Recensione L’arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita

Recensione L’arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita

Opera di Alessandro D’Avenia

“L’arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita”, edito da Mondadori, è la quarta ed al momento ultima fatica letteraria di Alessandro D’Avenia, una delle figure più interessanti della letteratura contemporanea non solo italiana, ma internazionale. Quest’opera segue temporalmente Ciò che inferno non è, romanzo edito nel 2014 e che è stato un omaggio a Don Pino Puglisi, sacerdote ucciso dalla mafia a inizio anni ’90 e di cui l’autore è stato allievo nel periodo del liceo.

Prima di addentrarsi nella recensione di questa nuova opera di Alessandro D’Avenia, che si caratterizza per il fatto di essere la sua prima incursione in un genere letterario diverso dal romanzo, bisogna tratteggiare a grandi linea la figura dell’autore stesso. Alessandro d’Avenia ha 40 anni e nella quotidianità insegna in un liceo classico milanese. Ovviamente le sue materie sono italiano, greco e latino. Al ruolo di insegnante fanno compagnia quello di romanziere, di sceneggiatore e di collaboratore per alcune importanti testate giornalistiche, quali ad esempio “La Repubblica”. Il suo nome in ambito letterario è salito alla ribalta con il romanzo “Bianca come il latte, rossa come il sangue”, di cui successivamente ha curato anche la trasposizione su grande schermo, scrivendo personalmente la sceneggiatura.

Detto sinteticamente del suo autore, non è facile spiegare in poche righe cosa sia “L’arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita”. E tale difficoltà non deriva dal fatto che l’opera in questione sia di qualità scadente, ma al contrario dal fatto che a livello contenutistico ha davvero molto da offrire e il tutto racchiuso in poco più di 200 pagine. In un modo originale e quasi mai banale, l’autore pone a se stesso in primis e di conseguenza al lettore tutta una serie di domande che fanno parte della quotidianità di ciascuno di noi e che ci accompagnano nel corso della vita, dall’adolescenza fino all’età adulta. Un pregio del libro è senza dubbio quello di non pretendere di dare delle risposte univoche e certe ma, al contrario, di voler stimolare il pensiero e la riflessione nel lettore: l’obiettivo di Alessandro D’Avenia sembra ed effettivamente è molteplice: prima di tutto vuole far conoscere un Leopardi diverso da come lo si è sempre percepito negli anni della scuola e in secondo luogo vuole stimolare il lettore a farsi delle domande su se stesso e sul mondo contemporaneo, domande a cui poi ciascuno dovrà trovare le risposte più adatte.
La domanda che sovviene spontanea di fronte ad un libro che pretende di affrontare tematiche complesse è ovviamente come l’autore vi riesca senza risultare pesante e didascalico. La risposta è un escamotage letterario decisamente originale e non banale, consistente nello strutturare l’opera come uno scambio di vedute tra D’Avenia stesso e Leopardi in persona. L’opera, che anche e specialmente per questo motivo non può definirsi un romanzo ma piuttosto una sorta di saggio sull’esistenza, è divisibile in quattro parti, le quali coincidono con le parti fondamentali dell’essenza dell’esistenza terrena.

Queste quattro parti sono l’adolescenza, la maturità, la riparazione e il momento della morte, a cui l’autore fa corrispondere altrettante “arti”, intese in senso metaforico, ovvero quello dello sperare, del perire, dell’essr fragili e del rinascere.
Nel corso del libro e in ogni singola parte in cui esso si può dividere, si sviluppa l’immaginario scambio epistolare tra l’autore e Leopardi, il tutto accompagnato da pezzi tratti da “Lo Zibaldone” e da alcune delle opere più famose del poeta natio di Recanati. Molto interessante per quanto riguarda questo aspetto è il fatto che Alessandro D’Avenia abbia deciso di inserire all’interno dell’opera anche alcune poesie tra quelle meno conosciute e come abbia utilizzato l’opera leopardiana per riflettere su alcune questioni esistenziali che oggi come ieri segnano ogni individuo.

Descritto a grandi linee il contenuto del libro, la domanda a cui si deve rispondere è ovviamente la seguente: vale la pena utilizzare parte del proprio tempo per leggerlo? La risposta non può che essere affermativa e i motivi sono molteplici: al di là del fatto che si avrà modo di conoscere in modo più approfondito Leopardi, a colpire il lettore sarà la visione inedita che ne avrà alla fine della lettura dell’opera. Il poeta natio di Recanati è infatti da sempre considerato icona del pessimismo ed è poco amato dagli studenti: Alessandro D’Avenia riesce invece a tratteggiarlo in un modo più realistico e a far capire come il suo studio sia fondamentale per capire se stessi e l’essenza dell’esistenza. Un altro pregio del libro sta nel fatto che l’autore, oltre alla scelta di una struttura decisamente originale per poter mettere su carta le proprie riflessioni, nel proprio dialogo immaginario con Leopardi racconta anche di eventi effettivamente accaduti nel corso della propria vita sia nella fase dell’adolescenza che in quella attuale, di insegnante e scrittore.

Si tratta di un’altra caratteristica decisamente interessante che rende il testo, già di suo fluido e poco ridondante, ancora più accattivante e capace di catturare anche chi non è avvezzo alla lettura in generale o, più nello specifico, a Leopardi ed al suo mondo.

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