Catalogna: un nuovo 1-O?

La sentenza della Corte suprema spagnola del 14 ottobre scorso prevede dure condanne per nove leader della “Consulta Popular”, la campagna referendaria di organismi locali favorevoli all’indipendenza della Catalogna. Escluso il reato più grave di “attentato alla Costituzione”, le condanne sono state inflitte per “sedizione” e, in quattro casi,  per “malversazione”, cioè uso illecito di fondi pubblici. In altre parole, la Corte suprema ha stabilito che alcuni ex ministri del Governo indipendentista di Puidgemont usarono fondi per “spese estranee a fini pubblici leciti”, come la produzione del materiale elettorale per il referendum del 1° ottobre 2017.

I manifestanti durante le “Marxes per la llibertat” chiedono libertà per i leader condannati. Foto di Carolina Torres

Le “Marxes per la llibertat” che stanno riempiendo in questi giorni tutta la Catalogna come segno di protesta contro tale sentenza sono solo il più recente capitolo della storia di un popolo segnata dalla sofferenza, dalle persecuzioni sanguinose e da violenze di ogni tipo, sotto la dittatura di Francisco Franco fino alla repressione e ai forti scontri con le forze di sicurezza di questi giorni.

L’apice della lotta separatista era stato raggiunto nel fatidico “1-O” il primo ottobre 2017, giorno in cui migliaia di catalani scesero in strada per ottenere la “Consulta Popular”, un referendum mediante il quale i leader condannati recentemente cercarono di raggiungere l’obiettivo della sovranità della Catalogna. Nonostante i catalani volessero ottenere l’indipendenza in un modo democratico rifacendosi al diritto all’autodeterminazione dei popoli, il sistema costituzionale spagnolo non prevedeva la possibilità di un referendum del genere senza prima realizzare una riforma costituzionale. Ne conseguirono l’espresso divieto a svolgere il referendum, numerosi arresti e perquisizioni nelle “conselleries” che continuarono fino alla scoperta di milioni di schede e materiale elettorale pochi giorni prima della consultazione.

L’1-O, ossia il primo ottobre 2017, alle 5 e 30 del mattino, decine e decine di persone circondarono le scuole in tutta la Catalogna per evitare che venissero chiuse al fine di evitare lo svolgimento del referendum. Ma già alle 9 si verificarono le prime aggressioni: la Policia Nacional entrò con la forza nella scuola dove l’ex presidente della Generalitat de Catalunya, Carles Puidgemont avrebbe dovuto votare e la Guardia Civil bloccò il sistema informatico che raccoglieva i dati delle votazioni. Furono 6 gli arresti e circa 1000 i feriti nei violenti scontri in cui la polizia tentò di impedire ai catalani di votare.

Inizio delle proteste del 14 ottobre davanti alla sede della stazione di polizia “Jefatura Superior” in via Laietana, dove i manifestanti hanno lanciato numerose bandiere spagnole e libri sostenendo che la stazione, dopo l’Indipendenza, sarebbe diventata una biblioteca. Foto Carolina Torres

La rabbia e la delusione che il popolo catalano prova contro il governo spagnolo dalle persecuzioni di Franco fino alle aggressioni del 1-O sono riemerse dopo la controversa sentenza contro i leader separatisti. Le proteste iniziate il 14 ottobre sembrano aver dato inizio alla svolta del lungo processo chiamato “indipendenza”.

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Carolina Torres

Classe 1999, Carolina Torres è attivista di Amnesty International e aspirante fotogiornalista. Collabora con la stampa locale focalizzandosi sul sociale e sui diritti umani.

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