Abbiate rispetto almeno per Virgilio.

Ovvero, quando i classici vengono sviliti per fini politici.

Il 25 gennaio una fantomatica “Redazione culturale” di “Fanpage.it” pubblica un articoletto ispirato ai versi del I libro dell’Eneide. L’articolo, “Ma che razza di uomini è questa?”: quei versi pro-migranti nell’Eneide di Virgilio cita questi versi:

«Huc pauci vestris adnavimus oris. Quod genus hoc hominum? Quaeve hunc tam barbara morem permittit patria? Hospitio prohibemur harenae; bella cient primaque vetant consistere terra. Si genus humanum et mortalia temnitis arma, at sperate deos memores fandi atque nefandi.»

«In pochi a nuoto arrivammo qui sulle vostre spiagge. Ma che razza di uomini è questa? Quale patria permette un costume così barbaro, che ci nega perfino l’ospitalità della sabbia; che ci dichiara guerra e ci vieta di posarci sulla vicina terra. Se non nel genere umano e nella fraternità tra le braccia mortali, credete almeno negli Dei, memori del giusto e dell’ingiusto.» [Virgilio, Eneide, Libro I 538-543]

La morale esplicita dell’articolo sarebbe questa: il viaggio di Enea e i suoi è lo stesso dei migranti di oggi, ai quali l’accogliente Ausonia di ieri «[…] oggi nega ad altri disperati l’approdo e, dunque, la salvezza».

Intendiamoci, l’umanità, la pietà per i migranti sono sentimenti più che giusti ma, per favore, risparmiamo al povero Virgilio il destino di diventare un banale appiglio dialettico di questo o quel partito politico. Non facciamogli dire ciò che non dice riguardo l’Italia di oggi. Perché il passo è molto breve: ogni fazione potrebbe sezionarlo e tirarne fuori ciò che è più funzionale alla propria propaganda. Proviamo allora per gioco a costruire un facile esempio al contrario:

Enea è l’esempio dell’immigrato pericoloso per la cultura e la società italiana. Arrivato e accolto a Cartagine, illude una povera vedova, Didone, per poi abbandonarla tanto che lei, per la disperazione e l’umiliazione, si uccide. Giunge quindi in Italia, uccide Turno, legittimo re dei Rutuli ed eroe locale e poi si prende la sua promessa sposa, Lavinia. Ecco dunque il futuro dell’Italia: con la scusa di cercare un luogo tranquillo e la pace lontano dalla guerra, i migranti di oggi, come già fece Enea, ci ruberanno le donne, di cui non hanno rispetto, uccideranno i nostri uomini e fonderanno un loro impero sulle ceneri della nostra civiltà.

Questo è uno degli infiniti giochi possibili. Immaginatevi un Ministro qualsiasi dell’Interno che citasse Enea come esempio di immigrato pericoloso per l’Italia. Vogliamo davvero questo? Pensiamo ai fatti, appelliamoci all’umanità che c’è in tutti noi, salviamo vite, permettiamo agli uomini di vivere serenamente dove vorrebbero stare ma lasciamo in pace i morti, la letteratura e soprattutto Virgilio.

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Stefano Magrella

Veronese d'origine, vanta ascendenze cimbre tutte da dimostrare. Docente di lettere, viene definito amorevolmente dai suoi cari come pesante, pedante e pignolo. Nel tempo libero gioca a nascondino con la morte.

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