Casinò, Cannabis e Convention: le tre C che fanno ricca Las Vegas

Las Vegas emerge dal deserto del Mojave come una navicella spaziale aliena atterrata nel mezzo di una nuvola di polvere e vento: in uno dei paesaggi più aridi del Nord America, la “città del peccato” (Sin City) si staglia all’orizzonte come un improbabile ammasso di acciaio torreggiante e insegne lampeggianti, circondato da rigide montagne senza alberi. Più di 40 milioni di visitatori all’anno affollano la capitale del Nevada, folleggiando lungo Las Vegas Boulevard, la famosa The Strip, l’arteria centrale di Sin City e la meta principale dei luoghi d’interesse della città: il gioco d’azzardo, gli spettacoli hard e il divertimento.

Una classica insegna luminosa a Las Vegas

La città ha 24 km di luci al neon e dallo spazio è il punto più luminoso della Terra. Proprio come una sirena che ti ammalia con la sua voce suadente, la Strip abbonda di vetrine luccicanti, attrazioni panoramiche e fontane danzanti che incorniciano gli iconici casinò, in un trionfo di sfarzo e luci stroboscopiche lungo un tratto di quasi 13 km, offrendo un vero e proprio sovraccarico sensoriale.

Da nord a sud, The Strip è un vero e proprio omaggio all’Europa, in un crescendo di hotel e resort, che culmina all’intersezione con Flamingo Road, dove dominano il Bellagio, il The Venetian, il Caesar’s Palace, il Paris. D’accordo, è kitsch, ma riesce a creare quello che molte altre città americane ancora faticano a fare: offrire l’illusione di un viaggio europeo nel bel mezzo del deserto, trasportando l’esperienza fantasy direttamente in strada. 

Ci vuole una bella fantasia, infatti, per pensare di essere a Venezia, osservando le sorprendenti riproduzioni in scala 1 a 2 degli storici Campanile di San Marco e Ponte di Rialto che fanno bella mostra di sé all’ingresso del casino The Venetian, con tanto di repliche delle tradizionali gondole veneziane in piena attività nel canale sottostante. All’interno della struttura, si apre il Grand Canal Shoppes: un lungo percorso con oltre 80 boutique internazionali e 19 ristoranti, incorniciati da un soffitto dipinto che dà l’impressione di essere a cielo aperto. Il crescendo di ponti e canali artificiali trionfa nell’interpretazione di Piazza San Marco, dove si può scegliere di cenare a base di ricette regionali nell’autoproclamatosi “ristorante veneto” Il Canaletto, accompagnando la cena con musica dal vivo rigorosamente italiana. 

The Venetian e i suoi simboli veneziani

Ma la maggior parte dei turisti di Las Vegas non sono alla ricerca del fascino veneziano, bensì di soldi, eccesso e stravaganza. 

Lontano dal glamour della Strip, la leggendaria Freemont Street Experience è il cuore della vecchia Vegas, dove sono stati costruiti i primi alberghi e casinò: più di 500 metri di intrattenimento trasgressivo ed energico, musica dal vivo e slot machine da record, all’interno di un mega corridoio sovrastato da uno schermo video con 12,5 milioni di luci a LED e un potente sistema audio, con tanto di zipline per volare sospesi nel vuoto appesi a un cavo d’acciaio. 

In passato Freemont Street, capeggiata dal Golden Nugget, fondato nel lontano 1946 (e per il quale fu usato solo marmo italiano), era il fulcro della maggior parte dei guadagni dei casinò della città, da quando nel 1931 il gioco d’azzardo diventò legale. A mano a mano però che la Strip iniziò a svilupparsi, gli incassi diminuirono e nel 1992 Las Vegas Boulevard fu in grado controllare l’80% del mercato dei casinò. Per competere con la Strip, gli hotel e i casinò del centro città decisero quindi di creare un’attrazione che potesse attirare più visitatori, investendo inizialmente 70 milioni di dollari nello sviluppo dell’esclusiva Fremont Street Experience, seguiti da un successivo upgrade di 17 milioni nel 2004, dando vita a una delle riqualificazioni di maggior successo del centro. 

Freemont Street Experience

Ancora oggi però, il centro è mal collegato alla Strip, e l’unico mezzo rapido per raggiungerlo rimane l’auto. Nei 5 km di distanza che le dividono, spuntano piccole strutture industriali, accanto alle bizzarre Wedding Chapel per matrimoni last minute (ci si può far sposare perfino da sosia di Elvis Presley alla famosa Graceland), e a negozi di riparazioni auto, negozi di alimentari e magazzini fatiscenti. 

Ma non sono i matrimoni a far girare l’economia locale. L’80% della popolazione del Nevada vive a Las Vegas e si mantiene con salari minimi a fronte di una richiesta di un basso livello di competenze professionali. L’Ufficio del Commissario per il Lavoro del Nevada afferma che nel 2018 il salario minimo per i dipendenti a cui viene offerta un’assistenza sanitaria dai loro datori di lavoro (un benefit non da poco per gli statunitensi) è stato di 7,25 dollari all’ora e lo stipendio minimo per i dipendenti per i quali non è prevista è rimasto ad 8,25 dollari all’ora. Complessivamente, il 44% dei lavoratori di Las Vegas guadagna meno di 40.000 dollari all’anno e quasi un terzo di tutti gli operai lavora nel settore dell’ospitalità. L’eccellenza nell’accoglienza turistica e business ha garantito alla capitale del Nevada il primo posto nella lista “TSNN Trade Show News Network Top 250 Fiere negli Stati Uniti”. 

Nel 2017 Las Vegas ha ospitato 47 delle più importanti manifestazioni fieristiche del paese, tra cui la nota CES (Consumer Electronics Show), che da sola ha richiamato oltre 182.000 partecipanti, e conta di superare le aspettative nella nuova edizione che si terrà dall’8 all’11 gennaio 2019.

Sembra che il sistema fieristico di Las Vegas preveda una fiera per ogni settore, incluso quello delle sostanze stupefacenti. 

Dal 14 al 16 novembre 2018 Las Vegas è stata il centro dell’industria della cannabis americana: il Marijuana Business Conference Expo (MJBizCon), svoltasi al Convention Center di Las Vegas, ha visto un afflusso di 27.600 partecipanti e di 1.100 espositori provenienti da 60 paesi, con un aumento del 38% rispetto al 2017.  

La convention ha accolto 1.100 espositori, provenienti da diversi settori: dalla vendita e produzione di attrezzature per l’estrazione della pianta e dei fiori, alla progettazione di imballaggi, contenitori ed etichettatrici; da studi di architettura specializzati in impianti di coltivazione e in progettazione di “dispensari”, a consulenti aziendali pronti a consigliare quali possibilità vengono offerte dal business della cannabis. Dalla fiera è emerso come gli investimenti del settore siano orientati verso gli aggiornamenti tecnologici per potenziare la coltivazione e l’estrazione della pianta su scala industriale.

MJBizCon, la prima fiera nazionale ufficiale della marijuana, è stata inaugurata nel 2012, e negli anni, è cresciuta fino a diventare il punto di riferimento per il futuro della crescente industria della cannabis: nel 2019 durerà un’intera settimana e acquisirà ulteriore spazio espositivo. 

Una cartolina pubblicitaria alla fiera MJBizCon

Il successo dello show è in gran parte un riflesso dell’ampia diffusione della cannabis e dei suoi derivati nel Paese.

Il 1 luglio 2017, il Nevada è diventato uno dei 10 stati americani dove è legalizzato l’uso ricreativo della marijuana (l’uso medico della stessa è invece legale in 33 stati). Chiunque abbia più di 21 anni può acquistare fino a un’oncia di cannabis (circa 28 grammi) alla volta. Resta tuttavia ancora un mondo semiclandestino: il consumo infatti è solo per uso privato. È illegale fumare in pubblico, o in macchina senza rischiare una multa. Ciò rappresenta un problema per i turisti che soggiornano sulla Strip a Las Vegas, poiché la cannabis e i suoi derivati non possono essere consumati legalmente negli hotel-casinò.

Per questo esistono i “dispensari”: veri e propri negozi dotati di una selezione impressionante di fiori, estratti, concentrati e altri prodotti che contengono marijuana, come biscotti, cioccolato e caramelle. 

A inizio novembre a Las Vegas ha inaugurato il più grande dispensario di cannabis del mondo, aperto 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Con i suoi oltre 10000 metri quadri di superficie, Planet 13 Superstore offre ai propri clienti un’esperienza visiva e interattiva totale: all’ingresso 13 fiori di loto a LED alti 4,5 metri possono essere controllati dai visitatori come opere d’arte interattive. Gli ospiti possono anche realizzare graffiti laser disegnandoli con bombolette spray che “sparano” raggi laser su una parete.

E non è tutto: proiezioni 3D sulle pareti della hall principale e passerelle illuminate da luci a LED ad attivazione sensoriale sono sincronizzate con il passaggio dei visitatori, in modo che la scia di luci colorate li segua mentre camminano tra i display multipli che pubblicizzano i fiori o i concentrati di Cannabis disponibili. L’utilizzo di teche di vetro simmetriche e di un predominante colore nero conferiscono al Planet 13 quasi un’atmosfera da gioielleria. Certamente per un diverso tipo di “tesoro”.

Attualmente vengono utilizzati quasi 4.000 metri quadrati di spazio. Tra i piani di sviluppo futuro vi sono «un coffee shop, una sala di degustazione per birra e vino infusi con marijuana e un salotto per consumare marijuana sul posto se diventerà legale», ha dichiarato Bob Groesbeck, co-CEO di Planet13.

La legge vigente in Nevada vieta infatti che all’interno delle attività commerciali di cannabis vi siano “salotti di consumo” costruiti nella stessa struttura di un dispensario. Varata ad inizio 2017, la norma proibisce ai legislatori statali di modificare tali restrizioni per 3 anni.

Ma la città di Las Vegas ha proposto un’ordinanza per consentire la costruzione di salotti di consumo di marijuana adiacenti ai negozi, collegati ai dispensari da una passerella: dovranno essere situati ad almeno 300 metri dalle scuole, avere sorveglianza 24 ore su 24 e pagare una tassa annuale di 5.000 dollari per rimanere aperti.

I salotti per il consumo di marijuana potrebbero essere quindi la prossima grande tendenza dell’industria della cannabis di Las Vegas.

Durante il primo anno intero di vendite del settore, i dispensari del Nevada hanno venduto circa 430 milioni di dollari di marijuana per uso ricreativo e lo stato ha raccolto 69,8 milioni di dollari di entrate fiscali derivate dalle tasse sulla vendita legale di marijuana, secondo quanto dichiarato dal “Las Vegas Sun”. 

Questo impressionante giro di milioni è quasi tutto cash, perché il sistema bancario americano  vieta l’apertura di conti collegati al business della cannabis. Eppure, il boom economico della marijuana in Nevada offre uno sguardo sul futuro appariscente e lussuoso di una droga molto stigmatizzata. E la scintillante e dissoluta Las Vegas sembra aver trovato un nuovo redditizio terreno di gioco. Perché sembra proprio che in città vi sia di più che puntare tutto sul rosso.

Chiara Cappellina

Bilingue (italiano-inglese) da sempre, giornalista pubblicista dal 2005, Chiara ha iniziato a scrivere i primi articoli all’età di 16 anni sulle pagine di Verona Fedele. Ha lavorato nella redazione de Il Giornale a Milano nel 2001 seguendo i tragici eventi dell’11 settembre. Già laureata in Scienze della Comunicazione nel 2002, con una tesi sulla “Macchina redazionale dei quotidiani” e con un master in Comunicazione e Giornalismo Scientifico conseguito a Padova nel 2003, si è occupata di nuove tecnologie e stili di vita nella lunga collaborazione con il quotidiano L’Arena. Ha poi collaborato con la redazione veronese di Leggo e del Corriere del Veneto. Tra il 2011 e il 2014 ha diretto la comunicazione in Italia di multinazionali americane come Patagonia e Harman e dal 2015 al 2017 ha curato l’Ufficio Stampa di Fiera di Vicenza. Appassionata di vino e golosa di formaggio, sensibile da sempre alle problematiche ambientaliste, ama la Scozia e la fotografia, ma le sue vere “addictions” sono pattinaggio artistico, freccette, & i suoi animali domestici (cane e gatto) a cui dedica ogni minuto libero (fosse anche di notte).

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