Il vento dell’ “anti-politica”

foto di "fanpage.it"

22 APRILE – Oggi la Francia, dopo 5 anni dalla vittoria di Nicolas Sarkozy, è chiamata nuovamente alle urne. Le previsioni che fino a qualche mese fa davano per certa la riconferma dell’attuale Presidente all’Eliseo, oggi vedono favorito il rivale Hollande. La differenza tra i due sfidanti è marcata. Entrambi i candidati hanno infatti un piano di governo preciso in caso venissero eletti: da una parte c’è colui che ha guidato il Paese attraverso una delle più pesanti crisi economiche che hanno investito l’Europa del secondo dopo guerra, dall’altra c’è la novità, che a discostare da quella che è stata l’azione di governo dell’ultimo quinquennio. Per un francese minimamente informato è facile scegliere una o l’altra posizione, essendoci una differenza pari a quella che intercorre tra il giorno e la notte.

E per un italiano?

Secondo quanto rivela un recente sondaggio condotto da Demopolis per l’Espresso, i primi 100 giorni del Governo Monti hanno decapitato non soltato le speranze della classe ’52 d’andare in pensione, ma anche quelle dei partiti di recuperare un po’ dell’antica stima presso l’elettorato. Questi primi mesi di dominio della tecnocrazia sono infatti costati assai cari agli schieramenti politici in termini di fiducia presso la popolazione, tant’è che se oggi ci fosse l’Italia alle urne, ben 3 italiani su 10 non vi si recherebbero. Questo 30% unito al 22% degli intervistati che dichiarano di non sapere per chi votare, delinea i contorni di un quadro sconcertante.

Il rifiuto per la classe politica in generale, percepita spesso come inaffidabile ed opportunista, che si registrava da qualche anno ha subìto un’evidente “impennata” a seguito degli ultimi avvenimenti, dal caso Lusi agli ultimi scandali che hanno travolto la Lega Nord.

Orfani di un punto di riferimento, privi come sono di alternative concrete, ecco che sempre più connazionali scelgono il grido di quella che possiamo definire “l’antipolitica”del Movimento a 5 stelle, salito all’8%. Beppe Grillo dal suo blog sta infatti sapientemente cavalcando l’onda del malcontento, della sfiducia, di questo popolo ormai senza più nemmeno la forza per far sentire la propria voce. Dopo le critiche all’azione dell’attuale esecutivo, si scaglia adesso contro i talk show, accusati d’esser asserviti al potere – di chi poi poco importa, cambia a seconda del canale televisivo – ed interessati soltanto allo share.

Mentre il comico genovese “spara a zero” conquistando il popolo con il suo linguaggio diretto e concreto, i partiti in Parlamento sembrano ignorare che ben il 57% della popolazione non si sente più rappresentato da nessuno di loro. Fondare campagne elettorali – come nel caso di alcune amministrative – sulla necessità di un cambiamento, senza – nella maggior parte dei casi – realizzarlo veramente, agli occhi dei cittadini delusi non è altro che l’ennesima dimostrazione che di nuovo, per ora, non c’è nulla. Nel momento in cui il consenso si raccoglie attorno ad un comico che parla già come un politico e che non deve far altro che sottolineare i limiti dei vari programmi, risultando persino superflua poi l’offerta di un’alternativa alla luce di dati reali, ecco che si ha la dimostrazione, qualora ce ne fosse bisogno, che la politica è arrivata ad un punto di svolta: può scegliere di riprendere in mano le sorti del Paese e guidarlo con mano ferma verso la luce in fondo al tunnel, oppure può annichilirsi e lasciare il posto ad una persona qualsiasi in grado di raccogliere un numero sufficiente di voti per governare, facendo leva unicamente sul malcontento generale.

Giuliasofia Aldegheri

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