Mercoledi 19 luglio 2017

Formalmente involucri vuoti

foto Franco Galetto

23 APRILE – Se vado a pranzo con il Presidente della Repubblica come devo presentarmi? Domanda essenziale. Se vado a pranzo con il Presidente della Repubblica di cosa parleremo? Domanda superflua.

La forma e la sostanza, categorie logiche e giuridiche. Categorie situazionali. La sostanza si formalizza. La forma diventa sostanza, la forma è sostanza.

In un insieme disomogeneo emerge la forma quale criterio di valutazione. Nella vita di ogni giorno formalmente bisogna porsi sempre formali. Informalmente, si apprezza la forma. Rapporti umani: sono formalità.

La forma è semplice, perché è un dato effettivo. La valutazione della forma si basa su elementi formali, su di una corrispondenza necessaria con un modello di riferimento. Essere formali è facile. Bisogna essere un doppio di se stessi.

La formalità perfetta è quella che una persona riesce a concretizzare nel momento in cui vede se stesso mentre si formalizza. Come un serpente che guarda la sua muta, egli guarda un involucro vuoto, perdendo di vista che la vera esistenza è nel soggetto che osserva. Il soggetto osservato, di fatto, da solo non esiste. È la sostanza che guarda la forma, formalizzandosi.

Il soggetto osservato ha un difetto: è il soggetto agente, ma non è il soggetto senziente.

Porsi quali due soggetti porta alcune difficoltà. Bisogna rendere conto a se stessi di un altro se stesso. Una tensione al dato formale che annulla il dato sostanziale. Parlo benissimo, ma di cosa? Non importa, parlo benissimo. La gran parte delle elezioni politiche sono vinte in questo modo. Vesto bene, parlo bene, il più è fatto.

Cosa manca? Il sentimento.

Il punto debole della forma. Un innamorato formale non è davvero innamorato. La forma è da rispettare, ma non si può amare formalmente. Vuol dire amare se stessi, essere innamorati del se stesso osservato. Relazione a tre: soggetto formale osservato, soggetto sostanziale osservante, terzo. E delle tre, una è “forma vuota”. Il terzo non si può relazionare ad un soggetto non senziente. Non si può pretendere che qualcuno ami (solo) un dato formale.

Io mi posso ricordare a memoria un compleanno, ma la sostanza è che lo ricollego ad una persona.

La forma è malleabile, la forma è controllabile, la forma è prevedibile. La forma è pelle morta. Che ci si provi a controllare la sostanza. Chi riesce me lo dica. Attacco la forma, controllo la forma: sono solo un bravo impiegato. Esseri sostanziali, la rarità. Paradossale, essere solo se stessi è più difficile che essere insieme controllante e controllato.

Formalismi, tecnicismi, cavilli, sottigliezze: buone per un lavoro. Se poste quali modelli di condotta relazionali, si è però affetti dalla sindrome del doppio formale. Non si potrà in questo modo amare qualcuno. Soprattutto, non si potrà pretendere di essere amati da qualcuno.

Nella forma osservata manca la sostanza. Il soggetto unico è invece formalmente sostanziale: un unico che non ha paura di nascondersi dietro ad un involucro vuoto. Ecco perché unico: è raro. Trovare una persona in grado di far sentire sostanzialmente se stessi, senza prigioni mentali.

Ma allora liberare la sostanza si può? Da persona innamorata dico di sì.

Enrico Andreoli

Pubblicato il: 23 aprile 2011

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L'autore
Enrico Andreoli Enrico Andreoli

  • Nicola Galetto

    Liberare la sostanza non è che si può, si deve 🙂 e non solo per raggiungere determinati fini, ma sempre e comunque. Rispettare la forma è rispettare lo spazio concesso, l'establishment, liberare la sostanza vuol dire utilizzarlo e aumentarne i confini, i propri, quelli degli altri e quelli dell'altra metà, confini che via via sono sempre più sfumati. …Libertà è partecipazione !

    Nicola Galetto

  • Matteo

    il crollo dei confini formali è il crollo sistemico delle libertà. Una libertà che espande la propria sostanzia senza considerare le altre sostanze confinate nella loro forma degenera in arbitrio

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