Habemus oppositionem

La fumata bianca arriva in un’uggiosa domenica di fine novembre dalla sala stampa dello Stadio Olimpico di Roma. Signori, habemus oppositionem. Mentre il PD si dilania nelle sue perpetue liti condominiali, con il brillante risultato di non andare oltre il pianerottolo, la voce più convinta di dissenso la offre allora «Ringhio» Gattuso, autore di un piccato botta e risposta con il ministro Salvini al termine di Lazio-Milan. Giocata all’Olimpico, la gara è terminata 1-1, tutto sommato un buon punto per i rossoneri scesi nella capitale in piena emergenza. Salvini era seduto in tribuna accanto al presidente della Lazio Claudio Lotito. Il leader leghista è la metafora dell’attuale stato idrogeologico del Paese.

È un fiume in piena che imperversa e trascinato dal flusso di corrente del consenso popolare (i sondaggi lo danno al 36%) spesso si fa prendere la mano, rompe gli argini e tracima. È Ministro degli Interni, nonché Vice Presidente del Consiglio, è praticamente ovunque, dai luoghi dei misfatti ai salotti televisivi, mette il verbo su tutto e su tutti. Insomma, non si/ci fa mancar proprio nulla. La golden share del governo se l’è presa da subito sfruttando il tema dell’immigrazione: da allora non l’ha mollata più con buona pace dei suoi alleati pentastellati. Da mesi gonfia il petto e mostra i muscoli come faceva il Duce nei campi di grano, in nome del sovranismo e del ritrovato orgoglio nazionale: «Tranquillli che presto i bauscioni li mandiamo a casa. Ghe pensi mi». Ne abbiamo viste di ogni, pietanze e pietonze per tutte le cucine. Usa il pugno di ferro sui disperati (gli sbarchi si erano già praticamente azzerati con il precedente governo quando agli Interni stava Marco Minniti), oltre il Brennero stringe alleanze imbarazzanti con i galantuomini di Visegrad, si lancia infine in ogni sorta di provocazione condita d’insulti che mettono a dura prova i nervi delle cariatidi alla Commissione Europea. Il risultato? Sul piano internazionale l’Italia non è mai stata tanto sola e isolata, le cattive compagnie non portano a nulla di buono. Va un po’ a fidarti di quelli di Visegrad, cui delle nostre rogne frega meno che zero e puntualmente al momento del voto ci hanno voltato le spalle. Alla «Manovra del Popolo» Bruxelles ha risposto picche riservandoci una secca bocciatura. Intanto lo spread sale e con esso il costo del denaro. Dopo cinque e passa mesi di «Governo del Popolo», non c’è un solo dato macroeconomico in trend positivo.

Dinanzi a tanto, Salvini sembra ora voler virare su toni un tantino più morbidi e concilianti nei confronti delle istituzioni europee, ma prima deve convincere il suo compagno di banco Di Maio che, giù nei sondaggi, appare alquanto restio. I matrimoni di convenienza non sono mai facili da gestire e spesso si esauriscono nelle aule di tribunale. Vedremo come questo andrà a finire. Ma c’è di più: onnivoro cinghialone, il nostro Matteo s’immischia ora anche nelle cose del pallone. È tifoso del Milan e dice la sua. Nel mirino entra così Gennaro Gattuso, responsabile della panchina milanista. Ora, che Gattuso non sia un mago non siamo certo noi a scoprirlo, ma in quanto a temperamento e schiettezza non ha da imparare nulla da nessuno. Criticato per l’ennesima volta (non è infatti la prima reprimenda) dal ministro in sciarpa rossonera, stavolta a «Ringhio» son girate di brutto e alla fine ha ringhiato per davvero: «Questo è un Paese incredibile. Salvini si lamenta perché non ho fatto cambi? Sentite, io non parlo di politica perché non capisco nulla. A lui dico di pensare alla politica perché con tutti i problemi che abbiamo nel nostro Paese, se il vicepremier parla di calcio significa che siamo messi male. Io da italiano potrei dire tante cose a Salvini». Consapevole che il calcio in un paese come questo è una cosa seria in cui tutto c’è da perdere e nulla da guadagnare, la notte deve aver portato consiglio e indotto Salvini alla cautela. Così l’indomani il ministro ha intinto il classico taralluccio nel calice di vino: «Gattuso è il miglior allenatore che il Milan possa avere e io ho parlato da tifoso» ha chiosato. Polemicuccia bella che chiusa. Rimane però un fatto che risalta in tutta la sua evidenza: con i suoi modi spicci Gattuso ha invitato senza tanti giri di parole un ministro della repubblica un po’ invasivo e tracotante a starsene per una volta buono entro in confini delle proprie competenze. Nessuno finora glielo aveva notare con tanta chiarezza. Tantomeno quelli del Pd, troppo impegnati a litigare sui millesimi nella ripartizione delle spese condominiali. Chissà che un giorno non escano a farsi un giretto in strada a vedere con i propri occhi che cosa succede fuori dal Nazareno. Perché, se ancora non lo sanno, lì fuori un mondo c’è. E non è il loro. Se hanno ancora dei dubbi, chiedano pure lumi a Gennaro Gattuso. Qualcosa, almeno lui, gli saprà certamente spiegare.

Lorenzo Fabiano @lollofab

Lorenzo Fabiano

Sono nato a Verona, dove vivo, nell'ormai (ahimè) lontano 1966; giornalista pubblicista, collaboro con il Corriere di Verona, Gazzetta dello Sport, Hellas 1903, TuttoHellasVerona.it, Athleta e ovviamente qui su Il Nazionale. Amo soprattutto raccontare vecchie storie di sport. Ho scritto finora sei libri e sto ora lavorando al settimo. Altri ne verranno. Detesto urla e fenomeni di turno; la vera rivoluzione nasce dal recupero del buon senso, cosa che questo paese pare aver perso di vista da un po'. Citando Oscar Wilde, "amo parlare di niente, perchè è l'unica cosa di cui so tutto"

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