La piccola lezione tedesca

12 APRILE – Mercoledì 11 aprile al Westfalenstadion di Dortmund è andato in scena un super classico del calcio tedesco ed europeo. Quella, cioè, che quest’anno – vista la situazione di classifica delle contendenti – poteva essere, senza tema di smentita, definita quantomeno dagli appassionati calciofili “teutonici” la madre di tutte le partite: Borussia Dortmund – Bayern Monaco. Prima contro seconda. Ma non solo. Si affrontavano due delle cosiddette grandi di Germania (se ne parla ampiamente nell’articolo di Alessandro Ferrazzi dal titolo “Bundesliga tedesca: il Borussia Dortmund concede il bis”, ndr). In campo, infatti, c’erano ben ventinove campionati vinti e cinque Champions League. E, in generale, tanti campioni, da una parte e dall’altra. Il Bayern si è presentato alla sfida attardato in classifica di tre punti e dunque è arrivato a Dortmund non solo per vincere e recuperare il gap in classifica dalla capolista, ma anche per dare un segnale di forza definitivo, in vista del rush finale. Insomma, gli ingredienti per una partita ad alta tensione c’erano tutti.

Per rendere meglio l’importanza e l’atmosfera di questo tipo di sfide, sarebbe probabilmente sufficiente guardare anche  in “casa nostra” e ripensare banalmente a quanto successo soltanto poche settimane fa nella sfida di San Siro fra Milan e Juventus. Due squadre da sempre “amiche” (a livello societario), ma che in quell’occasione (nelle settimane precedenti e in quelle successive) non hanno interrotto nemmeno per un attimo l’atteggiamento di polemica o anche solo di labile “punzecchiatura” nei confronti di arbitri e avversari. La stessa partita fra rossoneri e bianconeri, peraltro, è stata caratterizzata da infinite discussioni, da un clamoroso gol non convalidato, da tanta rabbia e, dulcis in fundo, da ben sei ammoniti e addirittura un’espulsione. Nessuno, in Italia, si è in fondo sorpreso più di tanto da tutto questo. Dalle nostre parti, si sa, la polemica è connaturata nel gioco stesso per certi aspetti e anzi…guai quasi a non dimostrare il necessario furore agonistico, che viene (giustamente?) preteso dai tifosi in queste occasioni. Furore che alle nostre latitudini può spesso sfociare in un’aggressività che si rivela più che eccessiva.

Torniamo a Dortmund. La partita, si diceva, è di quelle delicate. Potrebbe decidere la stagione e se da una parte il Bayern Monaco ha ancora l’obiettivo Champions (l’imminente sfida al Real Madrid sarà affascinante e potrebbe dare ai bavaresi l’accesso alla finale che, guarda caso, si giocherà quest’anno proprio all’Allianz Arena di Monaco…un’occasione unica per gli uomini di Heynckes per tentare di conquistare fra le mura il trofeo continentale più ambito), il Borussia di Klopp si affida proprio al campionato per riuscire a dare un senso all’annata, anche se comunque ci sarà sempre la finale di Coppa di Germania (e indovinate chi la disputerà? Ma Borussia e Bayern, of course) a permettere eventuali rivincite. In ogni caso sollevare il Meisterschale all’ultima giornata rimane l’obiettivo primario per la squadra di casa.

Il gol del polacco Lewandowski per il Borussia a tredici minuti dalla fine avrebbe potuto accendere gli animi. Il rigore concesso al Bayer a pochi minuti dal fischio finale altrettanto. La parata di Weidenfeller a Robben sul tiro dal dischetto anche. Insomma, gli ingredienti per una rissa finale c’erano tutti.  I ventidue giocatori in campo, invece, hanno dimostrato in ogni momento del match che alla fine quello che si sta disputando è “soltanto” una partita. Una partita importantissima, certo: la differenza fra una vittoria o una sconfitta, in questi casi, può tranquillamente valere un’intera stagione, come si è detto…ma nonostante ciò nessuno degli attori (in campo, ma anche sugli spalti) ha perso, come si suol dire, la “tramontana”: nessuno si è lasciato andare ad atteggiamenti sbagliati (tranne, forse, un urlaccio liberatorio del difensore del Borussia Subotic allo stesso Robben nel momento in cui il suo rigore non è stato realizzato), nessuno ha commesso falli reputati degni di sanzione dall’esperto arbitro Knut Kircher. Alla fine abbracci in campo e scroscianti applausi dagli spalti per tutti. Anche per il “povero” Robben, colpevole di aver consegnato con i suoi errori (mantiene in gioco Lewandowski in occasione del gol, sbaglia il rigore e, all’ultimo respiro, pure una clamorosa palla gol a porta praticamente spalancata) la vittoria agli avversari.

Forse a molti tutto questo non dirà molto. Noi, invece, riteniamo che possa essere considerata una piccola grande lezione del calcio tedesco al nostro (ma non solo) sistema pallonaro, intriso da sempre di veleni, polemiche, accuse, simulazioni, falli tattici, eccetera, eccetera, eccetera. Forse sarà anche grazie a questo tipo di atteggiamenti positivi che la Germania ha saputo pian piano raggiungere, prima, e superare, poi, nel ranking UEFA proprio la nostra disastrata Italia. Tecnica, sponsor, soldi, ma anche giusti atteggiamenti. Quelli che da molto tempo, ormai, mancano dalle Alpi in giù.

 

Ernesto Kieffer

Ernesto Kieffer

Inizia nel 2000 a collaborare per alcuni periodici veronesi come “”L’Altro Giornale”, “L’Adige” e “Verona Fedele” e ottiene nel 2002 il patentino di Giornalista Pubblicista. Laureato, casualmente, in Giurisprudenza nel lontano 2003, è – suo malgrado – dal settembre di quello stesso anno un impiegato di banca. Nonostante ciò, persegue con costanza davvero invidiabile il sogno di essere un giorno un giornalista a tutti gli effetti e si lancia nel corso del tempo in più di qualche folle progetto editoriale. L’ultimo? Ma “Il Nazionale”, of course. Pratica con “inequivocabili” risultati il calcetto e millanta di essere un musicista. Ma sono notizie false e tendenziose.

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