Sabato 22 settembre 2018

La regola del “cetriolo”

 


8 GIUGNO – Il mio amico Nicola racconta spesso la storiella del cetriolo. “Nella vita, come nel lavoro, l’importante è non rimanere con il cetriolo in mano”. Una vera e propria regola di vita, a sentire lui. Piuttosto diffusa, a quanto pare. Sono molti, a questo mondo, a pensare che finché non si rimane con il cetriolo in mano va tutto bene. E in effetti dove poi vada a finire quel cetriolo è piuttosto chiaro e quindi, recita ancora la storiella, meglio non farsi cogliere impreparati. Sbolognandolo, non importa a chi, appena possibile.

Quando pochi giorni fa è scoppiato il caso del batterio Escherichia Coli in Germania ho avuto fin da subito la netta sensazione che il cetriolo centrasse. Ma non come hanno voluto far credere le autorità tedesche, che in un primo tempo hanno voluto addossare proprio al cetriolo (in quel caso di origine spagnola) le colpe dell’epidemia. No, diciamo che non ho potuto fare a meno di pensare alla “regola del cetriolo” del mio amico.

Al di là delle teorie emerse in questi giorni (“E’ stato il cetriolo!” “No, è colpa di un ristorante vicino Amburgo”, “Ma che dite: è colpa dei germogli di soia”. “Impossibile, è la carne di cervo!”, eccetera) l’impressione che se ne ricava, infatti, è che in Germania qualcuno avesse davvero tutta l’intenzione di non farsi trovare con il cetriolo (quello in senso figurato) in mano e intendesse sbolognare le responsabilità sul primo malcapitato. Il caso ha voluto che si trattasse in effetti di un cetriolo (quello vero), inizialmente additato come il veicolo del batterio killer (al momento in cui scriviamo sono ben 25 le morti accertate), ma successivamente scagionato, non appena è stata fatta un’analisi più approfondita. Peccato, però, che nel frattempo la notizia fosse già uscita, il panico si fosse già diffuso e, soprattutto, la gente avesse già deciso di non mangiare più il “pepino” (cetriolo in spagnolo) e in generale limitasse (e di molto) il consumo di verdure e ortaggi. Le successive necessarie rettifiche non hanno, come sempre succede in questi caso, avuto un effetto riparatore. Esportazioni bloccate, prezzi, milioni di danni per gli agricoltori (spagnoli e non solo) e settore agricolo in ginocchio. E già si parla di indennizzi e risarcimenti. E chi pagherà tutto questo?

L’impressione è che si stia brancolando un po’ nel buio. Si va “a tentativi”, sperando di imbroccarla. Può darsi che la situazione non permetta altre forme di approfondimento o analisi e che questa sia l’unica strada per trovare una soluzione a questo grave problema. Ma mi chiedo, ancora una volta, se non si possa porre un argine alle comunicazioni allarmistiche che vengono emanate da organi più o meno ufficiali ben prima di avere una certezza degna di questo nome. Panico e altri effetti collaterali indesiderati potrebbero, così, essere quantomeno limitati o addirittura evitati.

La musica si sta per spegnere. Il cetriolo rimarrà presto in mano a qualcuno. A chi toccherà questa volta?

Ernesto Kieffer

Pubblicato il: 8 giugno 2011

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