Bastioni: che sia la volta buona?

Ci sono delle questioni che accompagnano i cittadini per generazioni, siano esse politico ideologiche, amministrative o legate alle strategie di investimento locali e nazionali. Diventano una sorta di coperta di Linus per sentirsi sempre a casa, coccolati, certi dell’immutabilità di ciò che ci circonda. Si pensi al mitico Ponte sullo Stretto di Messina, ormai mediaticamente sostituito dalla questione TAV: ne parlavano già in epoca romana di unire Calabria e Sicilia, più assiduamente se ne parla dal Dopoguerra e si continua a discuterne senza alcun costrutto. È un tema che accomuna generazioni, nonni che ne parlano coi figli e poi coi nipoti.

Anche a Verona abbiamo i nostri “Ponti sullo Stretto”, opere di cui tanto si discute, progetti incompiuti e mai realizzati. Uno di questi riguarda la riqualificazione dei bastioni. È uno dei temi più longevi del panorama scaligero, sul quale hanno fallito tutte le amministrazioni che negli anni si sono succedute nel governare la nostra città. Questione di vincoli, Demanio e Sovrintendenza su tutti, di chiarezza di scopi, troppi veti incrociati, ma anche certamente di una scarsa volontà politica nell’intervenire laddove tante altre città hanno saputo agire con qualità e lungimiranza, vedasi ad esempio Ferrara. Si faticherebbe a riconoscere Verona, senza i suoi bastioni un po’ incolti, malfrequentati, con assenza di servizi e affini. Il veronese doc ci è abituato. Li utilizza con perizia chirugica: da genitore per una visita alle caprette di Raggio di Sole con figli a seguito, unica area storicamente ben gestita, o banalmente per tenersi in forma al Percorso della Salute, dal lato opposto. Per il resto, salvo le succitate eccezioni, i bastioni rimangono terra di nessuno.

Eppure, questa Amministrazione ci prova: grazie all’intervento di Amt Spa in qualità di sponsor, il Comune di Verona entro settembre presenterà un bando di “Concorso di progettazione a procedura aperta in due gradi in modalità informatica” per la riqualificazione del bastione compreso tra Porta Palio e Porta San Zeno, uno dei segmenti più problematici in termini di degrado. Il titolo sarà: “Progettazione del Parco della Cultura Urbana all’interno delle mura magistrali cittadine”. Sarà un concorso a premi, al primo posto 14.000 euro poi a seguire fino al quinto che si dovrà accontentare di 800 euro. Chi vince, previo reperimento delle risorse necessarie, realizza. Dopo un momento di riflessione e, in attesa di chiarimenti, si comincia a intuire l’idea: riqualificare l’area attraverso la creazione di un parco ludico ricreativo, avente per finalità la realizzazione di apposite infrastrutture utili alla pratica degli sport da strada quali skateboard, bmx, rollerblade, basket 3vs3 e tante altre attività, indicate dal consigliere Berardi, capogruppo di Forza Italia.

L’idea che i bastioni diventino un Urban Park non è scenario facile da digerire, specie per chi, appassionato di sport, ha ancora negli occhi la tradizione, l’eleganza, la gestualità sopraffina espressa poche settimane addietro a Wimbledon dai finalisti di bianco vestiti come tradizione vuole. E nulla conta se Meghan, duchessa di Sussex, sia stata contestualmente immortalata in tribuna con jeans molto rivoluzionari e non in linea con i dettami reali. Pur in abiti fuori ordinanza, rimane comunque molto più elegante di uno skater qualsiasi. La prima perplessità sull’ipotetica opera di riqualificazione è proprio questa: investire e riqualificare un’area con attività emergenti e che forse non si consolideranno mai, non è un po’ troppo visionario, azzardato o in anticipo coi tempi? Lo sport infatti è tradizione e ne rimane fortemente legato, per quanto la valutazione possa sembrare un tantino antiquata. Gli sport di strada sono in aumento per praticanti nelle diverse discipline, ma nessuna si sta affermando veramente e i cambiamenti di affezione verso una singola attività restano ancora alti e fortemente dipendenti dalla moda del momento. La tradizione, un colore o un volto familiare, una gestualità mandata a memoria, sono l’essenza dello sport che unisce e riunisce proprio grazie a un suo linguaggio a tutti comprensibile e a valori fortemente radicati. Ecco perché gli sport in voga cambiano, ma molto lentamente: tranne rarissimi casi, passata la moda, molti tornano nel dimenticatoio. Prima era lo squash, oggi il paddle, domani chissà, mentre calcio, basket, tennis, pallavolo, nuoto, pur tra mille difficoltà, rimangono gli sport di riferimento.

Date per buone queste considerazioni, emerge quindi qualche perplessità sulla strategia di riqualificazione dei bastioni avviata dal Comune. Puntare sullo sport e l’attività outdoor è sacrosanto e lodevole, farlo attraverso una proposta che guarda solo agli street sport, praticati da una minoranza di cittadini, lo è molto meno. Certe attrezzature verranno utilizzate anche in futuro o se ne sente oggi la necessità, secondo moda del momento? Alcuni mesi addietro, proprio attraverso un nostro scritto, ci eravamo occupati di un’adunanza del Consiglio Comunale che non solo rigettava, ma pure derideva, la richiesta di avviare un’opera di nuovi campetti polifunzionali in un quartiere di Verona (vai all’articolo). In tale riunione del Consiglio cittadino si parlava di campetti deserti, si richiamava addirittura a una possibile discriminazione verso le donne in base alle discipline ivi praticabili. Appare singolare che ora il Comune decida di occuparsi di campetti, pur rivisitati in chiave moderna. Solo qualche mese addietro erano considerati come una spesa inutile, risibile; oggi ipotizzare un’area adibita ad Urban Park diventa motivo di vanto. Così come è singolare che proprio a pochi metri dall’area in riqualificazione, vi sia confinante un’area in avanzato stato di degrado come è quella delle Piscine di Via Galliano. Si è detto giustamente che le due aree saranno da considerarsi disgiunte. Vero. Altrettanto vero, però, è aspettarsi da parte di questa Amministrazione un intervento primariamente su ciò che è già esistente – vedasi appunto Piscina Lido – che tra l’altro coinvolgeva e coinvolgerebbe una platea molto più ampia di cittadini rispetto a un qualunque percorso per acrobati della Bmx.

Le perplessità, poi, si estendono all’operatività. Ben venga un concorso che permetta ai più creativi e volenterosi di ingegnarsi con le richieste del bando, ma di progetti, idee e proposte innovative legate ai bastioni ne abbiamo viste molte negli anni, ogni veronese ha la sua. L’avere tante idee, però, fino a ora non ha favorito la realizzazione di opere sui bastioni e anche in questo caso non è affatto scontato che l’idea vincitrice possa essere realizzata prima di finire nel dimenticatoio.
Infine l’ultima nota, non marginale, riguarda i vincoli: sicuramente qualche cittadino sarà già sul piede di guerra, ritenendo i bastioni un patrimonio architettonico e storico non barattabile. Il rischio di uno scempio stile negozio di mutande con vista Arena probabilmente non è così sensibile, sperando in un giudizio illuminato da parte della Commissione giudicatrice in concorso, ma senza dubbio i progettisti dovranno ingegnarsi e parecchio per assemblare un Urban Park all’avanguardia, date le strutture preesistenti come fortemente vincolate.
Curiosi di leggere i progetti in concorso, attendiamo… con la nostra coperta di Linus ancora ben salda addosso.

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Lorenzo Mori

Lorenzo Mori, nato a Verona 11 anni dopo l'alluvione di Firenze e pochi mesi prima del rapimento Moro, si alterna tra la professione di consulente free lance (un po' commercialista, un po' controller) e il ruolo di allenatore di pallavolo. Papa' da qualche anno, ha sempre sognato di scrivere un trattato sulla città ideale, ma non lo farà mai; nel frattempo importuna gli amici di Facebook con post di lunghezza immane e pesantezza insopportabile. Nostalgico quanto basta della "polis" greca e dei campioni alla Roberto Baggio, è soprattutto appassionato di neve e boschi e il suo motto preferito, di gucciniana memoria, è: "Uscir di casa a vent'anni è quasi un obbligo, quasi un dovere"

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