Sudan:le due anime del conflitto

30 APRILE – Nonostante il ventennio di guerra civile, il traballante trattato di pace nel 2005 e l’indipendenza ottenuta dal referendum nell’estate scorsa, gli attriti tra Sudan e Sud Sudan non accennano ad assorbirsi.

Le milizie sud-sudanesi il 10 Aprile si sono impossessate di Heglig, un importante bacino per l’estrazione del petrolio di pertinenza sudanese, bloccandone la produzione e sollecitando in questo modo una risposta da Khartoum.

Risposta sudanese che non si è fatta attendere e di cui le manifestazioni più recenti sono stati, nella giornata del 24 Aprile, numerosi raid aerei nelle zone di confine.

Il ritorno anticipato da Pechino del presidente sud-sudanese Salva Kiir Mayardit, volato lunedì 23 Aprile in Cina, e le sue dichiarazioni circa la possibilità di inasprire il conflitto per contrastare i violenti attacchi del vicino nemico, hanno preoccupato non poco l’Unione Africa, le Nazioni Unite e la Cina.

Quest’ultima, che ha importanti interessi di ordine economico in entrambe le zone, ha cercato di direzionare la sua influenza a favore di un accordo. Per questo, a breve, il rappresentante cinese per gli Affari Africani Zhong Jianhua raggiungerà i due Sudan e cercherà di mediare per “promuovere  una coesistenza pacifica che porti poi ad una comune crescita”.

L’AU, Unione Africana, si è pronunciata più concretamente con la stesura di una “road map” che obbliga i governi di Khartoum e di Juba  a confrontarsi circa la demarcazione dei confini, la gestione del petrolio, la cittadinanza e lo status della regione di Abyei. In capo a tre mesi l’accordo tra i due stati del Sudan deve essere ufficializzato, in caso contrario o qualora uno dei sette punti della carta non venga realizzato la AU si riserva di intervenire rapidamente.

Il governo di Juba si è dimostrato collaborativo, liberando in questi giorni 13 soldati sudanesi catturati tra il 10 e 15 Aprile durante i combattimenti per la presa di Heglig. Salva Kiir Mayardit ha inoltre confermato il progressivo ritiro delle truppe dalle zone di confine. Atteggiamento di distensione non del tutto condiviso dal presidente di Khartoum che, a più riprese, ha definito i combattenti sud-sudanesi dell’Esercito Popolare di liberazione del Sudan “insetti”con cui si può comunicare solo con le armi.

Il bilancio di questi violenti giorni parla di più di mille soldati dell’esercito di Juba, uccisi dal fuoco sudanese e di un numero sempre crescente di rifugiati che raggiungono i paesi confinanti. Le Nazioni Unite hanno per questo disposto un campo di accoglienza profughi nel nord del Kenia, la cui capienza potrebbe però rivelarsi a breve insufficiente dato il massiccio flusso di ingressi.

Le conseguenze più disastrose si riferiscono ai tempi di ripresa produttiva degli oleodotti di Heglig, la cui chiusura momentanea rende ora necessari diversi mesi di manutenzione. Il blocco delle esportazioni di petrolio non potrà che avere una pesante ricaduta sulla già paralizzata economia, basata, quasi esclusivamente per entrambi i paesi, sui barili di “oro nero”.

La Comunità Internazionale auspica che i musulmani del Sudan e i cristiani animisti del Sud- Sudan, incapaci di stare uniti, diventino col tempo capaci, almeno, di vivere separati.

 

Miryam Scandola

Un pensiero riguardo “Sudan:le due anime del conflitto

  • 30 aprile 2012 in 15:03
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    è carino,molto bello.

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