The King is back!

Roger Federer

1 APRILE – Muhammad Alì, Michael Phelps, Usain Bolt, Sergey Bubka. Cosa hanno in comune questi sportivi? Sono, o sono stati, campioni che hanno segnato la storia, relativamente al proprio sport. Se vi trovate per strada e chiedete a qualsiasi passante qual è il tennista più forte di tutti i tempi, la risposta che sentirete sarà una sola: Roger Federer. Il perchè di questa risposta si potrebbe trovare nella moltitudine di record infranti dal campione di Basilea, ma per spiegare Federer, semplici numeri non bastano.

Per far comprendere meglio il concetto prendo a prestito le parole di Paolo Bertolucci, ex Davis-man italiano, che commentò la straordinaria vittoria di Federer al Master 1000 di Indian Wells in questo modo:” Bisogna stabilire se il tennis è questo, e allora noi giochiamo a un’altra cosa, o se il tennis è quello che giochiamo noi, e allora Federer a cosa sta giocando?”. La questione è proprio questa perché il suo gioco è diverso da quello di tutti gli altri, costantemente alla ricerca del predominio fisico. Federer, a differenza dei suoi predecessori e dei suoi attuali rivali, è riuscito a raggiungere la perfezione tecnica nel suo sport, caratteristica che lo accomuna solamente a Nadia Comaneci, che, alle Olimpiadi di Montreal, nel 1976, nella specialità delle parallele, riuscì ad ottenere il voto 10, che simboleggia la perfezione. Mai un ginnasta prima di quell’Olimpiade era riuscito a raggiungere un tale livello di eccellenza.

Un’ulteriore caratteristica che rende unico questo campione è l’atteggiamento che tiene sia dentro che fuori dal campo, che lo rende unico e lo avvicina più al prototipo dell’atleta del secolo scorso piuttosto che ai giocatori moderni, troppo spesso maleducati nei confronti della stampa e dei tifosi e sulle prime pagine dei giornali più per gossip e comparsate in discoteca piuttosto che per i risultati ottenuti in campo.

Federer e Nadal, amici e rivali

Nonostante l’atteggiamento sia quello dei giocatori di qualche decennio fa, così non è per il gioco,  sempre brillante ed elegante, che lo riesce a tenere ai vertici della classifica mondiale da più di dieci anni, nonostante l’età non sia più quella di un ragazzino, portandolo spesso ad essere definito il “vecchietto” del circuito.Non a caso, la Federazione svizzera ha scelto proprio lui come portabandiera alle Olimpiadi di Londra, nelle quali Federer potrà giocare sull’amata erba di Wimbledon, luogo di innumerevoli battaglie contro l’amico-rivale Nadal, che gli darà anche in quell’occasione filo da torcere.

Una cosa è certa, Federer non ha ancora finito di stupire.

 

 

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