Una tragedia, ricordando La Tragedia

13 APRILE – Due anni sono già trascorsi dall’incidente aereo in cui persero la vita il Presidente polacco Kaczynski e con lui buona parte della classe dirigente del Paese.

Il 10 aprile 2010 gli illustri esponenti polacchi si stavano recando in Russia, nel tristemente noto paesino di Katyn, per rendere omaggio a distanza di 70 anni, alle 22.000 persone perite per volere di Stalin, quando l’aereo a bordo del quale viaggiavano perse quota, per schiantarsi nelle foreste di Smolensk.

I fatti oggetto della commemorazione risalgono alla Seconda Guerra Mondiale, precisamente al periodo dell’occupazione russa e l’intento dei sovietici era chiaro: decapitare il gotha delle istituzioni polacche; una Polonia senza un vertice sarebbe stata infatti più facile da sottomettere.

Il disastro di due anni fa é quindi, a maggior ragione, sconcertante poiché per la seconda volta questa cittadina immersa nelle foreste russe è stata il teatro scelto dal beffardo destino per affondare un colpo al cuore dei vertici polacchi.

Lech Kaczynski rappresentava a pieno titolo la nuova Polonia europea che, pur guardando al futuro, teneva costantemente un occhio puntato ai valori che nell’ante guerra avevano ispirato i grandi. Ne è una testimonianza la sua vita, prima dell’elezione non faceva infatti parte dell’elite, ma abitava in un modesto appartamento di Varsavia con la sua famiglia. Era un uomo del popolo e come tale in grado di capirne gli stati d’animo, le pulsioni e le necessità. Proprio per questo, oggi migliaia di polacchi piangono ancora non tanto il leader, quanto l’uomo.

Dietro l’incidente aereo, stando a quanto emerso dalle indagini condotte da una commissione ad hoc prontamente creata dal Presidente Medvedev e capitanata da Putin, ci sarebbe un errore umano. Le autorità russe avevano infatti incoraggiato il pilota ad atterrare a Mosca o a Minsk, a causa della fitta nebbia che, sottovalutata dall’uomo, è risultata fatale per tutti i 96 passeggeri di quel volo.

È trascorso del tempo dalla prematura morte del Presidente Kaczynski e dei suoi compagni di viaggio, ma la vicenda resta ancora al centro delle cronache; una nuova verità si celerebbe, secondo il noto sito Wikileaks, dietro allo schianto aereo.

Secondo una mail pubblicata di recente dal sito, il disastro non fu infatti soltanto il frutto di un errore del pilota, dietro a questo tragico capitolo della storia polacca si celerebbe un tentativo russo di impedire la partecipazione dei polacchi alla commemorazione, che ha avuto il suo epilogo nella strage in questione. In particolare; secondo la tesi del complotto si sarebbe trattato di una vendetta russa per l’appoggio offerto dalla Polonia alla Georgia nel 2008, nella guerra che questa Nazione stava combattendo contro la Russia stessa.

Ad oggi la veridicità del contenuto di questa mail non è ancora stata confermata da alcuna fonte ufficiale; anzi, il procuratore generale della Polonia Andrzej Seremet ha smentito categoricamente la teoria dell’omicidio. Molto probabilmente si è trattato di una miscela esplosiva di più cause contingenti, culminate in quella tragedia: dall’errore umano alla situazione meteo, fino alle condizioni di quell’aereoporto, che nel mondo “occidentale” non sarebbe stato nemmeno considerato agibile per la mancanza di illuminazione e per lo stato in cui versa la pista d’atterraggio. In un Paese che quotidianamente deve confrontarsi con persone che non hanno nemmeno di che vivere, però, è la “normalità”.

Era il 1843 quando il poeta polacco Zygmunt Krasinski, riuscendo a prendere le distanze dall’ideale rivoluzionario di lotta armata, definì la Polonia il “Cristo delle Nazioni”, uno Stato votato al sacrificio, per espiare i peccati di quanti non riconoscevano ai Polacchi, e agli uomini in generale, la stessa dignità.

Siamo nel 2012 eppure ancora assistiamo a crimini, ritorsioni, vendette…ed ecco che l’idea di una Polonia “martire”, a seguito del disastro aereo, ha preso nuovo slancio presso la popolazione che è ancora incredula di fronte alla sorte che ha voluto il paese di Katyn, ancora una volta“fatale” per la Polonia.

Commemorando quest’oggi tutte le persone che hanno trovato la morte tra quelle foreste, non fermiamoci all’inaugurazione di una statua – oggi, per volontà del governo polacco e russo, a Smolensk – o ai più classici epitaffi. Sforziamoci invece affinché Katyn, a lungo centro di accuse reciproche, possa divenire il luogo della riconciliazione tra due grandi popoli, così che la memoria di quei morti, sempre viva nella nostra mente, sia un monito perchè non si perpetrino più eccidi come quello di 72 anni fa.

Giuliasofia Aldegheri

 

 

 

 

 

 

 

 

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