Equitalia: Bersaglio prediletto dello scontento popolare

4 GENNAIO – Da quasi un mese, assistiamo inermi a continui attentati o, nella migliore delle ipotesi, a proteste, contro le sedi di Equitalia.

Proprio questa mattina l’ennesima telefonata anonima, per denunciare la presenza di un pacco bomba presso la sede di Perugia.
Sempre oggi, dieci voltantini di protesta contro il governo ed il fisco sono stati affissi sui vetri della sede di Casarano. Due giorni fa una busta contenente un proiettile è arrivata al direttore dell’agenzia a Torino.
È quindi un fenomeno che colpisce tutt’Italia, segno che lo scontento ed il malumore derivante dalla recente manovra economica sono diffusi ovunque.

Tali sentimenti sono più che giustificabili. L’aumento della benzina, l’IMU, sono sono alcune delle riforme che si potrebbero citare, che si sono abbattute specialmente i ceti più in difficoltà.
Il governo Monti ha messo mano al portafoglio degli italiani, colpendoli laddove non possono sfuggire: pensioni, benzina, casa. Tutti beni che incidono più su chi aveva già difficoltà ad arrivare a fine mese, rispetto a chi invece problemi di tal sorta non ne ha mai avuti.
È evidente quindi come l’equità, usata come stendardo di queste riforme, in realtà sia un concetto molto lontano da quella che è stata poi la traduzione concreta dei punti che il governo si era prefissato.
Sono richiesti a tutti grandi sacrifici, tuttavia la benzina per esempio è aumentata subito, i privilegi della casta sono invece ancora immutati.
In virtù di tutto ciò, la popolazione è oramai esasperata: questo giustifica le proteste, ma non può esser certo utilizzato come scriminante rispetto agli attentati compiuti ai danni di persone che, come tutti noi, non fanno altro che compiere il proprio dovere, giorno dopo giorno.

Quello che mi domando io, è perchè colpire le sedi di Equitalia.
L’agenzia infatti non è altro che l’ente generale di riscossione crediti dello Stato; non è la responsabile delle restrizioni che ci vengono imposte.
I veri responsabili, se si vogliono ricercare, sono coloro che hanno per tanti, troppi anni, sperperato le risorse statali e non solo.

Colpendo queste persone, penso al direttore generale dell’agenzia che il 9 dicembre è stato ferito al volto ed alla mano da un pacco bomba, non facciamo altro che colpire cittadini come noi.

Vengono imposti da Equitalia tassi molto elevati, spesso è protagonista di pignoramenti, di altre pesanti sanzioni e così via, ma ricordiamoci in primis che la violenza non è mai giustificabile, in secondo luogo che, come ho già detto, i dipendenti non hanno colpa di tutto questo.

In un contesto caratterizzato da grandi tensioni sociali e politiche, un comportamento inopportuno è quello di Grillo.
Il comico genovese, famoso per cavalcare l’onda del malcontento italiano, spara a zero sull’agenzia di riscossione, arrivando persino a dire che “Se Equitalia è diventata un bersaglio bisognerebbe capirne le ragioni oltre che condannare le violenze”.
Simili esternazioni non fanno altro che offrire una giustificazione a reati che come tali sono invece da condannare senza alcuna riserva.

I tassi di interesse imposti dall’ente riscossore vanno sicuramente rivisti, per andare incontro alla popolazione, tenendo in considerazione la delicata situazione che stiamo vivendo. Tantissime altre sono le modifiche che Monti dovrebbe apportare, ammesso che miri veramente all’equità e non semplicemente a far quadrare i conti, senza tenere in alcuna considerazione i sacrifici necessari allo scopo. Lasciando da parte quelle che sono le ristrutturazioni che occorrono al sistema esattoriale, non è con un atteggiamento come quello di Beppe Grillo, che si risolvono i problemi.

Una dura critica all’esternazione del genovese, arriva da Bersani, che a Sky Tg24 dichiara: «non può esserci giustificazione per chi intende usare la violenza. Equitalia va migliorata ma non darò ragione a Grillo – ci sono dibattiti che rischiano di alimentare i violenti, anche perché andiamo incontro a mesi delicati».

È infine contraddittorio l’atteggiamento di alcuni esponenti del PDL, quali il capogruppo alla Camera Cichitto. Da un lato infatti condanna ciò che scrive Grillo sul blog, dall’altro muove una dura critica all’Agenzia delle Entrate rispetto alle ultime operazioni eseguite.
Il riferimento è ovviamente a “Capodanno a Cortina”. Non è il titolo di un nuovo cinepanettone, bensì il nome di un blitz che ha visto protagonisti ben ottanta ispettori, che per un’intera giornata hanno vigilato sull’operato di ristoratori, locali…in nome della lotta all’evasione fiscale.

Naturalmente retate simili sono poco gradite a coloro che lavorano nella Perla delle Dolomiti, ci mancherebbe, ma operando un bilanciamento di interessi, in un periodo in cui lo Stato deve a tutti i costi risanare le proprie finanze, possiamo sacrificare l’amenità che regna nelle località di villeggiatura, per non lasciare impunita l’evasione? Datevi una risposta.

Se la Cassazione, con la sentenza 17408/2010 ammette il ricorso a strumenti quali il “bottigliometro” o il “tovagliometro”, per cui si partirebbe dalla presunzione che ogni cliente di un locale utilizza un tovagliolo e quindi il numero di tovaglioli usati costituisce la reale rappresentazione dei pranzi serviti, perchè mai non basarsi su quel luogo comune che sostiene la presenza di grandi manager ecc… a Cortina in questo periodo? Un’altra domanda: chi ha più possibilità d’evadere, il dipendente salariato con la ritenuta direttamente operata sulla busta paga oppure il dirigente con uno stipendio a tante cifre?
Questo a mio avviso giustifica il controllo eseguito, anche perchè se una persona non ha evaso, non ha nulla da temere da un accertamento fiscale.

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