Sabato 22 luglio 2017

Il campionato ha forse trovato la sua Signora

Analisi dello stato di forma delle principali pretendenti al titolo di “Campione d’Italia”.

Antonio Conte in Chievo-Juventus – foto Franco Galetto

1 DICEMBRE – Il Campionato di calcio di Serie A forse non sarà il più bello del mondo, come veniva definito fino a non molto tempo fa, ma indubbiamente quest’anno ha deciso di regalare ai tanti appassionati e tifosi italiani una stagione all’insegna dell’equilibrio e del bel calcio.

Tante le partite ricche di gol e colpi di scena fin qui disputate (dal 3-4 di Lecce-Milan di metà ottobre al recentissimo 3-3 di Napoli-Juventus passando dalle eccezionali e continuative prestazioni di “piccole” come Atalanta e Siena) e siamo soltanto ad un terzo dell’interno torneo. E a gradite sorprese (anche se, ormai, non dovrebbero essere più considerate tali) come Udinese (seconda in classifica) e Lazio – che hanno nei rispettivi allenatori (Guidolin e Reja), nel gioco di squadra e in attaccanti formidabili (Di Natale e Klose, quest’ultimo ben supportato dalle rifiniture del “Profeta” Hernanes) i loro punti di maggior forza – si aggiunge dopo molto tempo (e praticamente per la prima volta dopo “Calciopoli”) il ritorno ai vertici della Vecchia Signora del football italiano: la Juventus, reduce da due annate da dimenticare è attualmente prima in classifica, per la gioia degli oltre dodici milioni di supporters bianconeri sparsi in tutta Italia.

La squadra di Conte ha superato, nell’arco di pochi giorni, il doppio test (bianco)azzurro: dal confronto in trasferta con Lazio e Napoli, infatti, ne è uscita con ben quattro punti, rinforzata nella convinzione dei propri mezzi e confortata una classifica che, al momento, le arride. Chi sperava in un passo falso della truppa torinese ha dovuto ricredersi. Antonio Conte, ancora imbattuto, ha sopperito alle carenze di un organico forse inferiore a quello di altre squadre (il Milan su tutti) infondendo nei suoi giocatori grinta da vendere e quel furore agonistico che, peraltro, già lo caratterizzava quando era giocatore. Ha costruito una linea di centrocampo basata sul talento cristallino di Pirlo, l’intelligenza di Marchisio, la grinta di Vidal e la velocità di Pepe. E così, pur avendo una difesa tutt’altro che impenetrabile (Bonucci sta deludendo per il secondo anno consecutivo) e un attacco che risulta buono, ma non eccezionale (deve ancora sbloccarsi in fase realizzativa Vucinic – 1 gol – , pur facendo tanto lavoro oscuro; Matri nel frattempo si danna l’anima, ma intanto “marciscono” in panchina Campioni del Mondo ormai a fine carriera come Del Piero, Iaquinta e Toni, per non parlare di Amauri, relegato in tribuna), la Juventus si trova meritatamente prima in classifica dopo aver peraltro già affrontato (e battuto) quasi tutte le migliori della classe.

Il Milan, dopo un avvio di stagione tutt’altro che convincente, ha ripreso a macinare gioco, gol e risultati, collezionando una serie di “goleade” (l’ultimo è stato il 4-0 contro il Chievo a San Siro, confezionato tutto nel primo tempo e concedendosi alla cosiddetta “accademia” il secondo) che l’hanno proiettata in poche giornate dalla bassa classifica a pochi punti dalla vetta. E così l’obiettivo dichiarato di “acchiappare” la testa della classifica prima della fine dell’anno (con quattro partite ancora a disposizione) appare in questo momento più che plausibile, Juve permettendo. Pian piano Allegri ha, infatti, ritrovato i meccanismi a centrocampo che nella passata stagione avevano permesso di realizzare la marcia trionfale fino allo scudetto finale, con il buon filtro davanti alla difesa (Van Bommel) e gli ottimi rifornimenti per gli attaccanti (Seedorf e soprattutto Boateng). I Campioni d’Italia devono ancora fare a meno di giocatori come Gattuso e Cassano e già si parla del possibile arrivo di Tevez a gennaio. Un rinforzo di caratura tecnica elevata, ma che forse rischia di spaccare uno spogliatoio (Tevez non è un tipetto facile da gestire) che – a fatica – aveva già assorbito la presenza di giocatori dal grande carisma come Ibrahimovic e la contemporanea presenza di calciatori non proprio “da panchina” come Robinho e Pato. Inzaghi, intanto, scalpita.

Nel frattempo il Napoli, inizialmente data per favorita per la vittoria finale, si sta perdendo un po’ in campionato avendo concentrato le proprie energie nella Champion’s League, torneo che sta dando fino ad ora moltissime soddisfazioni alla banda guidata da Mazzarri. La qualificazione agli ottavi di finale, data tutt’altro che per scontata dopo il difficile sorteggio nel girone (Bayern Monaco, Villareal e Manchester City rappresentano uno scoglio tutt’altro che agevole), è ora alla portata di mano e se il trio Cavani-Hamsik-Lavezzi non deluderà nell’ultima partita di qualificazione, da disputare in terra spagnola, l’obiettivo verrà quasi sicuramente centrato a discapito dell’ultra miliardaria squadra di Roberto Mancini. Sarebbe un traguardo eccezionale, che giustificherebbe non poco le defiance fin qui ottenute in campionato. Il ritrovato Pandev di Napoli-Juventus (autore di una splendida doppietta) potrebbe dare, peraltro, una grossa mano al terzetto, fin qui praticamente costretto agli straordinari.

I nerazzurri dell’Inter non riescono a trovare pace nell’era post-Mourinho. Dopo una stagione travagliata come quella scorsa, caratterizzata dal cambio in panchina fra Benitez e Leonardo, anche quest’anno si è assistito, mutatis mutandis, ad un analogo “balletto”, diverso soltanto nelle tempistiche: Ranieri ha sostituito immediatamente (dopo sole tre partite di campionato) il “povero” Gasperini, al quale è stato onestamente lasciato poco tempo per prendere in mano la squadra. Da oltre due mesi, ormai, l’ex allenatore di Fiorentina, Chelsea, Valencia, Juventus e Roma è alla guida della Beneamata e qualche timido segnale positivo sta pian piano emergendo. La qualificazione agli ottavi di Champions, arrivata con largo anticipo, nel girone – pur con la partenza ad handicap – permette di concentrare ora le forze sulla difficile risalita in campionato. Sono fino ad oggi mancati giocatori del calibro di Snejider e Forlan (entrambi alle prese con guai fisici), da una parte, e Milito, (che deve ancora ritrovarsi), dall’altra. Forse quando questi tre giocatori cominceranno a giocare come sanno si potrà rivedere almeno parzialmente la squadra che tanto bene ha fatto negli ultimi anni, in Italia e in Europa. Ma a dirla tutta è il gioco, fondamentalmente, a latitare. Ad un centrocampo sempre muscolare (Thiago Motta, Stankovic, Cambiasso, etc.) si dovrebbe affiancare l’estro di un trequartista e fino ad ora Alvarez o Coutinho (giovani di sicure belle speranze, ma apparsi ancora acerbi per caricarsi sulle spalle la squadra) hanno deluso le aspettative (e gli investimenti). Diamo loro tempo, per carità. Ma nel frattempo l’Inter continua nel suo anonimo campionato ai margini della zona retrocessione.

Le altre pretendenti al titolo non stanno viaggiando a medie pazzesche pertanto qualche piccolo margine di speranza esiste ancora. In fondo lo stesso Ranieri recuperò, con la “sua” Roma due stagioni fa, proprio all’Inter qualcosa come quindici punti andandosi a giocare nel rush finale lo scudetto. Perso soltanto per la sciagurata partita interna contro la Sampdoria, come molti ricorderanno. Insomma, con i tre punti a partita non tutto è perduto. Nemmeno per la disastrata Inter di quest’anno.

E visto che parliamo di Roma, concludiamo proprio con il “cantiere giallorosso”, affidato al borgomastro Luis Enrique. La squadra capitolina è ancora un ottovolante di risultati. Non riesce a trovare la continuità di cui lo stesso progetto avrebbe bisogno, ma rimane un esperimento interessante e unico in Italia. Riteniamo che valga la pena insistere e dare magari anche più di una sola stagione al tecnico di Gijon per permettergli di porre le giuste basi per costruire una squadra capace, nel tempo, di ottenere non solo prestazioni positive, ma anche i risultati che la dirigenza e l’appassionata tifoseria richiede. Partire dalla freschezza dei giovani facendoli crescere, anche rischiando di perdere qualche partita di troppo, almeno in fase iniziale, è una scelta troppo bella e coraggiosa per non poter essere sposata con entusiasmo anche dal più critico dei critici pallonari…figuriamoci da noi de Il Nazionale che per questo tipo di filosofia stravediamo.

Ernesto Kieffer

Pubblicato il: 1 dicembre 2011

Stampa Stampa
L'autore
Ernesto Kieffer Ernesto Kieffer

Seguici

Ricevi le notizie nella tua casella di posta elettronica


Oppure se utilizzi Facebook clicca