Il Disastro Nucleare in Giappone

foto Nicola Galetto

13 APRILE – Come prevedibile malgrado i tentativi di non allarmare la popolazione locale la situazione a causa del disastro nucleare nel nord del Giappone continua a versare in condizioni molto gravi. Il governo giapponese sta proseguendo con l’evacuazione della zona di tutti gli abitanti che risiedono nel raggio di 30 km dalla centrale e l’esercito americano sta rifornendo gli addetti di acqua dolce per il raffreddamento dei reattori. L’acqua di mare infatti non è più utilizzabile a causa della radiazioni rilevate nelle acque dell’oceano nei dintorni di Fukushima.

La crisi nucleare, quindi, è ancora molto grave in Giappone e secondo Greenpeace International il governo giapponese non è in grado di proteggere la salute dei cittadini. Secondo il portavoce della campagna Nucleare dell’organizzazione ambientalista il governo nipponico nel suo sforzo di rassicurare la popolazione sta minimizzando quanto accaduto, mentre occorre che informi in modo chiaro e corretto su quanto sta avvenendo e metta in atto tutte le misure necessarie per evitare che salute dei giapponesi venga seriamente compromessa. “La perdita radioattiva non si è ancora arrestata completamente – ha detto ai giornalisti un funzionario della società – e la nostra preoccupazione è che possa anche superare Chernobyl”.

La Tepco infatti, società che gestisce la centrale nucleare giapponese danneggiata di Fukushima, ha affermato di temere che la fuga di radiazioni possa essere maggiore di quella verificatasi nel 1986 nel disastro nucleare di Chernobyl. La fuga radioattiva continua quindi. La decisione è basata sulla quantità di sostanze radioattive rilasciate nell’atmosfera. L’agenzia ha anche aggiunto che finora il materiale radioattivo rilasciato è pari al 10% di quello di Chernobyl, l’unica altra tragedia che abbia raggiunto il livello 7 nella scala.

Inizialmente l’incidente di Fukushima era stato registrato come livello 5, ossia «limitata fuga di materiale radioattivo». Il livello 7 sulla scala Ines equivale invece a «grande emissione di materiale radioattivo, con diffusi rischi per la salute e per l’ambiente». La stima era stata anticipata dagli esperti e dalla stampa giapponese, ma è stata ora ufficializzata. A differenza del disastro di Chernobyl, non c’è stato nell’impianto di Fukushima un’esplosione nel nocciolo del reattore ma si è bloccato il sistema di raffreddamento della centrale provocando l’aumento della temperatura all’interno dei reattori e causando la fuoriuscita di radiazioni.

Un incubo per il popolo Giappone con il quale ci sentiamo molto solidali e vicini, anche nella paura. Il mondo è chiamato a fare i conti con i risultati di scelte che rischiano di pesare per decenni sulle persone. E non si può, di fronte al disastro che sembra profilarsi, non imparare alla svelta la lezione che da lì viene.

Giulia Cerpelloni

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