Basta critiche, andiamo avanti

<p Cheap Oakleys style=”text-align: justify;”><img class="alignleft size-full wp-image-18157" src="http://ilnazionale.net/wp-content/uploads/2014/06/italia.jpg" alt="italia" width="495" height="276" srcset="http://ilnazionale.net/wp-content/uploads/2014/06/italia.jpg 495w, wholesale jerseys china http://ilnazionale.net/wp-content/uploads/2014/06/italia-190×107.jpg 190w, http://ilnazionale.net/wp-content/uploads/2014/06/italia-322×179.jpg 322w, http://ilnazionale.net/wp-content/uploads/2014/06/italia-444×247.jpg 444w” sizes=”(max-width: 495px) 100vw, 495px” />27 GIUGNO – Tutto finito. La storia si ripete, così come gli errori e le scelte sbagliate, troppi per quei campioni che dal Brasile sarebbero dovuti ritornare con qualcosa di più di tre semplici punti in altrettante partite. L’Italia di Cesare Prandelli è uscita mestamente dal Mondiale, proprio come quattro anni fa, e Examensarbeit con la coda fra le gambe alle 11:15 di giovedì 26 giugno è arrivata a Malpensa. Ad accoglierla? Nessuno, a parte qualche curioso che lavora nei dintorni dell’aeroporto. Meglio così. Perché se è vero che l’indifferenza è peggiore del disprezzo, è altrettanto vero che agli Azzurri non serve altro che un bell’esame di coscienza in un dignitoso silenzio.

Quello che avrebbe dovuto essere il campionato Mondiale della verità di un progetto lungo quattro anni, nonché la totale consacrazione di campioni già noti e di altre stelle nascenti, si è rivelato invece un umiliante fallimento. Forse peggio dei Mondiali sudafricani. Sì, perché in quell’edizione tutte le sconcertanti pecche a livello tecnico-tattico sono state subito chiare, sin dalla prima partita giocata contro il Paraguay; quest’anno invece la vittoria conquistata contro l’Inghilterra alla prima giornata ha illuso tutti. Certo, il gioco non era dei migliori, la difesa si è mostrata piuttosto ballerina e il gioco poco convincente, ma si pensava alla solita Italia, un po’ rabberciata, confusionaria, che però avrebbe saputo giocare le sue carte migliori al momento giusto. Invece quel momento non è mai arrivato, i sogni e le illusioni del Belpaese si sono lentamente frantumati in finissimi granellini di sabbia sotto le botte di squadre ben più quadrate. oakley sunglasses sale Si parlava di obiettivi ambiziosi, di quarti di finale più che mai accessibili, ma quei palleggi snervanti, quel 4-3-2-1 smorto, quel Balotelli che ha deluso le aspettative di chi lo vedeva come il trascinatore assoluto, con replica oakleys quei suoi tiri in porta fatti cheap nba jerseys con il contagocce, non hanno fatto quadrare la situazione; ma a smontare pezzo per pezzo le convinzioni dei tifosi, anche di quelli più fiduciosi, è stata sicuramente la totale incertezza di idee di tutto il gruppo.

Si vince insieme e insieme si perde. Costa Rica e Uruguay hanno sbattuto in faccia ai nostri le porte degli Ottavi, ma magari sono stati proprio i nostri a chiudersele a doppia mandata in un girone che all’inizio non sembrava così terribile. Di sicuro qualcosa di positivo si è visto, molti giocatori, come il talentuoso Verratti e il portiere Sirigu, hanno dato prova di grande attaccamento alla maglia e in campo hanno dato tutto. Così come Pirlo, il quale ha dichiarato di non voler abbandonare la nave che affonda.

Ora è obbligatorio pensare al futuro e per farlo bisogna rimettere insieme i cocci del presente. Tutti, tifosi compresi, hanno il dovere di comportarsi da signori, rimboccarsi le maniche e fare tesoro di questa esperienza. Il presidente della FIGC Giancarlo Abete e il ct Cesare Prandelli l’hanno già fatto, le loro dimissioni, la loro presa di coscienza delle proprie responsabilità valgono molto più della consueta “arte” italiana dello scaricarsi le colpe a vicenda. Tutti felici quando si vince, tutti con le bandiere e i gagliardetti. Ma quando va male, il tifo italiano si veste da giudice ed emette le sue sentenze. Puntarsi il dito l’uno contro l’altro e cercare in Mario Balotelli, nelle sue frustrazioni e nei suoi vizi, il capro espiatorio più adatto non serve a niente. Tutti hanno sbagliato, giovani e meno giovani, senatori e non. Mettiamocelo bene in testa.

Gianmarco Cossu

 

Gianmarco Cossu

Nato a Cagliari nel 1988, è un appassionato di giornalismo sportivo e ovviamente gran tifoso della squadra della sua città. Laureato in Lettere e specializzando in Linguistica Moderna, è uno speaker radiofonico di UnicaRadio e segue con interesse i vari eventi che vedono protagonista il capoluogo della sua Sardegna.

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