l.42/2009) sono stati emanati vari decreti attuativi, che però richiedono ulteriori norme di attuazione che il governo Monti tarda ad approvare o su cui sta comunque riflettendo in vista di una inversione di marcia, come sul federalismo demaniale e sui fabbisogni standard. Per altre materie come il fisco locale e regionale sono arrivate molte modifiche con le manovre estive del 2011 e soprattutto coi provvedimenti di emergenza del governo Monti, accomunati da forti tagli dei trasferimenti statali agli enti locali e dal rallentamento dell’attuazione del federalismo fiscale, con un ritorno significativo al centralismo statale.

L’incertezza che si è creata è tale che il termine per l’approvazione del bilancio di previsione degli enti locali per il 2012 è stato rimandato dal 31 dicembre 2011 al 20 giugno 2012, così come la determinazione delle aliquote dell’Imu. Dalla manovra correttiva del 2010 sono stati tagliati i trasferimenti agli enti locali sopra i 5000 abitanti di 2,5 miliardi fra 2011 e 2012. Con Monti sono state tagliate ulteriori risorse per 1450 milioni, inoltre sono stati fortemente inaspriti i vincoli del patto di stabilità, tanto da impedire non solo di programmare nuovi investimenti ma persino di pagare quelli già contrattualizzati.

Dall’anticipazione in via sperimentale dell’Imu nel 2012 è derivata una forte confusione; si parla di Imu sperimentale perche è diversa da quella che entrerà a regime nel 2015. L’Imu, cioè l’Imposta Municipale Unica, è un nuovo tributo che si applica anche ai comuni delle Regioni a statuto speciale e che ha cancellato l’Ici, l’Irpef e le relative addizionali sui redditi fondiari riguardanti gli immobili non locati, e rispetto a quella prevista nel 2011 presenta importanti differenze: è tassata anche l’abitazione principale, è previsto un prelievo agevolato sui fabbricati rurali, è prevista una compartecipazione diretta a favore dello Stato che prima non c’era; è stata tolta la detrazione del 50% sugli immobili locati, anzi è previsto che l’Imu si cumuli all’Irpef sui redditi fondiari solo per gli immobili locati, un meccanismo per cui si pagheranno meno tasse lasciandoli sfitti, colpendo soprattutto gli affitti a canone concordato.

Il presupposto è sempre il possesso di immobili anche nei casi non espressamente richiamati nella disciplina dell’Ici, il che include anche i terreni incolti. La base imponibile è data dalle rendite catastali, rivalutate del 5% e poi moltiplicate per un valore diverso a seconda della categoria catastale dell’immobile (aumentati del 60% per le abitazioni e mediamente del 40% per gli altri immobili): si tratta di un modo per aumentare di molto il gettito prodotto, scavalcando completamente l’annoso tema della revisione del catasto.

L’aliquota di base per l’abitazione principale e le relative pertinenze (nel limite di una per ciascuna delle tre categorie previste) è del 4 per mille, che i Comuni possono con regolamento alzare fino a 6 o ridurre a 2; è prevista una detrazione base pari a 200 euro per l’abitazione principale, che può essere maggiorata di 50 euro per ogni figlio fino a 26 anni residente nell’unità immobiliare, fino a un massimo di detrazioni complessive di 400 euro; la detrazione si estende anche alle unità immobiliare delle cooperative edilizie e alle case popolari; la base imponibile è ridotta del 50% per fabbricati di interesse storico o artistico e per fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili. Sugli altri immobili di base l’aliquota di base è del 7,6 per mille, con valore minimo di 4,6 e massimo di 10,6, ma i Comuni possono ridurre l’aliquota Imu ad un minimo di 4 per gli immobili posseduti dai soggetti passivi dell’Ires oppure al 3,8 per i nuovi fabbricati rimasti invenduti per i tre anni successivi alla conclusione dei lavori. Sugli immobili rurali strumentali l’aliquota di base è del 2 per mille, con un minimo di 1. Di fatto, con le detrazioni sui figli, si può andare a pagare di Imu sulla prima casa meno rispetto all’Ici esistente fino al 2008, mentre chi non ha tali detrazioni paga di più. L’impatto è molto più alto sulle seconde case, sulle quali si paga poco meno della metà in più rispetto all’Ici applicata nel 2010.

Le stime di gettito si riferiscono alle aliquote di base; sono queste gli elementi utili a calcolare quanto in base all’applicazione dell’imposta viene modificata la voce dei trasferimenti statali. E’ previsto che il governo possa modificare le aliquote nel caso il gettito sia diverso dalle previsioni fino al 10 dicembre: anche per questo il bilancio 2012 negli enti locali è veramente difficile da programmare, perché l’Imu non può essere calcolata definitivamente fino ad allora. Essendo un tributo di competenza dell’ente locale, è anomalo che lo Stato compartecipi per il 50% del gettito dell’Imu derivante da immobili non prima casa e non rurali strumentali. Lo Stato trattiene direttamente il 50%, che la norma assegna senza doverlo imputare nel bilancio dell’ente locale; per questo sulla parte fissata dallo Stato non è possibile ridurre la sua quota parte dell’aliquota (il 3,8 per mille). I Comuni non hanno margine di manovra se non all’interno delle soglie stabilite dalla legge.

Un altro principio fondante dell’Imu è che rispetto all’aliquota di base delle varie categorie di immobili lo Stato ha previsto che la variazione del gettito dell’Imu sul bilancio del Comune comporti una pari variazione (positiva o negativa) del Fondo Sperimentale di Riequilibrio o dei trasferimenti per le Regioni a Statuto speciale: se in bilancio si prendeva 100 di Ici e ora si ha 120 di Imu, il maggior gettito di 20 ad aliquota di base comporta una riduzione di 20 dello stesso F.S.R. Inizialmente il gettito dell’Imu doveva solo aumentare rispetto al gettito dell’Ici, mentre poi è stato corretto prevedendo la possibilità di una diminuzione, anche se piuttosto improbabile. In realtà il legislatore ha dovuto precisare che la riduzione del Fondo opera sulla base del gettito Imu stimato dal Ministero dell’economia e delle finanze ed è stato allora introdotto un meccanismo di accertamento convenzionale: i Comuni hanno una variazione del F.S.R pari al maggior gettito Imu rispetto all’Ici del 2010. Essi iscrivono a bilancio convenzionalmente le stime del Ministero, che combaciano con le pari stime del F.S.R, anche se possono essere diverse dalle stime del Comune; in seguito la Conferenza Stato-città modificherà tali dati sulla base di quelli effettivi del gettito del primo acconto dell’Imu, che arriveranno a settembre. Infine, entro il 10 dicembre sulla base del gettito del primo acconto il governo potrà rideterminare aliquote e detrazioni, nel caso le sue previsioni non si dovessero realizzare.

I Comuni possono modificare le aliquote Imu fino al 30 settembre 2012 per tenere conto delle variazioni delle stime del Ministero. Un decreto in via di elaborazione chiarirà i casi in cui vi sia un obbligo di dichiarazione Imu, che per il 2012 è previsto entro il termine del 30 settembre. Si è posto un problema sul pagamento dell’Imu sugli immobili non destinati esclusivamente ai compiti istituzionali dei Comuni, che è stato risolto stabilendo che i Comuni non devono versare la quota Imu riservata allo Stato su questi immobili. Sono state previste esenzioni per i fabbricati rurali strumentali situati nei Comuni montani e per i terreni agricoli ricadenti in aree montane o di collina.

Il versamento dell’imposta va effettuato esclusivamente con F24, con modalità stabilite dall’Agenzia delle Entrate per la gestione della quota statale. Dal 1 dicembre 2012 verrà ripristinato il versamento dell’Imu mediante il bollettino postale, ora non consentito per il primo acconto del 18 giugno, il quale è calcolato sulla base delle aliquote di base e delle detrazioni obbligatorie, nella misura del 50%. Il Comune conoscerà gli effetti dell’imposta solo a fine dicembre e chiuderà l’assestamento di bilancio a novembre senza questo dato. Novità recenti sono quelle sulla rateizzazione dell’Imu sull’abitazione principale: per il 2012 il pagamento potrà avvenire in tre rate le cui scadenze sono il 18 giugno per la prima, il 16 settembre per la seconda, e alla fine il conguaglio del 17 dicembre.

Riguardo alle quantificazioni del gettito complessivo dell’Imu, si stimano 3,43 miliardi dall’abitazione principale e 18 dagli altri immobili, per un totale di 21,43 miliardi, di cui 9 andranno allo Stato e 12,43 ai Comuni, rispetto all’Ici che nel 2010 valeva 9,2 miliardi: l’eccedenza di 3,23 miliardi comporterà una variazione in riduzione del F.S.R, quindi per il Comune c’è un’invarianza di risorse rispetto all’Ici. Già con lo scenario dell’aliquota di base i cittadini verseranno 21,43 miliardi anziché 9,2: poi però i Comuni davanti alla riduzione dei trasferimenti (diretta o indiretta tramite le Regioni) verosimilmente faranno fronte alle proprie spese e ai bisogni della crisi aumentando le aliquote di base. Si rischia infatti che l’Imu sia mal distribuita fra i vari Comuni in base alle stime o che la stima sia più alta di quella effettiva, il che può portare ad un aumento dell’aliquota da parte dello Stato o dei Comuni. L’Anci, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, ha già reso pubblico uno studio, secondo cui il minor gettito effettivo rispetto alle stime del governo si aggirerebbe attorno ai 2,2 miliardi, il che comporterebbe un aumento delle aliquote di circa l’un per mille rispetto alle aliquote di base, ma il governo ha criticato questi calcoli bollandoli come approssimativi e strumentali.

Enrico Vanzo

Pubblicato il: 24 maggio 2012

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L'autore Parole chiave
Enrico Vanzo

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  • luciano

    Sulle seconde case si paga il doppio dell’ICI, non “poco meno della metà in più”

  • mario

    l’articolo è soddisfacente e chiaro percui si capisce molto bene.Chiedevo i numeri di codice per effettuare il versamento coll’f 24 sia per la quota diretta allo stato che per quella al comune grazie

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