Pratica forense e studenti universitari: binomio difficile

10 NOVEMBRE – Università, neo-laureati, mondo del lavoro. Tre termini che evocano anche tre diverse realtà. Si studia, ci si laurea, si cerca lavoro, o meglio, si fa pratica. Sì, la pratica, notarile, commerciale o forense. Sono questi i temi che più scottano attualmente gli studenti di Giurisprudenza, soprattutto se guardiamo all’ultima delle tre, la pratica forense. E’ infatti di pochi giorni fa l’ approvazione da parte della Camera (dopo una prima lettura al Senato, era già avvenuta due anni fa), del disegno di legge per una nuova disciplina della professione forense, che ora attende il sì definitivo di Palazzo Madama.

Da quanto risulta da quest’ultima versione del testo, forse lo stesso che sarà tra poco vigente, ci sono variazioni sostanziali che sembrano fare una cesura con alcuni aspetti della vecchia disciplina.
Da un lato, infatti, agli articoli 9 e 10 è regolamentata la possibilità per gli avvocati di specializzarsi in un preciso ambito, all’art 12 viene ormai resa un obbligo la stipula delle assicurazioni professionali, che però è già una prassi pressoché costante negli studi legali, e fin quì “nihil sub sole novum”. Dall’altro ci sono forti elementi di novità, a dire il vero ce n’è uno in particolare che tocca nfl jerseys cheap da vicino giovani laureati ma anche, udite udite, laureandi.

Stiamo parlando della riforma del c.d. praticantato. Sì, può parlarsi di una vera e propria riforma non soltanto perché, sulla durata minima del tirocinio professionale per sostenere l’esame di stato, si passa da 24 a 18 mesi, ma, di questi 18 mesi già 6 possono cominciare a decorrere (e, quindi, lo studente inizierebbe a far pratica) dall’ultimo anno del corso di laurea in Giurisprudenza.
Scompare quindi l’attuale requisito del conseguimento della laurea per l’iscrizione nell’albo dei praticanti. Lo studente vedrà ridursi notevolmente il lasso di tempo tra il completamento degli studi universitari e il sostenimento dell’esame da procuratore, addirittura anche della metà, se consideriamo che, sottraendo i sei mesi già svolti durante l’ultimo anno accademico, il periodo minimo di tirocinio scenderebbe a 12 mesi. Vediamo però da vicino quest’ ultimo aspetto che, se da un lato entusiasma gli studenti di diritto, dall’altro pone interrogativi di non immediata soluzione, dall’esito tanto aleatorio da averci spinto anche a chiedere delucidazioni all’Ordine degli Avvocati di Roma. Il nocciolo del problema è questo: Io, attuale studente di giurisprudenza, potrò iniziare subito il tirocinio non appena la riforma sarà approvata ?
Con un po’ di amarezza diciamo che ancora non ci è stata data una risposta dall’ordine. Da quel che però si evince dal testo del disegno, la risposta dovrebbe essere un bel “ no! ”.

Sembra proprio che dovranno decorrere ben due anni dal momento in cui entrerà in vigore tale decreto legislativo, (senza considerare che attualmente esso è ancora a livello “embrionale”. Prima di diventare tale, e di avere quindi piena vigenza, dovrà infatti passare, ancora una volta, per il Senato, al fine di completare il coordinamento del testo, per essere poi promulgato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale.) per vedere l’effettiva efficacia della riforma. Durante il decorso di questi due anni, quindi se facciamo un calcolo approssimativo, fino ad inizio 2015, sarà ancora vigente la normativa attuale che prevede il previo conseguimento della laurea in Giurisprudenza per essere “praticante”. Per quanto attiene la durata di 18 mesi, tale indicazione presente nel decreto liberalizzazioni è stata Cheap nba Jerseys già recepita dagli ordini forensi e quindi è già in vigore.

Tutto qui ? Forse formalmente si, ma a livello pratico manca ancora qualcosa. Per iniziare il tirocinio come studenti nel 2015, (tra i quali possiamo escludere già ora quelli che conseguiranno la laurea prima del 2015, che non saranno toccati, purtroppo, da tale riforma) ci sarà infatti bisogno di una convenzione stipulata tra università e consiglio dell’ordine degli avvocati, cosa che, oltre a richiedere dell’altro tempo, potrebbe creare qualche problema qualora vi siano atenei inadempienti o semplicemente che ritardino la Home stipula di detta convenzione.

Gli interrogativi sono molti e di certezze assai poche, soprattutto sulla concreta tempistica di attuazione. Quel che è certo è che le cose stanno cambiando, e che, in fondo, è questione di tempo, che siano due anni o poco più.
E’ certo che il “gap” tra università e mondo del lavoro si va attenuando sempre di più, sul modello di quanto avviene in gran parte negli altri paesi, e, perché no, su quanto già avviene ad cheap oakleys oggi wholesale nfl jersyes qui in Italia per molti corsi di laurea. Molte sono infatti le facoltà scientifiche che prevedono, tra le attività didattiche, un periodo di tirocinio inserito appieno nell’offerta formativa e addirittura correttamente ponderato in CFU (crediti formativi universitari).

Come è evidente quindi, le variabili sono molte e, a agli studenti di Giurisprudenza non resta che aspettare “guardando” l’evolversi della situazione.

Mario Pacchiarotta

 

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