Giovedi 18 gennaio 2018

Dalla storia di Dj Fabo alla legge sul Biotestamento

Dalla storia di Dj Fabo alla legge sul Biotestamento

La storia di Dj Fabo che ha deciso di porre fine alla sua vita, consapevolmente, ha scosso le coscienze di tutti ed ha fatto si che si approvasse la legge sul Biotestamento.

 

Chi era DJ Fabo

Dj Fabo, all’anagrafe Fabiano Antoniani era, un ragazzo di 39 anni, che ha volontariamente deciso di porre fine alla sua vita, in una clinica specializzata in Svizzera.

Ciò è successo il 27 Febbraio del 2017. Dj Fabo, ha portato avanti una lunga battaglia per vedere esaudito questo suo desiderio. Le sue condizioni di salute, a seguito di un bruttissimo incidente avvenuto nel 2014, non gli consentivano più di condurre una vita dignitosa e normale.

 

Una distrazione che ha cambiato tutto

Il 13 Giugno del 2014 Dj Fabo, era di ritorno in auto dopo una serata da Dj set, in un locale a Milano. Per una banale distrazione al volante, per recuperare il cellulare che gli era caduto di mano, è andato a sbattere contro un altra vettura. L’impatto è stato cosi violento da sbalzarlo fuori dall’abitacolo. Le gravi ferite riportate lo hanno reso tetraplegico e cieco.

La vita del giovane fino ad allora pieno di vitalità ed allegria si è trasformata in un incubo.

 

Il desiderio del suicidio assistito

Resosi conto delle sue gravi condizioni, Dj Fabo, ha intrapreso una battaglia personale contro lo stato italiano che fino alla sua morte non permetteva l’eutanasia o il cosiddetto suicidio assistito.

Questa decisione seppur può sembrare dolorosa, ha aperto un lungo dibattito politico, oltre che morale.

Dj Fabo, si sentiva intrappolato nel suo corpo, probabilmente anche di peso alle persone a lui più care, certamente non sarà stata una decisione semplice la sua, aggravata dal fatto di npon poterla compiere liberamente in Italia. L’iniezione letale gli è stata praticata in Svizzera.

L’aiuto da una Associazione

Dj Fabo, non ha affrontato da solo la battaglia, ad aiutarlo fino all’epilogo in Svizzera, c’è stata l’associazione Luca Coscioni, rappresentata da Marco Cappato, finito a processo per l’intera vicenda. Ma, per nulla pentito di aver esaudito l’ultima volontà di Fabiano.

Il percorso verso l’eutanasia

Fabiano ha scelto deliberatamente di porre fine alla sua esistenza, ma per fare ciò, ha dovuto effettuare comunque dei test clinici, per confermare che la sua situazione fisica fosse irreversibile e psicologici, per accertare la sua individuale volontà.

Purtroppo gli è rimasto il rammarico di non aver potuto morire nel suo paese. Si è scoperto che purtroppo non è il solo. Ci sono stati anche casi in cui i pazienti siano arrivati alla fase dei test per poi ripensarci e tornare in Italia.

 

L’appello a Mattarella e l’indifferenza del parlamento

Dj Fabo, ha deciso di condurre una battaglia pubblica, perché la sua situazione e la sua scelta, spronassero le istituzioni a fare qualcosa, ad approvare la legge sul Biotestamento, per granatino al cittadino l’ultima libertà di scelta sulla propria esistenza. In nome paradossalmente della stessa vita.

Il legislatore ha iniziato a muoversi solo dopo che il caso e la morte di Dj Fabo sono diventati di dominio pubblico, al punto da decidere di riaprire la discussione sul Biotestamento.

 

L’approvazione della legge

La battaglia del giovane Dj, ha portato il 20 aprile 2017 l’approvazione della legge che da diritto ad ogni individuo consapevole, di scegliere se porre fine alla propria esistenza, qualora non la reputasse più tale.

 

I punti chiave della legge

Consenso informato: la legge prevede che l’individuo che scelga il suicidio assistito, venga informato sulla procedura sanitaria. Nessun intervento sanitario può essere iniziato o proseguito senza il consenso libero ed informato, della persona interessata. La legge prevede anche che ci sia un rapporto di fiducia tra paziente e medico e che ne siano a conoscenza anche i familiari più stretti.

Se la decisione di fine vita riguarda un minore, essa spetta in primis ai genitori oppure al tutore legale dello stesso, tenuto conto della volontà del minore stesso.

Disposizione anticipata di trattamento DAT: questo è un punto importante della legge sul fine vita. Ogni individuo maggiorenne capace di intendere e volere, attraverso queste disposizione può esprimere a priori la propria volontà di dare o negare il consenso alle scelte terapeutiche o ai singoli trattamenti sanitari; comprese le pratiche di idratazione e nutritone artificiali.

Questa disposizione è vincolante per il medico (che resta esente da responsabilità civili e penali), deve essere fatta attraverso scrittura pubblica o privata autenticata da un notaio e tenuta in copia da una persona di fiducia., oppure videoregistrata se la persona non può muoversi. Il Dat può essere ad ogni modo revocato.

Piano delle cure: l’individuo in accordo con il proprio medico, ha facoltà di scegliere se si dovesse trovare in presenza di una patologia che non può portare alla guarigione, può scegliere fino a che punto e con quali mezzi farsi curare. Il medico ha comunque il dovere di attenersi alla volontà del paziente.

Un importante passo avanti è stato fatto finalmente anche nel nostro paese.

Pubblicato il: 25 aprile 2017

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L'autore
Marco Panato

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