Missilistica indiana e “No first use”

22 APRILE – Durante gli anni ’70 il governo indiano ha effettuato il suo primo test nucleare. Con l’operazione Smilling Buddha, un test nucleare sotterraneo, l’India divenne la prima potenza nucleare al di fuori dei Paesi membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La produzione  di armamenti nucleari da parte dell’India è aumentata nel tempo arrivando al possedimento di un numero di testate tra le 80 e le 100. Affinché una bomba atomica possa esercitare il suo potenziale distruttivo è però necessario un vettore. I migliori vettori adatti allo scopo sono i missili.

L’India nel tempo si è dotata di un parco missili di media gittata ma, martedì scorso, ha lanciato in orbita un missile della portata di 5000 km, una distanza leggermente inferiore a quella tra Parigi e  New York, dalla piccola isola di White Wheeler vicino alla costa indiana. Il Missile Agni – V segnerà, come affermato dalle autorità indiane, un netto miglioramento nella tecnologia missilistica indiana. La decisione di voler sviluppare missili a lungo raggio può essere dovuta alla necessità di volersi difendere da probabili attacchi cinesi (il missile può raggiungere Pechino o Shangai),  anche se é il governo cinese non ha mostrato una particolare preoccupazione in merito.

L’evento è stato seguito con molto interesse in India. Il canale Times Now ha fornito un ampia telecronaca dell’evento mentre l’intero governo indiano manifestata la sua soddisfazione nella riuscita dell’esperimento. Dobbiamo comunque ricordarci che la produzione di missili a lunga gittata richiederà qualche anno visto che il lancio di martedì è stato sperimentale.

Per quanto riguarda tutto ciò che è inerente all’arsenale nucleare indiano dobbiamo ricordarci che l’India ha affermato di voler applicare una politica di “no-first use”, questa politica prevede che lo Stato indiano possa utilizzare armamenti nucleari solamente nel caso in cui sia attaccato. Ma perché l’India necessita di un armamento nucleare? I motivi sono due: il primo vede, come già anticipato, una crescente ostilità verso la Cina che nasce nel 1963 a causa di una diatriba di confini, al contempo l’India necessita di un armamento nucleare per via dei pessimi rapporti con il Pakistan contro il quale ha combattuto tre guerre. Il nuovo missile è attualmente l’unica possibilità di cui possa disporre l’India per contrastare il formidabile armamento del suo vicino cinese. L’esperimento missilistico è stato ben accolto da parte dei vertici della NATO,  i quali hanno affermato che l’India gode di una comprovata non proliferazione nucleare anche se si sono dimenticati di sottolineare che essa non ha stipulato il Trattato di Non Proliferazione Nucleare. L’attuale situazione vede un riconoscimento da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati dell’ arsenale nucleare indiano anche se nel 1998 erano state imposte all’India, da parte degli stessi che oggi lo riconoscono, sanzioni che impedirono per anni il corretto funzionamento dei reattori nucleari indiani. Come mai questo cambio di rotta da parte degli Stati Uniti?

Questi ultimi, dovendo ridurre sensibilmente il loro budget a causa della crisi economica, probabilmente vedono nell’India una possibile alleata nell’arginare la potenza militare cinese senza dover investire alcuna somma.

Michele Altavilla

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