Martedi 18 aprile 2017

Ungheria : la nuova Costituzione che preoccupa l’Europa

il Parlamento di Budapest - foto by inpullman.it

30 SETTEMBRE – Il 1° gennaio 2012 entrerà in vigore la nuova Carta Costituzione Ungherese che sostituirà, per la prima volta, la Costituzione varata nel 1949 e più volte emendata dal 1989 ad oggi. Si tratta di un importante passo che trascinerà – secondo l’opinione di giornalisti, analisti ed esperti – lo stato magiaro (dieci milioni di abitanti, membro dell’Unione Europea dal 2004) ad una condizione di preoccupante carenza di bilancio di poteri a netto vantaggio dell’Esecutivo. La nuova legge fondamentale, infatti, limiterà moltissimo la Corte Costituzionale che a partire dal prossimo anno non avrà più la possibilità di decidere su alcune materie legislative, fra cui quelle non certo secondarie di natura fiscale. Viene inoltre introdotta la maggioranza qualificata su diversi temi, come ad esempio quella sull’introduzione di nuove tasse (obbligo dei 2/3 del Parlamento) che rende in pratica intoccabili le riforme attuate dall’esecutivo in carica. Fidesz, il partito di maggioranza votato con oltre il 60% dei voti alle ultime elezioni, avrà poi il compito di nominare i membri del cosiddetto Consiglio di bilancio, una sorta di Corte dei Conti che avrà la possibilità di veto sulle leggi finanziarie, le quali, a loro volta, dovranno essere varate entro e non oltre il 31 marzo di ogni anno, pena lo sciogliemento delle Camere da parte del Presidente (attualmente Pàl Schmitt, anch’egli esponente del Fidesz) con l‘immediato ritorno alle urne. Ma non è tutto. A questo tipo di riforme, che già rischiamo, secondo molti osservatori, di garantire al partito del premier un controllo pressochè totale sulle principali istituzioni dello Stato (Parlamento e Governo) se ne aggiungono altre che sono ancora più preoccupanti: il premier ungherese Viktor Orban, ha voluto inserire, anche con la collaborazione del partito di ultradestra nazionalista Jobbik, alcune riforme che si richiamano all’origine cristiana e soprattutto etnica del popolo ungherese.

Nel preambolo della nuova Costituzione vengono rivendicati i territori assegnati, dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, a Romania, Austria e Slovacchia e a fronte di un allargamento della cittadinanza ungherese anche alle persone di origine magiara residenti nei paesi limitrofi (con tanto di diritto di voto) non vengono in alcun modo difesi i diritti fondamentali delle minoranze: etniche, religiose e non solo. Il popolo ungherese viene in qualche modo considerato eletto e superiore e in base a questo assunto tutto il resto viene di conseguenza. Durante il discorso inaugurale della presidenza ungherese, nel semestre di turno al Parlamento Europeo, Orban ha avuto persino il coraggio di dichiarare: “Noi non crediamo nell’Unione Europea, crediamo nell’Ungheria e consideriamo l’Unione Europea da un punto di vista secondo cui, se facciamo bene il nostro lavoro, allora quel qualcosa in cui crediamo, che si chiama Ungheria, avrà il suo tornaconto”. Parole che si commentano da sole è che comunque hanno suscitato soltanto qualche timida protesta da parte dell’Unione Europea. La quale, quando fu l’austriaco Haider ad esternare atteggiamenti xenofobi e ultranazionalisti, si fece sentire con più decisione di quanto non stia in realtà facendo attualmente con il governo ungherese. Tutto questo viene accompagnato da una scandalosa legge-bavaglio sui media che dal dicembre 2010 sta condizionando la stampa e il diritto d’informazione all’interno del paese e che, anche se indirettamente, ha già portato al licenziamento di giornalisti e alla chiusura programmi d’approfondimento politico, economico e sociale.

Di fatto, creando l’Autorità Centrale per il Controllo dei contenuti sui media”, Orban – che ha inserito all’interno di questo stesso organo amici e conoscenti – si è sbarazzato di qualsiasi tipo di critica interna, salvo quella proposta da qualche coraggioso media, come il quotidiano Nepszabadsag, che tenta con una strenue battaglia di portare un minimo di protesta alle orecchie dei cittadini. Cittadini che, a dire il vero, non dimostrano grande dissenso confermando, di fatto, la fiducia in Orban. Il popolo ungherese continua a vivere relativamente tranquillo la propria esistenza, non essendo la situazione, nel quotidiano, cambiata poi molto. Anzi, visto che Orban, comunque, sta facendo una politica economica di difesa del ceto medio – quello più colpito dalla recente crisi modniali che ha avuto nell’Ungheria una delle vittime più illustri – la gente è probabilmente disposta “a turarsi” il naso” nei confronti delle scelte etico-sociale a fronte di efficaci provvedimenti economici. Vengono, in particolare, viste con favore le misure adottate in questa fase storica dal Governo: dalle privatizzazioni ad oltranza, (che hanno interessato, ad esempio, l’intero sistema scolastico nazionale) a demagogiche campagne contro le istituzioni bancarie, viste come il “nemico” dal popolo e per questo attaccate dal furbo premier.

Nonostante questo le tensioni sociali, soprattutto nelle zone più povere del paese, sono ben lontane dallo stemperarsi. Anzi, in alcune di queste si vive, ormai, in una sorta di vero e proprio “stato di guerra”. Nella cittadina di Gyongyospata, nel nord est del paese (una delle zone più depresse dell’Ungheria), è in atto da anni una sorta di guerra etnica tra ungheresi e rom che degenera spesso in risse e, a volte, in veri e proprio omicidi. Scene da Ku Klux Klan che si ripetono con incredibile costanza e che nessuno è riuscito a limitare, né tantomeno a eliminare. Ora – con il benestare tacito di chi, invece, dovrebbe impedire questo tipo di manifestazioni – in quella stessa cittadina diverse centinaia di “miliziani” in uniforme nera pattugliano quotidianamente le vie chiedendo i documenti alle persone che incontrano per strada. Un modo come un altro per ristabilire il giusto ordine delle cose.

Gergely Agoston è un architetto 35enne ungherese. Vive a Verona da quasi vent’anni ed è diventato, nel tempo, cittadino italiano. La sua famiglia, in parte, vive ancora a Budapest ed ha, per questo ma non solo, ancora un forte legale con il suo Paese d’origine. Si dimostra preoccupato per quanto sta avvenendo in Ungheria. “Diciamo che ho una preoccupazione a lungo termine” spiega. “Non so che tipo di conseguenze potrà avere tutto questo, ma sono sicuro che non ne avrà di positive”. Un senso di strisciante disagio serpeggia in Agoston, il quale, da Verona, osserva ciò che sta accadendo nella sua patria. “In realtà ancora non mi è chiaro come si stiano comportando i cittadini in Ungheria. C’è chi tende a minimizzare e chi ad accettare purchè si prendano anche provvedimenti di caratterere economico, considerati più importanti. In ogni caso, anche grazie alla legge sui media, non si registra alcun tipo di dissenso o almeno questo è ciò che si avverti dall’Italia”. Il potere di Orban si instaura soprattutto su un voto quasi plebiscitario, che gli ha consegnato oltre il 60% del Parlamento e gli permette, ora, di fare più o meno ciò che vuole. “Dal 1989 ad oggi c’è stata, in Ungheria, un’alternanza quasi perfetta fra centro-destra e centro-sinistra al potere” racconta il giovane architetto. “E’ ciò è abbastanza fisiologico in un paese dove i provvedimenti necessari da prendere, che si trattasse di un partito o di un altro al Governo, sono sempre risultati impopolari: tagli e aumento delle tasse. L’elettorato, scontento, per protesta alla tornata successiva di solito votava per l’altra parte politica. Ma questa volta il risultato è andato ben oltre le previsioni. I socialisti, prima al Governo, non sono arrivati al 15%”.

Orban sta approfittando di questa maggioranza per attuare una politica estera volta a chiudersi più possibile. Dopo aver definito l’Ungheria uno stato etnico, basa il resto della sua politica su questo. Un eventuale intervento dell’Unione Europea viene visto con diffidenza. “L’Europa sta facendo poco, è vero, ma quelle poche volte che ha tentato di protestare, Orban ha strumentalizzato l’intervento in chiave anti-Europeista, vanificando gli sforzi di Bruxelles. Ciò che più mi preoccupa, in ogni caso, è che Orban è davvero convinto delle proprie idee. E’ coerente con il suo mondo di valori e tenta, ora che ne ha l’occasione, di applicarle ed estenderne i principi al resto del popolo ungherese. Il quale sta sottovalutando gli effetti di questa politica e si sta lasciando irretire, con una sorta di intontimento collettivo. In fondo, anche Hitler non ha sterminato sei milioni di ebrei in un giorno. Il paragone forse può sembrare azzardato, e di fatto lo è, però è proprio attraverso l’accettazione di cose che in realtà non sono accettabili che si discende, pian piano, nel baratro. Le minoranze rom, presenti in percentuali massiccie nel nostro Paese, con la nuova Costituzione vedono assottigliarsi le normali tutele giuridiche, ma anche le altre minoranze vedono significativi limiti imposti da questa nuova Carta. E Orban sta letteralmente modificando la democrazia ungherese trasformandola in qualcosa che non mi piace”.

Ernesto Kieffer

Gergely Agoston

Pubblicato il: 30 settembre 2011

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Ernesto Kieffer Ernesto Kieffer

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