Il (dis)Ordine di Malta dietro l’omicidio di Daphne Galizia

La polizia di Malta ha arrestato l’affarista Yorgen Fenech per il suo presunto legame con l’omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia nell’ottobre 2017. Secondo il quotidiano digitale “Times of Malta”, l’arresto è avvenuto la mattina di mercoledì 20 novembre sullo yacht del proprietario della compagnia 17 Black, intercettato nel Mar Mediterraneo. Il noto uomo d’affari è il numero uno del colosso immobiliare Tumas e direttore della centrale elettrica Electrogas, che fornisce energia a tutta l’isola, su cui la giornalista stava indagando da tempo.

Nel febbraio 2017, otto mesi prima della sua morte, Caruana Calizia scrisse di una misteriosa compagnia di Dubai, chiamata, guarda caso, 17 Black Limited, sostenendo che fosse collegata ad alcuni politici maltesi. Non pubblicò alcuna prova di ciò e non riuscì a scoprire di chi fosse la compagnia. Un’indagine Reuters in seguito ha identificato proprio in Fenech il proprietario di quella compagnia. Prima di oggi c’erano solo tre persone accusate di essere i responsabili materiali dell’omicidio, ma ancora non era chiaro chi fosse il mandante dell’operazione, anche se ora con l’arresto di Fenech si spera di riuscire a portare ulteriore luce sulla vicenda. È  molto probabile, però, che chiunque ci sia dietro l’omicidio abbia forti legami con il governo maltese, anche se la polizia non ha mai messo in discussione nessuno dei membri dell’Esecutivo guidato dal premier Joseph Muscat.

Caruana Galizia era sempre molto critica nei confronti del partito di governo e dell’esecutivo stesso e fece esplodere numerosi scandali grazie alle sue inchieste. E non è un caso se – dopo la sua morte – i suoi figli sono stati citati in ben 46 cause per diffamazione, da cui dovranno difendersi direttamente visto che a Malta le cause vengono ereditate. Uno di queste, fra l’altro, è stata promossa proprio dal Primo Ministro, che ancora oggi si rifiuta di ritirarla a meno che la famiglia non accetti di affermare che Caruana aveva torto nell’articolo in cui collegava sua moglie a una azienda registrata in uno dei cosiddetti “paradisi fiscali”.

Un ritratto di Daphne Caruana Galizia

Daphne Caruana Galizia aveva 53 anni quando fu uccisa il 16 ottobre 2017 ed era la giornalista più conosciuta nel Paese più piccolo dell’Unione Europea, con soli 475mila abitanti. Con il suo stile incisivo, a volte beffardo, ha messo in luce scandali di corruzione che hanno colpito uomini d’affari e politici nel governo e nell’opposizione nel suo blog Running Commentary. Era una voce scomoda e potente, e continuava a esserlo nonostante le minacce che aveva ricevuto. Il suo omicidio ha causato un enorme stupore e richiamato l’attenzione del Parlamento europeo e di altre istituzioni sulle gravi carenze dello “stato di diritto” presenti sull’isola.

Il premier maltese Joseph Muscat

Corruzione, vendite di passaporti, riciclaggio di denaro, conflitti di interessi enormi e in generale molte attività illegali, sospette e oscure, che sono sempre in qualche modo collegate ai circoli governativi. Il Parlamento Europeo, con una risoluzione ad hoc, ha chiesto a marzo al governo maltese di aprire un’indagine sui legami tra il capo dello staff e il ministro del turismo con una società di Dubai, la 17 Black, per un possibile caso di corruzione su cui Caruana Galizia aveva iniziato a investigare. Dopo il suo omicidio l’agenzia di stampa Reuters ha continuato a lavorarci insieme ad altri media internazionali, all’interno di un’associazione chiamata Daphne Project, che continua a raccogliere informazioni sui casi a cui aveva lavorato la giornalista. Un modo per onorarne la memoria e tentare di dare un senso alla sua morte.

Malta: ciò che rimane dell’auto la cui esplosione ha causato la morte della giornalista, il 16 ottobre di due anni fa

Il Parlamento Europeo, nello stesso documento, ha anche chiesto a Malta di eliminare il controverso programma di investimenti in cambio della cittadinanza, con il quale è ancora oggi possibile ottenere un passaporto in cambio di denaro da riversare sul territorio dell’isola e che apre le porte d’Europa a tutti i tipi di personaggi “dubbi”, per non dire di peggio. Affaristi russi, petrolieri arabi, immobiliaristi turchi hanno tutti trovato questa scorciatoia per ottenere la cittadinanza europea e accelerare in questo modo ulteriormente i loro loschi affari. Il potere di agire da parte di Strasburgo in questo senso appare limitato ed è essenziale, in questo, creare un sistema efficace di controlli a livello europeo, un meccanismo che valuti ogni anno la situazione della democrazia, dei diritti fondamentali e dello stato di diritto in ciascuno Stato. Un’attenzione che va rivolta, in particolare, a quei membri dell’Unione Europea che appaiono più vulnerabili in questo senso.

Tutta quell’attenzione europea su Malta, gli omaggi a Daphne Caruana Galizia a Strasburgo, dove la Sala Stampa del Parlamento porta il suo nome, contrasta con le molestie denunciate da coloro che chiedono che il caso venga chiarito e combattono la corruzione sull’isola.

Sia Occupy Justice che Il Kenniesa, una piccola organizzazione giovanile, agiscono come gruppi di protesta per mantenere viva la memoria del giornalista e chiederne giustizia. Per portare un po’ di pressione su Governo e polizia organizzano veglie e manifestazioni, oltre a portare quotidianamente fiori e candele nel luogo dove è stata uccisa. Entrambi i gruppi criticano una campagna di odio contro la memoria della giornalista e le molestie e in qualche caso vessazioni che subiscono costantemente coloro che la difendono sui social network e per le strade. Questi attivisti ritengono di avere il supporto silenzioso di gran parte della popolazione maltese, che però per paura di subire angherie non osa rivelarsi apertamente, in un paese molto piccolo dove tutti inevitabilmente conoscono tutti.

Una manifestazione per ricordare Caruana Galizia

Gli attivisti affermano che è stato lo stesso Ministro della Giustizia a ordinare ai servizi di pulizia di ritirare quotidianamente i piccoli manifesti, le candele e i fiori depositati in memoria di Caruana Galizia, ma il Governo di Muscat oppone una visione molto diversa: secondo un suo portavoce il problema è che quel materiale viene lasciato sul monumento dedicato al Grande Sito di Malta, cosa che avrebbe causato un grande turbamento in molte persone, che lo avrebbero rimosso. Inoltre lo stesso portavoce afferma che il Governo non è assolutamente contro un monumento che ricorda Caruana Galizia, ma «è necessario ottenere permessi legali e seguire le corrette procedure». Tutto ciò rivela in realtà che il Governo maltese vuole che le persone si dimentichino di Daphne Galizia. Sotto il monumento del Grande Sito di Malta, non vi è alcun segno di manifesti e candele. Fino al giorno successivo, quando qualcuno ne metterà di nuovi.

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Ernesto Kieffer

Inizia nel 2000 a collaborare per alcuni periodici veronesi come “L’Altro Giornale”, “L’Adige” e “Verona Fedele” e ottiene nel 2002 il patentino di Giornalista Pubblicista. Laureato in Giurisprudenza nel 2003, è da quello stesso anno addetto stampa, organizzatore e presentatore di eventi. Oggi è radiocronista sportivo e giornalista - fra gli altri - de "Il Nazionale - Verona" dove è caporedattore Politica&Attualità. Si è dedicato, nel corso di tutti questi anni, al cinema, alla musica, allo sport, senza disdegnare l'approfondimento e la cronaca. Pratica con “inequivocabili” risultati il calcio e millanta di essere un musicista. Ma sono notizie false e tendenziose.

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