Il tesoro librario di Alberto Burdese arriva a Verona

Alberto Burdese

VERONA, 19 APRILE – E’ stato presentato ieri pomeriggio, presso la facoltà di Giurisprudenza di via Montanari, il fondo librario dedicato alla memoria del celebre giurista Alberto Burdese, scomparso lo scorso anno ma ancora vivo nel ricordo di numerosi colleghi e studenti. L’incontro é  stato aperto dal preside Stefano Troiano, il quale ha ringraziato pubblicamente la famiglia del professore per questa generosa donazione, che ha interessato numerose riviste scientifiche e altre opere appartenute allo studioso. “Ogni donazione ha la sua storia –ha affermato in apertura- e questa in particolare. Essa tocca la nostra facoltà fin dalla sua creazione poiché il professor Burdese, tra il giugno1994 ed il novembre 1996, ne fu tra i fondatori. Furono anni intensi, durante i quali molte persone che avevano dedicato gran parte della loro carriera alla didattica e alla ricerca iniziarono a guardare oltre, facendosi portavoce dell’idea di costruire nuovi centri per diffondere il pensiero giuridico”. In effetti la facoltà veronese conquista proprio quest’anno la maggiore età e, in essa, lo studio del diritto romano tanto caro al professor Burdese e ai suoi allievi rappresenta il pilastro imprescindibile per valorizzare le materie di base, quali il diritto privato, guardando con fiducia anche ai loro sviluppi in prospettiva europea. “Il fondo -prosegue- ha trovato la sua collocazione naturale nella Sala delle Colonne, in cui vengono accolti gli studiosi stranieri in visita presso la nostra facoltà. Lì le opere donateci saranno disponibili per la consultazione”.

A seguire; si è avuto l’intervento della professoressa Donata Gottardi, che dirige il dipartimento di Scienze Giuridiche: “Le donazioni si accettano quando il patrimonio librario è di eccezionale qualità e proviene da un autore di grande livello. Questo fondo librario si distingue perché comprende alcune collezioni di riviste che partono dal 1896 e poi ancora atti di convegni, monografie e molto altro nei più svariati ambiti della cultura giuridica. Frantumare il tutto in una biblioteca non sembrava adeguato, per questo abbiamo preferito una collocazione che si distinguesse per essere un tutto unitario. In tal modo; cercheremo di dedicarvi la migliore attenzione possibile”.

La figlia di Alberto Burdese, Roberta, è intervenuta ricordando proprio come fruibilità e collocazione unitaria delle opere del padre abbiano rappresentato i due elementi fondamentali che hanno fatto propendere la famiglia per la scelta della facoltà scaligera, uniti al fatto che non è mai stata posta in discussione la sistemazione dell’altra parte della collezione nello studio padovano del Burdese. “Per mio padre; il libri sono stati compagni di vita sempre presenti –ha sottolineato-. Con essi egli ha sempre avuto un polo d’attrazione nel suo viaggio umano, tanto che riuscivano a creare un mondo a parte nel quale è spesso stato catturato”. Ha quindi ricevuto con piacere, al termine dell’incontro, la medaglia attribuitale dalla facoltà in segno di riconoscenza per il generoso gesto.

Da queste prime parole, con cui una figlia descrive affettuosamente il padre scomparso, alle testimonianze di chi gli fu vicino in qualità di collega o allievo. Maurizio Pedrazza Gorlero, Carlo Augusto Cannata, Luigi Garofalo e Tommaso Dalla Massara hanno tratteggiato un quadro generale dell’uomo, prima ancora che del severo professore capace di scrutare con rigore gli studenti e capire subito se avevano studiato. Così emerge la figura di un grande appassionato di diritto, che leggeva di tutto –anche i contribuiti dei ricercatori più giovani- e cercava, al contempo, di penetrare nella mente dell’autore rifuggendo le letture svogliate. Un vero e proprio dialogo con i libri, insomma, per cogliere il pensiero di chi li aveva scritti e una passione per l’insegnamento unito alla valorizzazione dell’eccellenza. “I suoi studenti dovevano essere i migliori ricorda Garofalo- e anche quando le sue aspettative venivano tradite, questo non lo faceva desistere dall’intento”. Un uomo che seppe coltivare la passione per gli studi durante tutta la vita, secondo Dalla Massara, conferendo ad essi un’impronta sistematica che gli permise di ragionare sempre “per vie rettilinee”, facendo così emergere la fibra della persona, oltre che del giurista.

Silvia Dal Maso

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