Storia di un partito panarabo

17 GIUGNO – Le vicende che hanno visto il partito Baath al potere per ben mezzo secolo in Siria, fino ad oggi, hanno la loro origine in una corrente di pensiero che negli anni come ha suscitato una larga adesione, ha dimostrato al contempo di non essere priva di aporie.

Il partito nasce nel 1940 in Siria da un gruppo eterogeneo di intellettuali franco siriaci, alawiti, cristiani ortodossi e musulmani sunniti. Uno dei principali fondatori Michel Aflaq, si distinse come brillante studente alla Sorbona, dove ebbe modo di approfondire un’ideologia mista di socialismo e panarabismo a favore della liberazione del Medio Oriente dal colonialismo europeo. Fautore di un marxismo di tipo “spirituale”, contrario alla lotta di classe, perchè “quello a cui aspiro non è di aumentare la ricchezza delle fabbriche, ma quella della vita. La mia preoccupazione non è che la gente deve essere uguale nella distribuzione di cibo, ma che a ogni individuo dovrebbe essere consentito di sfruttare il suo talento e potenzialità”, promosse nel 1951 la creazione di quel partito che prese il nome di Baath, ovvero “Rinascita”.

L’ideologia di fondo, che di fatto attirò qualche anno dopo un gran numero di consensi, si identificava nell’unità del mondo arabo, libero dalle influenza politiche occidentali, che con l’arrivo di el- Hurani, militante del Partito Socialista Siriano, aggiunse definitivamente l’aggettivo “socialista” alle proprie linee politiche. Scrive Aflaq attorno agli anni ’50: “Noi rappresentiamo la libertà, il socialismo e l’unità. Questo è l’interesse della nazione araba, intendo per “nazione” il maggior numero di gente  e non quella sfigurata e deviata della minoranza che ha negato la sua identità, la minoranza schiava del suo egoismo e gli interessi privati​​, perché non è più  parte della nazione.”

Il modo con cui però il partito salì al potere, dopo essersi esteso dalla Siria alla Giordania e all’Iraq, rappresenta la causa più immediata degli stravolgimenti politici di cui anche oggi siamo testimoni.

Tra i colpi di stato che nel 1963 videro il partito Baath alla ribalta nei diversi Paesi, particolarmente significativo fu quello in Iraq, tra i cui fautori vi fu il futuro dittatore Saddam Hussein, il quale aderì al partito nel 1956. Lo scopo della rivolta si espresse nel tentativo di uccisione di al-Karim Quasim, primo ministro iracheno, che a sua volta aveva allontanato dal Paese le fazioni più filoccidentali, perseguendo però una linea più neutrale e nazionalista,  in contrasto con la Repubblica Araba Unita dell’egiziano Nasser.

L’allontanamento di Quasim comportò l’ascesa del governo dei baathisti che neppure la parentesi del regime dei fratelli Arif riuscì a fermare e nel 1968 il partito Baath prese definitivamente il potere, sebbene i suoi assetti interni etrogenei e pluralisti fossero mutati con la progressiva maggioranza del ruolo dei sunniti e con la posizione sempre più privilegiata di Saddam Hussein.

Parallelamente anche in Siria la fazione baathista prese il sopravvento e portò al regime che anche oggi conosciamo del generale alawita Hafez el- Assad, appoggiato dalla popolazione in seguito alla disfatta dei “sei giorni” contro Israele e alla perdita delle alture del Golan.

Le due correnti rivali del partito baathista si erano però discostate da quella che era l’idea originaria di Aflaq, che già da tempo ormai aveva perso la carica propositiva.  L’Iraq infatti, oltre a portare avanti feroci repressioni, negli anni ’80  adattò l’ideologia socialista al capitalismo finendo per premiare le ambizioni personali di uomini facoltosi legati a industrie petrolifere. In Siria invece il regime di Assad, sebbene meno feroce rispetto all’Iraq nella repressione, tenne conto della sola volontà del partito baathista sia sul piano politico che economico, cosa che ridusse la possibilità di formare un’opposizione politica efficace.

Linda Tonarini

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