A Verona la guerra sul corpo delle donne

Lo spaesamento di una società alla ricerca di ruoli.

Mercoledì 6 marzo, su Rete4, andava in onda Dimmi la verità, 1961, regia di Harry Keller. Un film da consigliare a tutti (e tutte) per lo scarto culturale. Un’ingenua ma genuina ragazza di campagna, Hamina (Virginia Grey), passa da un’adolescenza solitaria e di sani principi alla città. Qui, insegna la bellezza della Bibbia e della fede a un trio di piccoli pagani allevati da professoroni trinariciuti; spinge una preside scolastica ad adottare un figlio e lasciare il lavoro per non sminuire ulteriormente l’orgoglio di un marito che guadagna meno di lei. È pronta ad amare – e metter su famiglia – appena scopre di avere un seno abbastanza sviluppato.  

Poi, apri il giornale, Anno Domini 2019 e compare a Crotone – luogo d’elezione a senatore di Salvini – il manifesto di Giancarlo Cerrelli, segretario della Lega crotonese, vicino al senatore Pillon, che recita, tra l’altro, che a offendere la dignità delle donne è «chi sostiene una cultura politica che rivendica una sempre più marcata e assoluta autodeterminazione della donna che suscita un atteggiamento della donna rancoroso e di lotta nei confronti dell’uomo, chi contrasta culturalmente il ruolo naturale della donna volto alla promozione e al sostegno della vita e della famiglia». Il Ministro dell’Interno, per una serie di motivi, ha preso in parte le distanze.


Wolrd Congress of Families XIII, 29-31 marzo 2019

Intanto, a Verona, a fine marzo – presenti Salvini, Sboarina con fascia tricolore, Meloni, Tajani, Olga Nikolaevna Yepifanova (vicepresidente della Duma) e molti altri – si apriranno i lavori del Wolrd Congress of Families XIII, col patrocinio della Provincia, della Regione e della Presidenza del Consiglio. «Un evento pubblico internazionale di grande portata che ha l’obiettivo di unire e far collaborare leader, organizzazioni e famiglie per affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società». Sempre nello stesso link il programma.
Le tematiche che saranno affrontate durante il congresso saranno:

  • La bellezza del matrimonio
  • I diritti dei bambini
  • Ecologia umana integrale
  • La donna nella storia
  • Crescita e crisi demografica
  • Salute e dignità della donna
  • Tutela giuridica della Vita e della Famiglia
  • Politiche aziendali per la famiglia e la natalità.

Incredibile dictu, se invece si ricerca il modello femminile proposto a scuola dalle docenti, risulta l’opposto: individualista, indipendente, libero. In più, ad onta delle proposte del Forum, con l’aumento progressivo dell’obbligo scolastico la finestra di fertilità si è di fatto ridotta con un forte impatto sulla natalità. Alla donna, come alternativa alla maternità, viene proposta come prospettiva realizzante la carriera lavorativa. Certo, nel nord Europa, accedono alla stanza dei bottoni, Merkel tra tutte. Però persino nel Belpaese si accendono timide campagne politiche per le quote rosa e pubblicitarie contro il paygap, la differenza salariale.

L’Italia è nel mezzo, nel guado fra due culture in contrasto. E forse, in quest’era postideologica, in cui il rosso della sinistra e il nero della destra si fondono in uno sgradevole marrone, la battaglia sui ruoli, su ciò che la società si aspetta da noi e sul modello a cui aspiriamo per sperare di essere felici, è la nuova questione dirimente.

Una netta contrapposizione: una componente, educata negli anni Ottanta e Novanta, si agita sgomenta in un momento di smarrimento culturale ed economico. L’autorità dell’adulto fondata su un sapere trasmissibile e su ruoli atavici si è smarrita. I loro modelli genitoriali sono improponibili e nemmeno interessanti, fondati com’erano sulla rinuncia. Ora, padri e madri scimmiottano i figli come eterni adolescenti. Invecchiare, non essere desiderabili, non piacere più è inaccettabile. I bei tempi non devono finire. Ecco il continuo richiamo a un mos maiorum in salsa biblico-darwiniana. Edonismo pasoliniano e cultura del fare, punto.
L’altra, meno nostalgica, è guardata con sospetto. Gli intellettuali tacciono e, se non tacciono, vengono sbeffeggiati da un qualunque homo faber che afferma di fatturare. È una crociata antiscienza e complottista[1]: contro i vaccini, contro la sperimentazione sugli embrioni, contro tutto.

Il simbolo, come diceva Jung, racchiude il suo senso e il suo contrario senza contraddizione: e in politica, oggi, tutto diventa simbolo. È cosa buona e giusta sparare a un ladro, incidentalmente essere umano, ma guai a toccare un feto anche se la vita della gestante è a rischio. Le donne musulmane sono schiave del velo per la cultura di quelli là; però, se sei in preda a una tempesta emotiva per gelosia, beh, dai non è così grave se la uccidi (Rimini docet). Sì, ma e Desirée? Vedi a lasciare una ragazzina sola: si droga e va coi negri. Meglio comunque se una viene ammazzata dai nostri.

La Gorgone

Nella babygang fermata a Milano qualche giorno fa viene più volte sottolineato, da giornali e telegiornali, come siano coinvolte anche tre ragazze. Eh sì. Come se le ragazze non potessero essere malvagie come gli uomini. Questo no, non si può accettare. Perché la donna è sì simbolo, ma vedi a non tenerla d’occhio cosa diventa: la Gorgone. Un contrario che fa paura.

Venere di Willendorf

Sul corpo delle donne oggi si svolge un conflitto culturale che le femministe combattono con un modello perdente, l’uguaglianza non propositiva. Le donne devono essere libere come gli uomini: vero. Ma la libertà impone responsabilità: per farne cosa? Essere una donna significa poter essere un uomo? Tutto qui? Un esito davvero deludente.

Alla fine, una possibile chiave ce la fornisce il programma del World Congress of Families XIII: il controllo sulla riproduzione si gioca sul controllo di un genere intero. Ne discende che, per essere libere, libere come l’uomo, la lotta femminista, sfruttando le scoperte della tecnologia medica, dovrebbe essere tesa a separare la fecondità dalla sessualità. Un cambiamento epocale di paradigma. Un vero terremoto sociale e culturale.

Non sembra prospettiva all’orizzonte né condivisa dalle donne. Ma, allora, che ruolo immaginano per sé?

[1] Si badi, qui non si afferma né che i no vax abbiano torto né che non ci siano cospirazioni: solo si rimarca l’ovvietà che se tutto è un complotto allora non è un complotto.

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Stefano Magrella

Veronese d'origine, vanta ascendenze cimbre tutte da dimostrare. Docente di lettere, viene definito amorevolmente dai suoi cari come polemico, pesante, pedante e pignolo. Nel tempo libero assapora ogni sfumatura della noia.

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