Un 2 giugno all’insegna della sobrietà, per non dimenticare

2 GIUGNO – Era il 2 giugno 1946 quando gli italiani e – per la prima volta – anche le italiane con più di 21 anni, dopo la Seconda Guerra Mondiale, si recavano alle urne per decretare la forma di Stato.

Dal referendum elettorale emerse la volontà di adeguarsi a buona parte dell’Europa, scegliendo d’abbandonare il regime monarchico, in vigore dal 1861, a favore di quello repubblicano.

Da quel giorno che scrisse una pagina importante nella storia del nostro Paese, ogni anno abbiamo festeggiato il 2 giugno con le esibizioni delle nostre forze armate, una su tutte quella delle celebri Frecce Tricolori.

In oltre 60 anni, soltanto nel 1976 il ministro della Difesa, che in quell’anno era Forlani, decise di sospendere del tutto la festa a seguito del terremoto che sconvolse il Friuli.

In virtù di quella sospensione in questi giorni si sono scatenate polemiche sul web e non solo, circa l’opportunità di congelare le celebrazioni, per rispetto delle vittime dei terremoti che hanno colpito l’Emila Romagna gli scorsi giorni. Il 68% degli italiani (fonte Swg per “Agorà” di Rai 3) sarebbero stati infatti favorevoli alla cancellazione della parata militare e del ricevimento presso il Quirinale, per destinare quei fondi alle popolazioni del sisma.

Un’idea ammirevole, che però non ha tenuto in considerazione che oramai buona parte dei fondi destinati erano già stati spesi. Sarebbe forse stato corretto non corrispondere il dovuto alle varie aziende e non solo, per di più in un periodo di crisi economica?

Per questa ragione e nell’ottica di un contemperamento di interessi non necessariamente opposti – il ricordo di coloro che hanno contribuito in modo significativo alla crescita dell’Italia ed il sostegno alle zone interessate dalle recenti scosse sismiche – il Capo dello Stato ha reso nota l’intenzione di non sospendere le celebrazioni, che però saranno giustamente all’insegna della sobrietà.

Non ci saranno le amate Frecce, così come mancheranno cavalli e mezzi pesanti, per mantenere un low profile.

“I numeri della rassegna, già quasi dimezzati rispetto all’edizione dell’anno scorso sulla scia della spending review, subiscono ora un ulteriore taglio – ha reso noto il ministro della Difesa Di Paola – di oltre il 20%, anche alla luce delle indicazioni venute dal Presidente della Repubblica”.

Mettiamo da parte, sulla base di questo, le polemiche degli scorsi giorni e non lasciamo che questa festa venga strumentalizzata, svilendola così nel suo significato più profondo.

Coloro che hanno reso possibile la costituzione di una “Repubblica democratica” valgono forse meno di coloro che sono morti per i crolli ? La festività odierna è di tutti, per tutti.

La crisi economica, la perdita dei nostri cari, nn devono dividerci bensì rafforzare l’unità di questo popolo che in tante occasioni si è dimostrato per quello che è: grande.

Questa ricorrenza “ci ricorda i legami profondi che uniscono tra loro gli italiani e che hanno consentito al nostro Paese di superare in passato momenti drammatici anche più di questo”, queste le parole del Presidente del Consiglio Monti in merito alle pesanti critiche mosse al Capo dello Stato.

Quando, prima della parata, il Presidente Napolitano depositerà la tradizionale corona d’alloro all’altare della patria, che il nostro pensiero possa andare agli scomparsi, siano essi mancati all’affetto dei loro cari a seguito di eventi drammatici, che a seguito dell’estremo sacrificio a cui sono giunti per la Patria.

Un pensiero riguardo “Un 2 giugno all’insegna della sobrietà, per non dimenticare

  • 6 giugno 2012 in 22:47
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    Capisto l’intento low cost della cerimonia del 2 Giugno per valorizzare comunque l’importanza della stessa ma io non ci avrei speso un centesimo e avrei devoluto tale budget per i nostri vicinissimi conterranei ora senza tetto. Nonostante siano passati diversi giorni queste persone sono nel dubbio che lo stato li aiuti…è terribile!

    Se Napolitano & company avessero evitato la manifestazione tali soldi sarebbero potuti arrivare subito e poi subito a chi ne aveva bisogno ( e non si sarebbero come al solito infilati nelle tasche degli organizzatori)! A mio parere non ci voleva un politico o un presidente della repubblica per decidere questo fatto ma solo una persona con buon senso.

    Con tutto il rispetto per la festa della Repubblica e per la frase che hai scritto nel tuo articolo “La crisi economica, la perdita dei nostri cari, nn devono dividerci bensì rafforzare l’unità di questo popolo che in tante occasioni si è dimostrato per quello che è: grande” ma io inizio a crederci poco in questa Repubblica democratica.

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