Iowa Surprise!

5 GENNAIO – Nessuno sino a pochi giorni fa ritenevano Rick Santorum un candidato credibile, ma con il 24,5% delle preferenze  è riuscito ciò che sembrava impossibile. Ha stupito avversari (e forse gli stessi suoi sostenitori) conquistando un secondo posto in Iowa, separato dal super favorito Mitt Romney (fermo al 24,6%) per soli otto voti, con una performance che riecheggia il sorpasso quattro anni fa di Obama in Iowa sulla corazzata Clinton. Il testa a testa tra Romney e Santorum ha pochi precedenti. Bisogna risalire al 1980 quando ai caucus dell’Iowa George H.W. Bush prevalse con il 32% contro il 30 di Ronald Reagan.

Nessuna delle 99 contee dell’Iowa è stata trascurata dal candidato Santorum, anche se non sempre l’accoglienza incontrata è stata calorosa visto che a volte non si è presentata che solamente una persona.

Figlio di uno psicologo trentino, classe 1958, padre di sette figli (l’ultima arrivata, Isabella Maria, soffre di una grave malattia genetica ed è riuscita ad arrivare al terzo anno di vita contro ogni previsione) e cattolico, le vittorie sul filo di lana sono il suo forte. Entra infatti alla Camera a soli 32 anni come rappresentante del 18° distretto della Pennsylvania, superando il suo sfidante per un paio di punti percentuali. Due punti è ancora una volta la distanza che lo separa nel 1994 da Harris Wafford, il suo avversario democratico, e che gli permette di entrare al Senato. Serve per due mandati ma nel 2006, l’anno dell’avanzata democratica, subisce una pesante sconfitta ad opera dello sfidante Bob Casey Jr

Lasciata “the city on the hill” solo fisicamente, Santorum comincia a collaborare con la rete televisiva di destra Fox News e pubblica interventi sul Philadelphia Inquirer. Scende in campo nella corsa alla Casa Bianca nel giugno scorso. Secondo il New York Times, il suo maggiore ostacolo è la relativa impopolarità. Fuori dalla Pennsylvania, e sino ad oggi, è praticamente uno sconosciuto.

A garantirgli il successo e le luci della ribalta nazionale è il messaggio religioso di cui si fa portavoce. Spesso, durante i suoi comizi, incita alla “grazia di Dio che gli permette di sopravvivere alle sfide della vita”. Le tre ‘f’ (faith, family e freedom) sono il suo pensiero personale e politico. Le sue prese di posizione contro l’aborto, i matrimoni gay, la ricerca sulle cellule staminali e la sua difesa del creazionismo gli fanno guadagnare l’appoggio delle ormai sempre più forti lobby religiose che sino all’ultimo speravano nella candidatura di Sara Palin. L’endorsement di Vander Plaats, uno dei leader del movimento cristiano conservatore è stato fondamentale nella “vittoria morale” di Santorum. Già componente della Commissione americana sulle forze armate, in politica estera Santorum esprime opinioni da super-falco, emergendo come uno strenuo difensore della filosofia dei neo-conservatori. Grande sostenitore dei tagli alla spesa pubblica (e della riduzione delle tasse), ritiene non debbano interessare il settore militare che “crea posti di lavoro”. Schierato in maniera acritica al fianco di Israele, si oppone a colloqui con Iran e Siria perché “non si dialoga con l’islam radicale”. Nel corso della campagna per le primarie, ha sollevato qualche perplessità quando disse:“fare guerra alla Cina e rendere l’America il posto migliore al mondo per fare business”. Contrario alla chiusura del carcere di Guantanamo, difende tecniche estreme di interrogatorio come il waterboarding (da molti considerato una pratica di tortura). Favorevole alla costruzione di un muro lungo tutto il confine con il Messico per combattere l’immigrazione clandestina, ha accusato il governatore del Texas Perry, definendolo troppo debole in materia. Sull’ambiente ha detto: “il riscaldamento globale è una “bufala” ed è favorevole alle estrazioni petrolifere “ovunque”.

La fredda notte elettorale di Des Moines non permette di azzardare pronostici per le prossime primarie dal momento che l’Iowa, Stato agricolo e caratterizzato da una popolazione anziana e da una trascurabile presenza di minoranze etniche, non può essere considerato uno Stato rappresentativo dell’umore generale del cittadino repubblicano medio. Resta sempre il fatto che se Romney dispone di ampie finanze è anche vero che Santorum ha dalla sua le lobby religiosi e la Fox News, che per delle primarie repubblicane non è un’arma da poco. Romney è figlio d’arte, Santorum è figlio di emigranti e non ha la disponibilità del suo sfidante economica ma gode pure di essere il n.3 del Partito Repubblicano. Può raccogliere, per la sua storia famigliare e personale, probabilmente pure i  voti degli Indignatos.  Mitt Romney rimane, nonostante tutto, incapace di sfondare oltre quota 30 e di raccogliere un consenso sufficientemente ampio; forse dovrebbe prendere esempio dal suo principale sfidante.

La campagna elettorale è ancora lunga e non ci resta altro che aspettare.

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