Italia – Germania ? A ciascuno il suo!

26 GIUGNO – Un’intera generazione è rimasta a lungo (ma molti lo sono tutt’ora) attaccata a quel ricordo. A quel magico incontro che qualcuno ha definito addirittura “la partita del secolo”: stiamo parlando, ovviamente, della mitica semifinale del Mondiale messicano nel 1970 che vide la nostra Italia (l’Italia dei Riva e dei Rivera, dei Burgnich, dei Cera, dei Boninsegna e degli Albertosi) prevalere sulla Germania (con il Kaiser Beckembauer a giocare i supplementari con la spalla rotta….impensabile ai nostri giorni) per 4-3. Una vittoria di rabbia, forza, intelligenza….una vittoria strappati ai supplementari dopo che l’Italia, in vantaggio per quasi tutta la partita con un gol di Roberto “Bonimba” Boninsegna, si fece riprendere al novantesimo dal gollonzo del milanista Karl Heinz Schnellinger. Una benedizione, quel gol: una partita che fin lì si era rivelata noiosetta diede il meglio di sé nell’over time, dove le due squadre si affrontarono finalmente a viso aperto. I due gol di Muller, per la Germania, e di Burgnich, Riva e Rivera (nella foto), per l’Italia, consegnarono alla storia (e alla nostra Nazione) un match epico, su cui sono stati scritti libri e che è stata anche fonte d’ispirazione per un film del 1990 diretto da Andrea Barzini.

I nostri padri la ricordano ancora con un certo luccichio negli occhi. Perché il calcio è ricordo, emozioni, brividi. E solo gli ingenui pensano che sia “soltanto” uno sport. Come tutto ciò che in realtà ci regala emozioni forti (una canzone, il sapore del sugo cucinato da nostra mamma), evoca in maniera potentissima gli anni che furono…e i brividi non possono mancare. Come una sorta di “macchina del tempo” basta tornare indietro a quei gol, quei nomi, quei volti e si torna inevitabilmente indietro alla propria giovinezza, quando quei gol, quei nomi e quei volti ci emozionavano ben più di quanto non facciano oggi i loro omologhi sul campo.

Ma quella non è stata l’unica Italia-Germania “eccezionale. Si, perchè questa sfida lo è stata sempre, o quasi. Tralasciando, infatti, lo 0-0 disputato, ai Mondiali in Argentina ’78, come dimenticare la finalissima del Santiago Bernabeu nel “Mundial” di Spagna ’82? Lì furono Pablito Rossi, Tardelli (la cui furia nell’urlare il gol rimarrà nella leggenda) e “Spillo” Altobelli ha decretare l’ennesima vittoria dell’Italia sull’armata tedesca, che riuscì soltanto a marcare il gol della bandiera con Bettner. Il presidente Pertini, ebbro di gioia, celebrò con Zoff e compagni il terzo sorprendentissimo mondiale vinto dalla nostra Nazionale dopo quelli lontanissimi del ’34 e ’38.

Anche la generazione successiva ha avuto la fortuna di avere la sua personale “Italia-Germania”. È’ quella del 4 luglio 2006 a Dortmund. Altra semifinale, questa volta giocata addirittura di fronte al pubblico tedesco, convintissimo che sarebbe stata la volta buona per regolare i conti. E invece…Anche questa volta si va ai supplementari dopo una partita tiratissima in cui nessuna delle due squadre, pur giocando  bene, è riuscita a prevalere sull’avversaria. E il primo tempo supplementare si apre con addirittura due legni colpiti dagli Azzurri nel giro di un minuto. Prima Gilardino, poi Zambrotta. La partita sembra destinata a finire ai rigori, ma al 118’ ecco che l’arbitro assegna un calcio d’angolo all’Italia: “Palla tagliata, messa fuori, c’è Pirlo, Pirlo…Pirlo, ancora Pirlo, di tacco, Grosso, gooooooolllll”. Chi non ricorda con la pelle d’oca quest’urlo? Il telecronista di Sky Caressa è stato il cantore che più di tutti  ha saputo descrivere l’emozione di quel momento. Quell’attimo che ha cambiato la storia di quel mondiale, che è diventato all’improvviso più azzurro che non si può. E anche quella generazione si è meritata il suo Italia-Germania da consegnare alla propria, personalissima storia.

A distanza di soli sei anni, dunque, i tedeschi hanno la possibilità di rifarsi. Non proprio con gli interessi (comunque vada un Europeo non equivarrà mai al valore di un Mondiale), ma quasi. A Varsavia, giovedì 28 giugno, si disputerà infatti l’ennesima semifinale fra queste due squadre. Stavolta non sarà un Mondiale a fare da scenario, ma un Europeo. Un torneo che per i tedeschi è stato fin qui una marcia trionfale (quattro vittorie su quattro), mentre per l’Italia è stato un crescendo di emozioni. Dall’esordio positivo con la Spagna, al deludente pareggio con la Croazia per arrivare alle emozioni delle sfide con Irlanda (che ha sancito il passaggio ai quarti di finale) e Inghilterra, conclusasi vittoriosamente ai rigori dopo che i nostri avevano dominato il match contro gli uomini di Albione.

Alla fine, non si sa bene come e perché, ma in qualche modo Italia e Germania arrivano spesso (per non dire quasi sempre) in fondo alle grandi competizioni. Ogni tanto “toppano” (e a dirla tutta all’Italia è capitato più spesso che hai tedeschi), ma quando riescono a superare la prima fase poi diventa davvero difficilissimo sbattere fuori queste due compagini. Perché l’espiritu ganador (per dirla alla spagnola) contraddistingue queste due squadre.

La creatività a cui ci si affida in certi momenti (Rivera e Mazzola nel ’70, Conti e Antognoni nell’82,  Pirlo e Totti nel 2006 e ancora Pirlo con Cassano in questo 2012) e il disordine tattico italiano hanno fino ad ora superato la tenacia e forza fisica dei tedeschi, che però hanno nel tempo cullato e cresciuto una generazione di calciatori dai piedi buoni (Ozil e Muller su tutti), che può senz’altro rintuzzare, colpo su colpo, la fantasia degli Azzurri. I bookmakers danno la Germania per  favorita, ma questo può essere soltanto un vantaggio per gli uomini di Prandelli. Che possono far male ad una difesa che non è parsa impeccabile, fino ad ora, soprattutto se attaccata sugli esterni visto che Lahm e Boateng, i terzini tedeschi, badano quasi più alla fase offensiva che a quella difensiva. Il gol di Samaras con cui la Grecia, nel quarto di finale, ha momentaneamente impattato l’iniziale rete dello stesso Lahm ne è la prova. Forse un 4-3-3 con i due laterali d’attacco molto larghi può risultare la tattica migliore per scardinare il sistema di gioco tedesco ed evitare di lasciare un eventuale trequartista del 4-3-1-2 alla mercè dei due “guardiani” della difesa tedesca che portano i nomi di Khedira e Schweinsteiger. Vedremo. Alla fine i moduli contano, ma fino ad un certo punto.

Chi vincerà affronterà la vincente della sfida tutta iberica di mercoledì 27 fra Spagna-Portogallo. Un’altra partita affascinante, che vedrà il collettivo guidato da Del Bosque affrontare una squadra che vive della luce riflessa del suo uomo migliore…Cristiano Ronaldo. Anche in questo caso c’è una squadra favorita ed è senz’altro la Spagna. Ma il Portogallo si è dimostrata squadra tosta e preparata ad affrontare le sfide più difficili. Quindi “non dire sacco se non ce l’hai nel sacco”, direbbe Giovanni Trapattoni. Lui, con la sua Irlanda, è uscito mestamente dal torneo con tre sconfitte su tre. Ma in fondo, a proposito di miti, il Trap è il Trap e mitico, comunque vada, lo sarà sempre.

Ernesto Kieffer

Ernesto Kieffer

Inizia nel 2000 a collaborare per alcuni periodici veronesi come “”L’Altro Giornale”, “L’Adige” e “Verona Fedele” e ottiene nel 2002 il patentino di Giornalista Pubblicista. Laureato, casualmente, in Giurisprudenza nel lontano 2003, è – suo malgrado – dal settembre di quello stesso anno un impiegato di banca. Nonostante ciò, persegue con costanza davvero invidiabile il sogno di essere un giorno un giornalista a tutti gli effetti e si lancia nel corso del tempo in più di qualche folle progetto editoriale. L’ultimo? Ma “Il Nazionale”, of course. Pratica con “inequivocabili” risultati il calcetto e millanta di essere un musicista. Ma sono notizie false e tendenziose.

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