Cerimonia dei diplomi per i fedelissimi di Assad

18 GIUGNO – Mentre impazzano i cruenti scontri nelle strade della Siria, nello svicolo che porta l’altisonante nome del martire Bassel Al Assad, nelle stanze dell’Istituto di Scienze  il Ministro degli interni ha tenuto un discorso  ai generali e alle nuove leve dell’esercito siriano diplomatisi qualche giorno fa.

I temi sottolineati durante la cerimonia sono stati, come da rituale, sensibilmente legati al patriottismo. Il Ministro degli Interni, in qualità di rappresentante del governo di Assad, ha più volte salutato i soldati intervenuti all’incontro come salvatori della patria e unici veri garanti dell’unità nazionale, riferisce Albaath news, un giornale molto vicino al regime.

Attributi che ricordano molto quelli pronunciati dai portavoce del governo durante i funerali, che si stanno tenendo in questi giorni, di alcuni soldati. Secondo Albaath news,  sarebbe pari a 27 il numero delle  morti più recenti tra le fila dell’esercito governativo. Numero che non trova conferma vista l’indeterminatezza cui  l’agenzia ufficiale, Sana, ricorre nel quantificare le cifre dei morti sia nel gruppo dei ribelli sia nell’esercito ufficiale.

Ma il Ministro degli Interni durante il suo intervento all’Università non ha solo galvanizzato gli spiriti degli ufficiali ma ha anche lanciato precise accuse riferendosi alle ingerenze dei Paesi stranieri, in particolare Israele, colpevoli secondo il fronte di Assad di ingrossare le fila della dissidenza e di alimentarne l’aggressività.

Aggressività che non accenna a diminuire e che si manifesta negli attentati che, secondo l’agenzia Sana, nella giornata di domenica hanno ucciso nove civili e due militari a Damasco, per un ordigno fatto esplodere nei pressi della moschea di Qa’a, e che hanno ferito, in maniera analoga, due persone ad Aleppo.

L’attuale situazione compromette e impedisce agli osservatori internazionali di svolgere verifiche circa i singoli episodi di violenza. Questa è tra l’altro la questione sollevata da Robert Mood, capo della missione delle Nazioni Unite in Siria da due mesi, durante una recente conferenza stampa.

Di tutta risposta il Ministro degli affari esteri siriano si è detto disposto a promuovere la sicurezza degli osservatori sottolineando le numerose responsabilità delle frange ribelli ree di aver  fomentato gli scontri e di aver reso inapplicabile il piano di Annan.

Al contrario i trentamila fedelissimi dell’esercito di Assad pronti in queste ore ad entrare  a Homs  dopo i bombardamenti di domenica, sembrano essere, secondo il Ministro degli Interni, l’unica forza in grado di riconsegnare alla Siria la sua stabilità.

Miryam Scandola

 

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